L’AQUILA – Non poteva non lasciare strascichi polemici l’ultimatum firmato dal coordinatore della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) Roberto Petullà, con cui è stato intimato di abbandonare l’albergo agli inquilini delle case popolari dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) classificate “B” e “C” ancora inagibili.
“Mi sono sentita male – dichiara Vanda Galati, che con suo marito è arrivata al Federico II nel settembre 2010 dopo aver traslocato due volte dagli alberghi costieri – è una notizia arrivata senza alcun preavviso”.
“Voglio subito chiarire che non faccio parte degli aquilani che si lamentano – spiega la donna – ma qui siamo alla farsa. Domani andrò a parlare con quelli della Sge, noi siamo persone e non pacchi postali. Non capisco per quale motivo non ci danno l’opportunità di sistemarci temporaneamente in un Map, ce ne sono molti disponibili, ancora vuoti. Il Comune dell’Aquila eviterebbe di spendere e recupererebbe anche qualche soldo facendoci pagare l’affitto.”
La signora Vanda e suo marito stanno aspettando l’inizio dei lavori della casa nel quartiere di Sant’Elia classificata “C”, ma, come per altri terremotati, dopo 32 mesi sono ancora “gitani”.
“Il prossimo, se davvero dovremo lasciare il Federico II – dice la Galati – sarà il quarto albergo in tre anni. Qui, però, mi trovo benissimo. Mio marito ha avuto un infarto e ha il diabete, questo albergo gli garantisce l’alimentazione di cui ha bisogno. Sappiamo bene che non ci sono i soldi, però le soluzioni migliori vengono ignorate senza una motivazione plausibile”. (r.s.)



