PESCARA – Investe anche l’Abruzzo la clamorosa inchiesta partita dalla Corte dei conti sui docenti universitari con il doppio lavoro. Dei 411 coinvolti, 21 sarebbero abruzzesi. A confermarlo in una nota anche il deputato del Movimento 5 stelle Gianluca Vacca, che sulla vicenda ha pronta un’interrogazione parlamentare e relativi accessi agli atti. Ignoti al momento i nomi dei docenti abruzzesi.
A far scattare il campanello d’allarme è stata la Corte dei conti a seguito di verifiche delle partite Iva dei docenti universitari: 411, per ora, i professori nel mirino della Guardia di finanza in tutta Italia. A 172 di loro sono già stati chiesti risarcimenti per 42 milioni di euro, accusati di aver violato l’esclusività del rapporto di lavoro sottoscritto con la pubblica amministrazione, sottraendo ore all’insegnamento per dedicarsi al secondo lavoro.
I docenti sotto inchiesta, lavorano presso le facoltà di Ingegneria, Architettura e Chimica di 17 atenei. Per ora il record dei doppi incarichi, come riportano Corriere della Sera e Messaggero, spetta alla Lombardia con 60 casi, seguita da Campania con 49 e Lazio che ne conta 38.
Un’inchiesta che non ha risparmiato neanche l’Abruzzo, che conta 21 docenti universitari con doppio lavoro e che hanno causato danno erariale allo Stato. Una questione che in Abruzzo era stata già evidenziata nella scorsa legislatura quando il deputato Vacca aveva presentato atti formali in cui si evidenziavano presunte violazioni delle norme.
“In Abruzzo – spiega Vacca – presentammo interrogazioni per il caso del professor Nicola Mattoscio docente e membro della Saga, sul rettore di Teramo professor Luciano D’Amico e presidente della Tua, e sul professor Stefano Civitarese, consigliere di amministrazione dell’Università e assessore nel Comune di Pescara”.
A scanso di equivoci, Vacca non afferma in nessun modo che i docenti citati siano coinvolti nell’inchiesta.
“Alla luce di queste indagini – spiega dunque Vacca – presenteremo in Parlamento un’interrogazione per fare chiarezza sulla situazione in Italia e in Abruzzo”.
“Ricordiamo – continua il deputato 5 stelle – che la norma vigente stabilisce che i professori universitari possono svolgere incarichi previa autorizzazione dell’università stessa e a condizione che l’attività non rappresenti detrimento delle attività didattiche, scientifiche e gestionali loro affidate dall’università di appartenenza, ma è anche evidente che le leggi attuali non sono efficaci, come dimostrano gli accertamenti della guardia di finanzia e la Corte dei Conti”.
Le indagini andranno avanti a tappeto, in tutti gli atenei del Paese. Sono 14, poi, i casi di illeciti penalmente rilevanti che hanno fatto scattare denunce per falso in diverse procure. Coinvolto anche il rettore di una facoltà lombarda.
Tutto sta nella chiara distinzione tra il tempo pieno e il tempo definito. Ai docenti che scelgono il regime di lavoro a tempo pieno è vietato portare avanti l’attività professionale esterna, non possono assumere incarichi retribuiti, salvo alcuni casi previsti dalla legge. Chi vuole svolgere un secondo lavoro privatamente può farlo optando per il regime a tempo definito, una sorta di part-time con uno stipendio più basso rispetto al tempo pieno. I docenti finiti sotto inchiesta, invece, hanno accettato di svolgere le proprie mansioni in esclusiva, assumendo anche altri incarichi, persino in aziende statali e, in alcuni casi, con retribuzioni d’oro.
Diversi i testi che regolano la disciplina delle attività extraistituzionali e delle incompatibilità dei docenti universitari a tempo pieno, tra cui l’articolo 6 della legge 240 del 2010, la legge Gelmini. In pratica, dal 2010, chi è a tempo pieno può svolgere solo attività non incompatibili con quella istituzionale, alcune attività non necessitano più di autorizzazione, altre invece necessitano del via libera preventivo del rettore.
Ma è chiarito, nella stessa legge, che i professori e i ricercatori a tempo pieno, fatto salvo il rispetto dei loro obblighi istituzionali, possono svolgere liberamente anche con retribuzione, “attività di valutazione e di referaggio”, “lezioni e seminari di carattere occasionale”, “attività di collaborazione scientifica e di consulenza”, “attività di comunicazione e divulgazione scientifica e culturale, nonché attività pubblicistiche ed editoriali”.
Spiragli che potrebbero lasciare spazio a diverse interpretazioni, quindi.






