L’AQUILA – Lo “scellerato progetto” della sede unica del Comune da 35 milioni di euro in zona alluvionale. Lo studio del Cnr per la riqualificazione estetica del centro storico, “a dir poco fuori tempo massimo”.
Sono questi solo due esempi, per il senatore ed ex-consigliere comunale Enzo Lombardi, che confermano “l’inadeguatezza del sindaco, Massimo Cialente, e della sua Giunta” nel governare la ricostruzione post-sismica e del loro procedere “improvvisando, in stato confusionale, senza una seria programmazione”.
Partiamo dalla sede unica: Lombardi poggia sul tavolo un pesante plico che contiene le carte dell’indagine conoscitiva fatta dalla commissione garanzia e controllo da lui presieduta fino al maggio 2012, dedicata agli affitti che il Comune dell’Aquila paga per i suoi uffici nel dopo terremoto.
“Paghiamo due milioni di euro l’anno. La mancanza di contratti, come denunciato dal giovane consigliere di Ettore Di Cesare, è forse l’ultimo dei problemi”, spiega sibillino Lombardi senza voler entrare per ora nel dettaglio.
Giusto dunque trovare una sistemazione meno onerosa utilizzando edifici di proprietà. Ma, accusa Lombardi, “è un grave errore spendere 35 milioni di euro per costruire un palazzone vicino alla stazione, nella fossa di San Giuliano, in una zona a rischio idrogeologico, e soprattutto fuori dal centro storico, contribuendo così alla sua desertificazione, compromettendo la sua rinascita sociale ed economica”.
“Sarebbe molto più economico e strategico – propone Lombardi – utilizzare come sede unica del Comune l’enorme e bellissimo ex convento adiacente a San Bernardino, da anni abbandonato, e la vicina scuola De Amicis, di cui è imminente la ricostruzione e per cui è auspicabile il cambio di destinazione d’uso. Entrambi gli edifici sono di proprietà del Comune, siti nel cuore del centro storico, e a pochi passi da Palazzo Margherita, che resterà la sede istituzionale. Il problema dei parcheggi potrebbe essere facilmente risolto”.
Lombardi incalza: ‘’Il Comune evidentemente soffre di schizofrenia, avendo impedito alla Provincia di realizzare la sua sede unica fuori il centro storico. Con le medesime argomentazioni che ora lo stesso Comune contraddice con il suo nuovo progetto”.
Seconda prova della ricostruzione “a tentoni” da parte di Cialente, è la vicenda dello studio da 25 mila euro pochi giorni fa commissionato al Cnr per mappare i cosiddetti “palazzi incongrui” del centro storico, ovvero gli “edifici in cemento armato o in muratura costruiti nel secondo dopoguerra e le strutture miste emanate dopo il sisma del 1915”.
In una parola, il brutto estetico, i palazzi dozzinali che deturpano la trama urbana della città antica, e che il Comune, la Soprintendenza e Ufficio speciale per la ricostruzione potrebbero decidere di non far ricostruire, imponendo la delocalizzazione, oppure che potrebbero essere suscettibili di obbligatorie migliorie estetiche attraverso ad esempio la modifica della sagoma e dei volumi.
Ciò che fa inalberare Lombardi è il fatto che questa giusta preoccupazione è a dir poco tardiva, visto che tanti progetti sono già pronti ed è immininente l’apertura di tanti cantieri. E rivela: “Misi a punto e proposi già nell’ottobre 2009 una delibera che aveva proprio la finalità di indicare, tra le alte cose, i criteri e gli indirizzi per la riqualificazione estetica e funzionale del centro storico da ricostruire. E in quella delibera si prevedeva una conferenza dei servizi permanete che doveva avere il compito di svolgere esattamente quel lavoro di mappatura di cui oggi sente l’urgenza”.
La delibera, ricorda con rabbia Lombardi, fu bocciata. E oggi dopo la bellezza di cinque anni, “Cialente fuori tempo massimo comincia la sua crociata contro il brutto estetico”. Filippo Tronca



