L’AQUILA – Sei anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e legale (con conseguenze professionali notevoli) nonché risarcimento dei danni anche fino a 450 mila euro per familiare delle vittime per un totale di quasi 8 milioni.
Questa la durissima sentenza di condanna del giudice Marco Billi pronunciata nella 30ª e ultima udienza del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico della presidenza del Consiglio messo alla sbarra al tribunale dell’Aquila con l’accusa più grave, quella di omicidio, causato da sottovalutazione del rischio sismico e false rassicurazioni fornite agli aquilani alla vigilia del 6 aprile 2009.
La sentenza è arrivata dopo quattro ore di camera di Consiglio seguite alla fase delle repliche, che era andata esaurita in circa poco più di due ore. Negli ultimi interventi dell’istruttoria dibattimentale avevano parlato i due pubblici ministeri e tutti gli avvocati difensori, oltre che il responsabile civile e una parte civile.

La condanna, com’era prevedibile ha fatto il giro del mondo, finendo sulle home page dei principali quotidiani nazionali e internazionali.
Qualche media, però, ha titolato su una condanna per “non aver saputo predire il terremoto”, tesi diversa da quella sostenuta dall’accusa e sposata dal giudice.
Dopo la sentenza si sono scatenate le reazioni. Sia quelle a caldo delle parti, accusa, difesa e parti civili, come si può vedere dai video di AbruzzoWeb e dagli articoli correlati.
Alcune anche molto dure, come quella dell’ex ministro della Giustizia, Alfredo Biondi, che assisteva Claudio Eva: “Il giudice ha fatto il pubblico ministero, il complemento. Anzi, il supplemento”, ha detto a questo giornale.
Ma tante, tantissime sono state anche le reazioni provenienti da molto lontano rispetto all’aula C del tribunale aquilano.
Tra i commenti spicca quello del presidente del Senato, Renato Schifani, seconda carica dello Stato, che ha abbandonato l’aplomb istituzionale che ci si potrebbe attendere e ha deciso di sbilanciarsi, parlando di sentenza “strana e imbarazzante”.
Non si è sentita, invece, la voce di Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile e “grande assente” nel processo per alcuni avvocati difensori.
Suo il fax di convocazione di quella riunione del 31 marzo 2009, sua, soprattutto, la telefonata intercettata all’allora assessore regionale Daniela Stati, che ha portato entrambi a essere indagati in un filone parallelo. Non è detto, insomma, che non sia protagonista di un ‘Grandi rischi 2’.
AbruzzoWeb ha seguito questa giornata storica con una diretta web minuto per minuto fino alle concitate fasi della sentenza.
L’INTERVISTA AL PM PICUTI: ”ABBIAMO DATO IL MEGLIO IN QUESTO PROCESSO”
I DETTAGLI DEL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DI BILLI
I MEDIA: L’AQUILA TORNA SU TUTTI I GIORNALI D’EUROPA
LE REAZIONI: GLI SCONTENTI – I FAVOREVOLI
IL TESTIMONE-ZERO: COSI’ HO DATO INIZIO AL PROCESSO
LE ULTIME PAROLE DELLE REPLICHE: ”MONUMENTALI NEGLIGENZE” VS ”MA CHE HANNO FATTO?”
Processo commissione Grandi rischi, ultima udienza
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.
Quattro le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2011, la sentenza di primo grado.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.
Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
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<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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