L’AQUILA – Lavoratori ausiliari delle scuole medie e superiori che da vent’anni lavorano da precari negli istituti d’istruzione chiedono la stabilizzazione e il riconoscimento dei diritti di cui gode il personale Ata, dipendente dal ministero dell’Istruzione.
In Abruzzo gli addetti sono 850, precari storici o ex lavoratori socialmente utili (lsu), che continuano a svolgere il loro lavoro come dipendenti di cooperative alle quali vengono affidati i servizi dalla Consip, la centrale unica di acquisti del Ministero dell’Economia.
Tutti lavoratori esterni che in molti casi suppliscono anche alle carenze d’organico del personale tecnico Ata.
“Tra di loro ci sono ex dipendenti Ata precari ai quali non sono più stati rinnovati i contratti ed ex lsu – spiega ad AbruzzoWeb Antonio Buttiglione dell’Unione sindacale di base (Usb) – Tutti confluiti in un listone dal quale attingono le cooperative che si aggiudicano gli appalti”.
Il sindacato di base chiede ora che la Regione Abruzzo segua le orme della Puglia, che ha costituito una società in house dove ha assorbito tutti gli ausiliari precari delle scuole, di fatto assorbendoli.
Gli ausiliari della scuola finiscono spesso per fare più ore di quelle previste dal contratto, dovendo integrare il lavoro del personale di ruolo.
La richiesta del sindacato è quella di eliminare l’intermediazione delle cooperative e stabilizzare i precari, che in tutta Italia sono circa 11 mila.
“Che ne sarà di loro a marzo 2016, quando scade il contratto triennale che hanno le cooperative?” si domanda il sindacalista.
“Immettendo in ruolo tutti gli 11 mila precari si otterrebbe un risparmio, equiparabile al margine che oggi va in tasca alle cooperative, pari al 26%”.
“Per non intaccare i benefici di cui godono le cooperative – accusa Buttiglione – ne pagano le spese i lavoratori, e vengono spremute le persone che sono in servizio e devono sopperire alle carenze dei lavoratori stabili”.
Gli 850 abruzzesi che lavorano nelle scuole sono tutti assunti con contratti part-time che prevedono 35 ore di lavoro settimanali, con compensi che difficilmente superano le 800 euro al mese.
Oltre alla pulizia, in base a degli accordi stipulati territorialmente con i sindacati, si occupano anche della piccola manutenzione degli edifici scolastici.
Gravano sulle casse dello Stato per 280 milioni di euro all’anno.
“Il governo nel marzo 2014 – spiega Buttiglione – nell’ambito del più ampio programma per l’edilizia scolastica deciso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, il cosiddetto piano ‘Scuole Belle’, stabilì di destinare complessivamente ulteriori 450 milioni di euro da impiegarsi sino al 30 marzo 2016, al fine di affidare al sistema delle aziende gli interventi di ripristino del decoro e della funzionalità degli immobili adibiti ai servizi scolastici”.
“Un capolavoro che complessivamente non ha ridotto la spesa anzi l’ha di fatto aumentata per le casse pubbliche, mentre ha drasticamente peggiorato le condizioni di dignità e lavoro, ma in fondo anche di salario degli addetti e qualità del servizio”, dice ancora.
L’assunzione diretta dei precari, tra gli ex lsu e i precari storici, costerebbe poco più di 300 milioni l’anno, secondo i calcoli elaborati dal sindacato di base.
“Il ragionamento fatto in Puglia è molto interessante – conclude Buttiglione – il personale viene gestito direttamente dalla Regione attraverso una unica società pubblica, c’è un notevole risparmio anche economico”.






