CHIETI – Famiglie di persone con autismo che fanno rete e pretendono il rispetto dei diritti. Mamme che si battono per avere scuole sicure per i loro figli, e altre che organizzano e autofinanziano il doposcuola. L’ingegnere che illustra costi e iter per realizzare questo obiettivo concreto. 

Sono abruzzesi, rappresentanti, non a parole, della famosa società civile, protagonisti del convegno “Servizi territoriali, tra criticità e opportunità”, svolto ieri a Chieti presso l’Auditorium di Palazzo de’ Mayo, con protagonisti Dario Verzulli, presidente Abruzzo autismo onlus, Katia Leone, presidente del Comitato Scuole sicure, Sara Cappellone, presidente associazione Formamentis e infine l’organizzatore e moderatore dell’evento, l’ingegnere Michele Suriani, vastese, vice direttore dell’Agenzia del demanio delle Marche, da anni impegnato nel sociale. 

Il convegno è stata l’occasione per invocare la concreta applicazione delle norme nazionali che dovrebbero anche in Abruzzo farsi carico delle persone con autismo, e per individuare come priorità il monitoraggio completo della sicurezza sismica di tutte le scuole d’Abruzzo, in modo tale da poter programamre in modo razionale gli interventi, asscurando nel frattempo piani di evacuazione davvero efficaci e testati, con esercitazioni frequenti.

Scendendo nel dettaglio Dario Verzulli, a nome di 180 famiglie i di persone con autismo, che garantiscono mutuo aiuto e sostegno h24, ha ricordato che in Abruzzo si attende ancora la piena applicazione della legge nazionale 134 del 2015, Disposizioni in materia di disturbi dello spettro autistico, che ha stabilito una riorganizzazione territoriale degli interventi per l’autismo con l’attivazione di percorsi specifici, anche residenziali, per chi era rimasto escluso dalle strutture convenzionate”.

“Le persone con autismo – incalza Verzulli – hanno pieno diritto a percorsi assistenziali e cura, un diritto inudibile, sancito da una legge. Eppure i distretti sanitari dovrebbero fare riabilitazione, ma sappiamo che questo diritto diventa un calvario, con tempi di attesa lunghissimi. Le prestazioni dovrebbero essere erogate entro 30 giorni, ma non accade mai. E non a cento chilometri di distanza”.

Sara Cappellone ha poi illustrato il case history di successo, rappresentato dal servizio di doposcuola gestito dall’associazione Formamentis di Atessa. “Operiamo in una area industriale un’area vasta dove mancavano contenitori culturali e sociali, oltre la parrocchia e la scuola che ha fa pochi pomeriggi. Svolgiamo attività di sostegno a didattica, ripetizioni, lavori manuali e creativi, consulenze educative per usare correttamente tablet e smart phone, per limitarne l’utilizzo spesso eccessivo da parte dei nostri figli, tutti i pomeriggi. Tutto e Finanziata da famiglie, e imprese con le loro donazioni e sponsorizzazioni, ma riteniamo che le istituzioni possano darci un provvidenziale aiuto”.

“Ad oggi non siamo ancora pronte per accogliere anche persone con disabilità , ma abbiamo aperto un tavolo di concertazione per centrare anche questo obiettivo, per rafforzare educazione pomeridiana. La formazione e la socializzazione Lo strumento di contrasto alla devianza, la droga in primis è il contatto con la natura, è la cultura, è l’imparare a coltivare passioni. Il riscoprire la lentezza”. 

Dal contenuto al contenitore: Katia Leone, in rappresentanza di un comitato di mamme preoccupate per la sicurezza delle scuole dove mandano i loro figli, in un’area a forte richio sismico, ha per l’ennesima volta ricordato che “gli indici di vulnerabilità sono purtroppo bassissimi. Tra le scuole di Chieti, sono sicuri solo 5 edifici comunali su 40, e solo 1 su 7 di quelli gestiti dalla Provincia”. 

“Se dunque i soldi non ci sono , per intervenire subito in tutte le scuole,- osserva Leone – si potrebbe almeno lavorare ai piani di evacuazione, a prepararsi all’emergenza. Allestendo le vie di fuga, che in molti casi non ci sono, soprattutto nei centri storici. Deve cambiare la mentalità, non ci si deve preoccupare di questo aspetto solo per una settimana, dopo che c’è stata una scossa. L’Appennino è in continuo movimento tellurico”.

A tracciare la via per una concreta soluzione del drammatico problema è stato Suriani, che ha  ricordato che le scuole in Abruzzo di ogni ordine e grado sono 1.606,  e dunque “sarebbe possibile con fondi già disponibili, effettuare per prima cosa, entro un anno, un’indagine accurata sul loro grado di vulnerabilità. Senza questo passaggio è impossibile stabilire una scala di priorità e una programmazione pluriennale per intereventi risolutivi”.

E aggiunge: “Un indagine di vulnerabilità sismica costa dalle 20 mila alle 30 mila euro a fabbricato. Ci sono 47 milioni di fondi statali disponili per questo asse di intrevento. La scala delle priorità partendoovvimante dalle scuole mese peggio, sarà poi affidata alla Protezione civile, che è deputata a  farlo, e lo farà con gioia, tenuto conto che ci sono già accordi quadro firmati. Serviranno poi centinaia di milioni, per la messa in sicurezza effettiva, e forse decenni.  Ma bisogna pur cominciare, e a volerlo devono essere anche gli ttudenti, che un giorno potranno mandare a scuola  i loro figli, in scuole finalmente sicure, a differenza di quello che è capitato a loro”.