L’AQUILA – “Renzi batta un colpo, tutti i sindaci del cratere facciano fronte comune, e io interromperò lo sciopero della fame”.

Ad affermarlo è Pierluigi Biondi, sindaco di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), uno dei comuni maggiormente colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009. 

Una decisione drammatica, quella del sindaco, motivata con una spiegazione secca: “Senza ulteriori risorse economiche i cantieri della ricostruzione non solo a Villa Sant’Angelo ma in tanti altri paesi terremotati, del cratere sismico, sono destinati a fermarsi”.

Domani a Villa Sant’Angelo arriverà il sottosegretario Giovanni Legnini, uno dei tanti rappresentanti istituzionali che ha telefonato a Biondi per esprimere solidarietà.

Ma il sindaco non si accontenterà dell’affetto e della vicinanza. 

Vuole certezze, e precisi impegni dai massimi livelli istituzionali, per tutto il cratere sismico. A cominciare appunto dal premier Matteo Renzi.

“Il presidente del Consiglio – dice Biondi ad AbruzzoWeb – ha recentemente annunciato che verrà per la prima volta a visitare L’Aquila tra agosto settembre, io penso che però sia ancora più importante prendere impegni chiari e precisi sui fondi necessari alla ricostruzione. Il governo ci aveva detto: dimostrateci che siete in grado di spendere i soldi che vi diamo. Ebbene ora macchina funziona, gli uffici della ricostruzione approvano progetti a ritmo serrato, solo a Villa Sant’Angelo sono pronti a partire 5 aggregati, con molte prime case, pari a 20 milioni di euro, che però non abbiamo a disposizione”.

Il governo – aggiunge – ora deve fare lealmente la sua parte, non possono lasciarci soli, a convincere i cittadini a tenere duro, a lottare per la rinascita del loro paese, per poi dirgli subito dopo che la loro casa sarà ricostruita chissà quando”.

Plastica rappresentazione della solitudine del sindaco Biondi, la piazza deserta di Villa Sant’Angelo, che un tempo in estate era brulicante di vita.

Ora gli emigrati e i turisti con le seconde case, imprigionate negli aggregati da ricostruire, non hanno dove tornare. E la quotidianità dei paesani sfollati si è oramai spostata nel villaggio Map.

Unico presidio di vita sociale, l’edificio del Comune con una bandiera tricolore che sventola solitaria in cima al pennone. Tutto intorno, mille anni di storia ridotti a un labirinto vuoto di ruderi e puntellamenti.

“Questi paesi vanno ricostruiti in tempi ragionevoli – spiega ancora Biondi – serve un cronoprogramma certo e con un flusso di cassa che garantisca le coperture anno per anno. Ricostruire questi paesi in 20 anni, questa la tempistica se nulla cambia, significa ricostruire case per nessuno che le abiterà, perché i paesi si saranno spopolati”.

Tanta ricostruzione per nulla, insomma, questo uno dei destini possibili adombrati per il cratere minore, a cui però Biondi non vuole credere.

“L’Italia ha raggiunto un alto livello di civiltà e sarebbe un’evenienza assurda non ricostruire i nostri borghi, in Italia si è ricostruito anche in periodi storici molto peggiori del nostro, si pensi al terremoto di Avezzano, a ridosso della prima guerra mondiale”.

Infine, il sindaco lancia un appello che suona anche come una stoccata alla governance della ricostruzione, in particolare al coordinatore dei sindaci del cratere Emilio Nusca.

“I sindaci dei 56 comuni terremotati – dice Biondi a tal proposito – non si riuniscono da ben due anni. A farlo è solo il tavolo di coordinamento, presieduto da Nusca, e composto solo dai sindaci delle aree omogenee”.

“Io ritengo – incalza – che questo organismo si oramai autoreferenziale, inefficace a rappresentare i bisogni dei Comuni del Cratere. Se a riunirsi e coordinarsi fossero stati tutti i sindaci, probabilmente non si sarebbe arrivati a questo punto”.

Come a dire: i paesi terremotati hanno un destino comune, la ricostruzione non può permettersi contrapposizioni tra campanili, tenendo conto che molti di essi sono crollati la notte del terremoto.

“La mia battaglia – afferma ancora Biondi – non solo è per Villa Sant’Angelo, mi pare ovvio. Il problema della mancanza dei fondi va affrontato tutti insieme. Faccio un esempio: il Cipe sta procedendo alla ripartizione tra tutti Comuni, dei 160 milioni di euro provenienti dall’aumento delle marche da bollo”.

“Se a Villa danno i 20 milioni che gli occorrono per coprire il 2014, ci saranno altri paesi che rimarranno senza fondi. Il problema, che riguarda tutti, è che la coperta troppo corta”, conclude. 

In pratica, non è più tempo per venditori di tappeti e per tessitori di vacue promesse.

LE REAZIONI

Continuano ad arrivare messaggi di solidarietà al sindaco Biondi. Al suo fianco si sono ieri schierati, tra gli altri, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, la senatrice aquilana del Partito democratico, Stefania Pezzopane, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, e numerosi sindaci del cratere.

Oggi arrivano le note del senatore di Forza Italia ed ex-ministro Altero Matteoli e del presidente della Commissione regionale “Opere Pubbliche e Ricostruzione” Pierpaolo Pietrucci, del Pd.

A seguire le note complete.

MATTEOLI: ‘’INTOLLERABILE IL BLOCCO DEI FINANZIAMENTI”

“La denuncia del sindaco di Villa Sant’Angelo Pierluigi Biondi, che ha avviato lo sciopero della fame, è da raccogliere e sostenere. Auspico che il Governo, tutto preso a fare annunci, si occupi anche dei problemi reali, come la ricostruzione dell’Aquila e dei numerosi comuni colpiti dal sisma del 2009. E’ intollerabile che la macchina dei finanziamenti sia ferma e che nessuno se ne occupi nel silenzio generale. A Biondi giunga la mia personale solidarietà”.

PIETRUCCI: ‘’CONFIDO NELL’IMPEGNO DI RENZI”

“Esprimo piena e sentita solidarietà al sindaco di Villa Sant’Angelo Pierluigi Biondi, un politico giovane e capace che, a cinque anni dal sisma, non vede ancora ricostruito il suo Comune.

Il segnale di un disagio e di un’esasperazione che accomuna questa vicenda a molte altre, tristemente simili, nel cratere e nello stesso capoluogo, dove il primo cittadino ha assunto posizioni forti a causa di un disagio sociale giunto ormai a livelli di guardia.

Per questa ragione l’annuncio della visita del premier Renzi, tra agosto e settembre, restituisce una speranza e apre uno spiraglio significativo.

In primo luogo per il modo e per il contesto in cui è avvenuto. Renzi, notoriamente poco incline alle passerelle mediatiche e coerente nel dare seguito agli impegni che assume, ha annunciato la visita all’Aquila durante una seduta parlamentare, all’interno di un programma che riguarda realtà nazionali che necessitano di politiche di sostegno da parte del Governo, da Pompei al Sulcis, da Gela a Taranto, da Napoli a Reggio Emilia.
 
L’analoga iniziativa che ha riguardato le scuole è poi sfociata, ricordo, in un decreto importante e in investimenti che, per la prima volta da oltre vent’anni, hanno riguardato l’edilizia scolastica.

Si tratta dunque di un’occasione che non possiamo sprecare per presentarci, finalmente uniti, con proposte concrete e un quadro realistico della situazione, comprensivo di luci e ombre, senza distorsioni strumentali.

Abbiamo bisogno, come ripetiamo da tempo, di norme certe e, soprattutto, di un flusso lamellare di finanziamenti, che consenta di rispettare i tempi del cronogramma.
Quello che è importante sottolineare è che questa città ha dimostrato di avere la capacità di “spendere le risorse”, ossia di esaminare i progetti e lavorare le pratiche. I risultati, in termini di numeri, raggiunti dagli Uffici dell’assessorato comunale alla Ricostruzione e dagli Uffici Speciali, grazie all’ottimo lavoro di Pietro Di Stefano, Paolo Esposito e Paolo Aielli, sono la prova di come la città e il comprensorio siano in grado di rimboccarsi le maniche e dar vita a macchine amministrative in grado di produrre molto e bene.