L’AQUILA – Si chiude l’era di Giovanni Legnini alla vice presidenza del Consiglio superiore della magistratura.
E comincia il periodo di riflessione che potrebbe portare il politico abruzzese, uno dei ‘big’ del Partito democratico, a candidarsi per le elezioni regionali del prossimo 10 febbraio, tallonato com’è dai colleghi del Pd abruzzese che sta vivendo, come tutto il Pd a livello nazionale, la crisi più dura della sua storia.
Nel Csm, l’avventura di Legnini è cominciata il 30 settembre del 2014 ed è dunque a fine mandato.
E tra domani e dopodomani si voterà per il suo successore, dopo il plenum straordinario di oggi presieduto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Palazzo de’ Marescialli.
Una consiliatura, quella targata Legnini – che ha vissuto momenti polemici specie per la sua candidatura da primo esponente politico che finisce per sedere su uno scranno dell’esecutivo – giudicata dallo stesso ormai ex vice presidente “febbrile”, specie per quella che è considerata una “emergenza dovuta al pensionato di molti capi degli uffici e il percorso di riforma”.
Legnini, che si è congedato citato Norberto Bobbio (“Giunge il momento in cui si ha la consapevolezza che il cammino non è compiuto ma non si ha più il tempo per concluderlo”), ha espresso “soddisfazione per la laboriosità e l’enorme produzione consiliare di questi anni”, spiegando “siamo intervenuti su quasi tutti gli spazi di normazione secondaria che l’ordinamento assegna al Csm. Provvedendo ad un’estesa riforma delle regole di funzionamento”.
Sul fronte della possibile candidatura alle regionali del 10 febbraio, il politico abruzzese (è nato nel 1959 Roccamontepiano, in provincia di Chieti), ha affermato di recente di voler riflettere, assicurando al tempo stesso di prendere una decisione entro la fine di ottobre.
Il suo è un nome che ha riacceso le speranze di risalita del Partito democratico che in Abruzzo sta vivendo il dopo Luciano D’Alfonso alla presidenza della Regione Abruzzo in un periodo storico fatto di divisioni interne e sconfitte brucianti a livello elettorale, con la Lega e il Movimento 5 stelle pronti a fare la voce grossa, quindi a prendersi l’Ente, dopo aver spodestato il centrosinistra a guida Pd nel governo di Roma.
In questo senso sono quindi è considerata dalle parti Dem quasi scontata la corte a un uomo forte come Legnini, considerato l’unico in questo momento capace di rimettere insieme i cocci piddini.




