PESCARA – Polemica a distanza tra il senatore del Pd Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione Abruzzo, e il sottosegretario di Giunta, con delega ai Trasporti, Umberto D’Annuntiis, di Fdi, intorno alla sentenza del Tar di Pescara, che respingendo tutti i ricorsi presentati dalle società di trasporto private, ha legittimato l’operato della precedente Giunta regionale che, a settembre del 2017, aveva provveduto all’affidamento in house del Trasporto pubblico locale a TUA, la Società Unica Abruzzese di Trasporto, interamente partecipata dalla sola Regione, che attualmente gestisce l’80% del servizio di trasporto pubblico regionale, con il restante 20% delle tratte sub-affidate in concessione agli operatori privati tramite gare d’appalto.
D’Alfonso ha dedicato alla sentenza una conferenza stampa affermando che “di fronte a una sentenza del genere, destinata a fare giurisprudenza e a creare emulazione, ci saremmo aspettati una conferenze stampa dell’attuale Regione per un pubblico encomio, non dico della classe politica precedente, ma almeno dei funzionari, dei dirigenti e dell’intero personale amministrativo che ha lavorato alla riforma del Tpl. Perché invece la linea del silenzio? – si è chiesto D’Alfonso – Perché hanno trattato la sentenza come la lampada votiva del cimitero non meritevole di attenzione?”.
Sentendosi tirato in causa D’Annuntiis ha replicato: “Il risultato, raggiunto soprattutto per i meriti della attuale Amministrazione, contrariamente a quanto lasciato intendere dal Senatore D’Alfonso, contribuisce ad elevare il prestigio della Regione Abruzzo, nella sua unità intesa ed indipendentemente da chi la governa. Pertanto, si ritiene che vada indubbiamente espressa soddisfazione per quanto di buono fatto sulla vicenda, ieri come oggi, ma non si comprende e non si giustifica tanto clamore per esiti giuridici che, soprattutto a chi guidava l’Amministrazione proponente i provvedimenti oggetto di contestazione, oggi ritenuti legittimi ed adottati nell’interesse della comunità abruzzese, dovrebbero risultare scontati”.
Interviene anche il consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli, che ribadisce il disappunto sul “silenzio ambiguo del centrodestra” sulla sentenza del Tar che ha legittimato la delibera della Giunta D’Alfonso.
LA NOTA DI D’ALFONSO
La sentenza del Tar di Pescara n.00176, pubblicata il 4 maggio del 2022 – respingendo tutti i ricorsi presentati dalle società di trasporto private – ha legittimato la fermezza e la dirittura con la quale abbiamo gestito il mondo degli interessi privati nel settore del trasporto pubblico – ha dichiarato il senatore D’Alfonso ai giornalisti intervenuti stamattina in conferenza stampa nei locali dell’Officina di via dei Marrucini.
“I giudici del Tar di Pescara – ha spiegato D’Alfonso – hanno stabilito che è stata assolutamente rispettosa delle leggi, comunitarie e italiane, la delibera della Regione n.539 che, nel 2017, ha affidato a TUA il Tpl (il Trasporto Pubblico Locale, nds) per un valore di 900 milioni di euro in 10 anni e che ha inaugurato una nuova stagione di costumatezza amministrativa: la fine del safari dei gestori privati, non abituati alle regole, dove ognuno faceva quello che voleva per conseguire profitti non ragionevoli proprio alla luce della sentenza. In un passaggio, infatti, il Tar di Pescara sottolinea che la delibera ha realizzato una condizione di “profitto ragionevole” per i privati. Io non sono un comunista, sono un cattolico democratico e liberale, credo che il mercato debba essere fatto da pubblico potere, che si organizza, e da privati in una condizione di concorrenza competitiva ma con obiettivi di profitto ragionevole, per citare il Tar, nella gestione dei servizi pubblici”.
Ebbene – ha rimarcato D’Alfonso – di fronte a una sentenza del genere, destinata a fare giurisprudenza e a creare emulazione, ci saremmo aspettati una conferenze stampa dell’attuale Regione per un pubblico encomio, non dico della classe politica precedente, ma almeno dei funzionari, dei dirigenti e dell’intero personale amministrativo che ha lavorato alla riforma del Tpl. Perché invece la linea del silenzio? – si è chiesto D’Alfonso – Perché hanno trattato la sentenza come la lampada votiva del cimitero non meritevole di attenzione?
“C’è stato, forse, dispiacere e rammarico per aver vinto dinanzi la giustizia amministrativa dopo essere abituati a perdere a beneficio dei portatori d’interessi privati? E se il dispiacere è permanente mi dichiaro disponibile a trovare la maniera per risolvere le ragioni di questo dispiacere. Voglio anticipare – ha concluso D’Alfonso – che ai primi di ottobre ci saranno interessanti novità di grande trazione proprio nel settore dell’attività riguardanti i trasporti.”
Alla conferenza stampa ha partecipato in collegamento digitale anche l’on. Camillo D’Alessandro, che nel 2017, in qualità di sottosegretario ai trasporti fu coregista con il Presidente D’Alfonso della più rilevante riforma della storia recente in Abruzzo del TPL: “La nostra fu un’operazione straordinaria e coraggiosa che oggi viene legittimata dal Tar. Dopo aver realizzato una tra le più importanti società di trasporto pubblico locale in Italia – riassume D’Alessandro – con 1600 dipendenti e salvando dal fallimento le precedenti società (Arpa, Gtm, Sangritana, nds), abbiamo ristabilito le regole di condotta con i servizi minimi che hanno invertito il contezioso con i privati: perdevamo tutte le cause, in seguito abbiamo vinto tutti i contenziosi milionari. E rispetto a quello che noi abbiano lasciato in eredità agli abruzzesi, attualmente in Regione regna uno stato di confusione”.
LA NOTA DI D’ANNUNTIIS
“Il senatore D’Alfonso, noto a tutti per i suoi modi garbati, crede di essere ancora Presidente di Regione e pensa di poter maltrattare, come faceva in passato, assessori , consiglieri, dirigenti e funzionari: ora non gli viene più permesso.
Venendo al punto il senatore D’Alfonso si riferisce alla sentenza del Tar Abruzzo n. 176, per la quale scomoda gli organi di stampa di sabato mattina al fine di dar notizia di una sentenza, forse a lui sfuggita ma ormai datata (è stata pubblicata il 4 maggio 2022, ben più di due mesi fa!), per puntualizzare su alcune questioni.
Il Tribunale Amministrativo ha respinto diversi ricorsi avanzati nel tempo da alcune aziende di Trasporto Pubblico Locale o esercenti linee commerciali, con i quali veniva proposta istanza di annullamento di Delibere di Giunta Regionale e di Consiglio Regionale, aventi ad oggetto:
• l’affidamento in concessione alla Società Unica Abruzzese di Trasporto (TUA S.p.A.) dei servizi di trasporto automobilistico pubblico, urbano ed extraurbano, fino al 2027;
• l’individuazione e l’approvazione dei servizi minimi di Trasporto Pubblico Locale;
• i sub-affidamenti disposti da TUA S.p.A. relativamente ad alcune tratte a domanda debole;
• l’individuazione degli ambiti di rete e dei lotti di gara prodromici all’affidamento dei servizi di TPL in ossequio al Regolamento UE n. 1370/2007.
Le contestazioni mosse dai ricorrenti, per le materie sopra riassunte, riguardano non solo provvedimenti della precedente Amministrazione ma anche deliberazioni della attuale Giunta Regionale.
Quest’ultima, nel rispetto dell’ineludibile principio della continuità amministrativa, ha il merito maggiore di aver prodotto ogni possibile sforzo difensivo per il conseguimento del positivo risultato. Grazie alla competenza, alla professionalità ed alla pervicace attività degli attuali dirigenti e funzionari del Dipartimento Trasporti, nonché al coordinamento dell’Avvocatura Regionale, la Regione è riuscita a vedersi riconosciuta la piena legittimità del proprio operato, rappresentato dalla garanzia del Trasporto Pubblico Locale della collettività abruzzese, minacciato dai cennati ricorsi, prodotti da primarie aziende private trasportistiche con l’intento di pregiudicare l’efficacia di tutti gli atti programmatori e contrattuali sopra citati, voluti e difesi anche da questa Amministrazione – come già detto.
Il risultato, raggiunto soprattutto per i meriti della attuale Amministrazione, contrariamente a quanto lasciato intendere dal Senatore D’Alfonso, contribuisce ad elevare il prestigio della Regione Abruzzo, nella sua unità intesa ed indipendentemente da chi la governa.
Pertanto, si ritiene che vada indubbiamente espressa soddisfazione per quanto di buono fatto sulla vicenda, ieri come oggi, ma non si comprende e non si giustifica tanto clamore per esiti giuridici che, soprattutto a chi guidava l’Amministrazione proponente i provvedimenti oggetto di contestazione, oggi ritenuti legittimi ed adottati nell’interesse della comunità abruzzese, dovrebbero risultare scontati.
Infine, a proposito di giaguari, si resta in attesa di conoscerli considerata la grande esperienza in materia del senatore D’Alfonso”. Lo ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza della Regione Abruzzo, Umberto D’Annuntiis.
LA NOTA DI BLASIOLI
La nota del sottosegretario alla Presidenza della Regione Abruzzo Umberto D’Annuntiis ci lascia perplessi e non fornisce spiegazioni esaurienti sul silenzio, denunciato dal senatore Luciano D’Alfonso, con cui l’attuale Amministrazione ha accolto la sentenza n.176 del Tar Abruzzo, pubblicata il 4 maggio, che ha di fatto bocciato i ricorsi delle società private che avevano contestato l’affidamento in house a Tua del Trasporto pubblico locale. Provvedimento frutto di una delibera datata 29 settembre 2017 della Giunta Regionale, allora guidata dal centro-sinistra, che, come riconosciuto dai giudici del tribunale amministrativo di Pescara, ha tutelato a un tempo sia l’interesse pubblico che «il ragionevole profitto degli operatori privati».
Il sottosegretario D’Annuntiis si dichiara stupito del clamore sollevato dall’ex presidente D’Alfonso su esiti giuridici «scontati», ma in compenso attribuisce il merito del buon esito soprattutto allo straordinario «sforzo difensivo» messo in campo dall’attuale Giunta.
Il mancato risalto alla sentenza citata è tanto più sorprendente a fronte delle tante conferenze stampa indette dalla Giunta Marsilio per attribuirsi meriti di altri. Mentre in questa occasione sarebbe stato più che opportuno porre l’accento sulla decisione del Tar al fine di riconoscere il lavoro fatto e indicare la direzione da seguire in Regione anche in altri settori.
Sembra quasi di cogliere una nota di rammarico rispetto alla sentenza. Non a caso, nel settembre 2017, gli allora consiglieri regionali Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri giudicavano l’affidamento in house fortemente lesivo sia per il libero mercato che per le casse regionali.






