SULMONA – Sfiorata la tragedia l’altro ieri sulle montagne di Chiarano a cavallo tra Scanno (L’Aquila) e l’Altopiano delle Cinquemiglia.

Un orso dopo essersi avvicinato a uno stazzo si è scagliato contro uno dei pastori che custodivano il gregge, costringendolo a ripararsi dentro l’ovile.

A nulla sono serviti i petardi sparati dagli altri pastori giunti nel frattempo in soccorso del loro amico rimasto barricato dentro al ricovero montano in attesa che l’orso andasse via.

A mettere in fuga l’animale sono stati i cani di guardia al gregge che dopo averlo circondato lo hanno obbligato a ripiegare in un’altra zona.

Un episodio che ha fatto aumentare la preoccupazione tra la popolazione in uno dei luoghi molto frequentati da turisti e villeggianti. Poco distante dallo stazzo c’é un’area attrezzata gestita dal corpo forestale dello Stato.

Nunzio Marcelli, presidente Arpo, ribadisce la necessità da parte dei pastori di avere un colloquio con gli enti istituzionali per approntare una politica in difesa dell’orso che sia a tutela anche delle persone che vivono la montagna ed i suoi paesi.

“Oggi le scelte in tema di protezione dei selvatici – spiega Marcelli – mirano più ad aggiudicarsi fondi europei che non a garantire la continuità di questo sistema. Tanto che la proposta di incontro che gli allevatori tradizionali hanno fatto già da più di un anno, al prefetto, agli Enti parco, alla forestale, non è stata nemmeno presa in considerazione”.

“Si preferisce dar da mangiare ad orsi e lupi carne acquistata sul mercato – continua – come se fossimo davvero in uno zoo a cielo aperto”.

“Non vogliamo continuare a spendere soldi pubblici per sostenere un sistema di alimentazione artificiale e un apparato burocratico munito di fuoristrada che non garantisce la sicurezza delle persone, né la sopravvivenza di chi su queste montagne è sempre stato e continua a voler fare la pastorizia in modo tradizionale”, conclude il presidente Arpo.