L’AQUILA – Un’attività a luci rosse a pochi metri dalla zona rossa.
Accade a Paganica, la frazione più popolosa dell’Aquila, con le sue circa 7 mila anime prima del disastroso terremoto del 6 aprile 2009, dove nel centro storico, dopo oltre cinque anni, è ancora tutto puntellato e in gran parte inagibile, con le pratiche per la ricostruzione bloccate.
E dove a sorpresa, sul corso principale, una volta cuore della vita sociale e ora deserto e disabitato, spunta fuori un sexy shop automatico, senza personale e rigorosamente anonimo, in un locale dove prima del sisma c’era un fioraio, a giorni, dietro una tendina che si apre solo dopo l’inserimento della tessera sanitaria, sarà disponibile un ricco e fantasioso campionario di sex toys, per uomini e donne, lingerie, preservativi aromatizzati, unguenti, dvd ed altri oggetti utili ad esaltare l’attività sessuale.
L’iniziativa imprenditoriale è di un giovane aquilano, che vuole mantenere l’anonimato, e che ha aderito ad un franchising di una nota azienda del settore dei sexy shop in tutta Italia.
“Sono un piccolo imprenditore – spiega ad AbruzzoWeb – e ho deciso di investire in un prodotto che altrove funziona e ha clientela, tutto qui”.
Ma l’imprenditore non nasconde una certa preoccupazione per le reazioni negative che potrebbe provocare l’apertura di un distributore del genere a pochi metri dalla chiesa. In un contesto particolare come un centro storico terremotato.
“Spero che la gente sorvoli questi pregiudizi – spiega – del resto questi prodotti sono tranquillamente reperibili da chiunque su internet e allora non vedo nulla di male di renderli disponibili in un punto vendita, dove tra l’altro la vendita è rigorosamente vietata ai minori, si garantisce la privacy, tutto è costantemente monitorato da una videocamera. E dove i prodotti non sono a vista”.
A reagire con forte scetticismo è però un gruppo di cittadini, che parte dal distributore per arrivare allo stallo della ricostruzione.
“Non siamo contro l’apertura di un sexy shop in centro – spiegano – certo è che rileviamo che il Comune non dovrebbe autorizzare solo queste attività commerciali, ma anche dare il via libera agli interventi sulle case danneggiate e avviare così una ricostruzione ferma al palo in un paese in centro storico in larghissima parte inagibile”.
Non si esprime il parroco del paese Don Dioniso Rodriguez. “No so nulla, lo scopro da voi solo ora – ripsonde ad AbruzzoWeb – devo aprpofondire la vicenda”.
Una signora spiega invece che queste non le interessano, ma aggiunge, “non ci vedo nulla di male, spero che non si creino polemiche e problemi”.
“Io ho una certa età, non mi interessano più certe cose, però ben vengano le novità”, dice un simpatico signore, che poi, alzando lo sguardo sul suo paese, perde il sorriso.
“Ancora non ricostruiscono nulla, solo chiacchiere, oramai qui viviamo di ricordi”, commenta. Ed è questo forse l’unico, vero scandalo di cui indignarsi a Paganica. Filippo Tronca





