L’AQUILA – Un materasso ergonomico, una maxi fornitura di biscotti krumiri, lezioni di sci, un frigorifero da sistemare nel suo ufficio al ministero dell’Istruzione. Ma anche due autisti per sé e i suoi familiari, una baita in montagna da 500mila euro, una domestica al proprio servizio per 3 anni, un viaggio a Lampedusa, un appartamento nel centro di Roma per i suoi genitori, oltre a decine di migliaia di euro consegnate in contanti.

Questi gli  sfizi e lussi, per oltre 3 milioni e 200mila euro, che per l’accusa avrebbe avuto in cambio di appalti assegnati all’imprenditore Federico Bianchi di Castebianco,  Giovanna Boda, ex dirigente del Ministero dell’Istruzione  e già  responsabile dell’Ufficio scolastico regionale abruzzese con sede all’Aquila, per la quale la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio  per  corruzione insieme ad altre  13 persone.

Per l’ex dirigente, moglie  del procuratore della Repubblica di Chieti, Francesco Testa,  per altri dipendenti del Miur, per l’imprenditore e per i suoi collaboratori, il pm Carlo Villani  contesta  accuse pesantissime che vanno dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio.
L’imprenditore, secondo quanto riferisce  il Messaggero, tramite le sue aziende avrebbe anche stipulato dei contratti di collaborazione e di assunzione con un lungo elenco di persone segnalate dalla ex dirigente, elencate in un file chiamato «Gruppo Ministero». Per i contratti in questione, Bianchi avrebbe pagato circa 1,8 milioni.

Fondamentali per le indagini sulle presunte tangenti, le dichiarazioni della segretaria della Boda, Valentina Franco, che insieme ad altre cinque persone ha chiesto di patteggiare. Ha  raccontato agli inquirenti che il conto della dirigente “era spesso in rosso” e che lei “faceva principalmente spese personali, come chirurgia, parrucchiere o unghie, lasciando mance generose”. E ancora: “Era un continuo chiedere soldi e mi sono trovata anche ad anticipare io”.

Persino l’ufficio stampa del ministero, a dire della segretaria, era pagato da Bianchi: “Il periodo in cui siamo stati senza stipendio, il pagamento ci veniva effettuato tramite bonifici dalle scuole, sul falso presupposto che avessimo svolto delle attività per i progetti. In realtà era il nostro stipendio per l’attività che svolgevamo a favore della Boda”.

L’ex dirigente è accusata anche di rivelazione del segreto d’ufficio: avrebbe anticipato all’imprenditore amico, addirittura via mail, prima della pubblicazione, “la bozza del bando per il finanziamento di progetti scolastici per il contrasto della povertà educativa”, si legge nel capo di imputazione. Bianchi di Castelbianco veniva anche invitato “a partecipare a riunioni tenutesi presso il Ministero nelle quali si doveva decidere la ripartizione dei finanziamenti alle scuole”. In cambio, lui le avrebbe pagato trattamenti estetici, l’abbonamento in palestra, le bollette del gas, il noleggio di una Mercedes, una carta prepagata da 38mila euro e anche l’acquisto di fiori e piante.

A rischio processo c’è pure una storica dirigente del Miur, Lucrezia Stellacci: negli atti della Procura si legge che, nella veste di presidente nelle commissioni di valutazione dei progetti presentati dalle scuole, avrebbe ricevuto utilità per un importo complessivo di 40.293 euro, tra soggiorni in hotel e biglietti per raggiungere la Capitale. Ad Alessandro Ascoli, funzionario del Ministero, Bianchi avrebbe invece regalato un motorino Honda e un computer.