L’AQUILA – “Un medico che fa uso di droghe deve essere allontanato dal servizio fintanto che non viene recuperato”.

 
È categorico il manager della Asl provinciale di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, nell’illustrare le misure che scattano qualora emerga che professionisti dipendenti nelle aziende sanitarie pubbliche sono affetti da forme di dipendenza, soprattutto droga e alcool.
 
Tra i numerosi casi in Abruzzo, l’ultimo in ordine di tempo è quello del medico aquilano che si è scoperto assuntore abituale di cocaina in seguito alla segnalazione alla Prefettura.
 
Una condizione causata da quanto emerso dall’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo abruzzese che lo scorso 30 giugno ha portato ad arresti e denunce per spaccio di droga che aveva come centrale lo storico Chalet della Villa Comunale.
 
Oltre al medico, altri numerosi assuntori di droga sono stati segnalati alla prefettura.
 
Per i lavoratori della Asl dipendenti da stupefacenti e alcol la legge quindi prevede, e giustamente, per i medici l’incompatibilità fra il ruolo del medico e quello di assuntore abituale di droga e alcool.
 
Tutto per tutelare i pazienti.
 
È infatti previsto un periodo di recupero con una terapia prescritta dal Servizio per le tossicodipendenze (Sert), come spiega Silveri, il quale afferma che “I dipendenti della Asl sono sottoposti periodicamente a controlli da parte del medico competente che valuta le idoneità del personale – specifica il manager – Nel caso in cui si riscontrino soggetti con dipendenze, il medico prescrive una terapia che può durare anche a sei mesi. Durante quel tempo, ovviamente, il personale non può rimanere in servizio”.
 
Oltre ai controlli periodici, l’azienda può effettuarne a campione, “qualora si fosse a conoscenza di qualche caso specifico o si avessero dubbi o avvisaglie su qualche elemento in particolare – conclude Silveri – ma comunque è una procedura molto delicata, perché ci sono specifiche tutele da tenere in considerazione”.