ROMA – Tagli di istituti, di presidi, di personale: i sindacati della scuola e l’opposizione contestano quanto previsto dalla legge di Bilancio.

“In otto anni verranno eliminate oltre 500 scuole: una perdita netta in termini di figure professionali, amministrative e tecniche. Scegliere di ridurre il numero di scuole piuttosto che ridurre il numero di alunni per classe è una logica non condivisibile e dimostra la poca lungimiranza del Ministero”, tuona Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola durante il Consiglio regionale della Uil Scuola Rua questa mattina a Enna.

Il Movimento Cinque Stelle parla di 330 scuole in meno al sud nei prossimi 3 anni. E poi afferma: “Oggi in Parlamento abbiamo assistito a una pagina nerissima per la scuola pubblica italiana. Avevamo presentato una mozione che impegnava il governo a tornare indietro sull’accorpamento e chiusura di centinaia di scuole su tutto il territorio, soprattutto al Sud, deciso in legge di bilancio; a contrastare l’eccessivo affollamento delle classi e la povertà educativa, diminuendo il numero degli alunni per classe e garantendo la formazione delle classi nei territori disagiati, montani, nelle piccole isole e nelle aree interne; a rivedere i tagli compiuti nella legge di bilancio 2023, ma governo e maggioranza hanno detto ‘no’ a tutto questo”.

Preoccupazione per i tagli e per i progetti ‘spacca Paese’ è stata espressa anche dalla capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.

L’Aula della Camera dal canto suo ha dato il via libera alla mozione unitaria di maggioranza e a parti delle mozioni presentate dai gruppi di opposizione su cui il governo aveva reso parere favorevole.

“La riforma dell’organizzazione del sistema scolastico è un tema che ci impone l’Europa ma che questo governo e questa maggioranza non hanno avuto alcuna difficoltà a recepire”, hanno detto Alessandro Amorese e Gimmi Cangiano, rispettivamente capogruppo ed esponente in commissione Cultura e istruzione alla Camera di Fratelli d’Italia.

Intanto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è volato al tredicesimo Summit internazionale sulla professione docente in corso a Washington dove è andato accompagnato – è una novità che non si sarebbe mai verificata in passato – da una delegazione sindacale, che è quindi presente ai lavori.

Nel summit si è parlato tra l’altro della nuova figura del tutor che sarà introdotta nella scuola italiana a partire da settembre. Il ministro Valditara ha emanato in queste ore una direttiva riconoscendo un punteggio aggiuntivo ai fini della mobilità e delle graduatorie interne ai tutor e agli orientatori. Della direttiva dovrà tenere conto l’amministrazione in sede di rinnovo del contratto integrativo.

Il ministero ha inoltre prorogato al 31 maggio il termine per presentare domanda di candidatura per la posizione di docente tutor o orientatore. A partire da settembre dunque saranno operativi circa 40.000 docenti tutor e orientatori, che aiuteranno gli studenti delle circa 70.000 classi dell’ultimo triennio delle superiori.