ROCCARASO – Un nuovo caso di sci pericoloso in fuoripista sugli impianti abruzzesi, e stavolta per miracolo non c’è scappato il morto.

Secondo i soccorritori che lo hanno ritrovato nel pomeriggio, infatti, Eugenio Varrati, 35 anni, di Castel di Sangro (L’Aquila), dopo esser stato travolto e seppellito ieri in mattinata da una slavina in località Aremogna, è riuscito a salvarsi solo perché, caduto con la faccia rivolta verso il basso, si è creato una piccola camera d’aria che gli ha permesso di attendere i soccorsi.

Recuperati molto più agevolmente, invece, perché erano stati colpiti ma non seppelliti, i due compagni di avventura: Nicola Onorato, 40 castel di sangro, e Carlo Langella, 31, di Napoli.

Tutto è cominciato a metà mattina, mentre i tre giovani stavano effettuando un fuoripista sul costone della montagna, denominato ‘Cucchiaio’, dal quale si è staccata la valanga che li ha presi in pieno.

Appena arrivata la notizia della slavina, Polizia e Guardia di finanza, che erano sul posto, sono subito intervenute, poi sono arrivati anche gli altri, Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) e Forestale, con un elicottero da Rieti.

Lungo un fronte ampio 110 metri si è partiti con le ricerche pala e sonda, inizialmente quelli che si era, compresi alcuni maestri di sci della zona e volontari della Protezione civile.

Solo successivamente sono arrivati i cani, uno del Cnsas di Avezzano (L’Aquila) e uno della Finanza del capoluogo.

Dopo oltre quattro ore di ricerche si cominciava a temere di non trovare più in vita il disperso, finché, all’improvviso, un maestro non ha sentito “qualcosa” con la sua sonda. I finanzieri che cercavano con lui nelle vicinanze si sono avvicinati e si sono accorti della presenza di un corpo, quindi lo hanno tirato fuori.

Appena riemerso dalla neve, Varrati ha chiesto un po’ di acqua ai suoi salvatori, mentre i suoi due amici piangevano di gioia.

L’uomo era cosciente ma è stato comunque trasferito con l’elisoccorso all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila per verificare le sue condizioni di salute dopo le ore trascorse sotto la slavina.

La procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo sulla vicenda a carico dei tre, ravvisando “un comportamento censurabile”, secondo quanto affermato dal procuratore Federico De Siervo.

Poliziotti e finanzieri, che si occupano delle indagini, hanno ascoltato gli altri due giovani per farsi raccontare la dinamica che ha portato al distacco della massa di neve.

Probabilmente i protagonisti di questa storia finiranno con l’essere tutti e tre denunciati per non avere rispettato la legge regionale che regola la pratica dello sci sulle piste.

Dai primi accertamenti sembra che uno dei giovani coinvolti fosse stato già protagonista, l’anno scorso, di un fuoripista che provocò il distacco di un’altra slavina. In quella circostanza un giovane rimase ferito alle gambe.

Secondo il vice questore della Forestale Luciano Sammarone, “la neve fresca caduta in questi ultimi giorni ha formato un manto appesantito dall’aumento delle temperature, depositato su di uno strato consolidato che alla sollecitazione superficiale degli sciatori si è distaccato”.

“Andare fuoripista in questo periodo è una follia – ha aggiunto il comandante della tenenza di Sulmona della Guardia di finanza, Edgar Pace – e si rischia mettere in pericolo se stessi e gli altri. Comunque c’è stato un grande coordinamento da parte di tutte le forze di soccorso”. (alb.or.)