L’AQUILA – È l’ex presidente della Camera dei deputati nonché ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Luciano Violante, la “alta personalità politica del medesimo partito” che caldeggiò al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, i contatti con l’impresa Palomar Srl, affinché fossero sbloccati pagamenti finiti poi al centro di indagini giudiziarie sullo stesso primo cittadino.
A confermare il nome ad AbruzzoWeb è lo stesso Cialente, che però precisa come “l’intervento di Violante fu solo quello di dire che mi voleva incontrare l’avvocato di una società, mi chiese se poteva venire. Gli diedi il mio numero e credo di avere ancora salvati dei messaggi per prendere l’appuntamento”.
Questo contatto è contenuto, pur senza fare il nome di Violante, nelle carte dell’inchiesta che vede indagato il sindaco per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, per due casi, uno solo tentato e l’altro effettivamente riuscito.
Quest’ultimo episodio riguarda proprio la vicenda Palomar, subentrata a Consta Spa in un numerose commesse di ricostruzione post-terremoto, spesso tra le polemiche dei proprietari.
Secondo le accuse del pubblico ministero Stefano Gallo, Cialente avrebbe provocato lo sblocco di pagamenti di opere in corso, i cosiddetti stati di avanzamento dei lavori (Sal) per la commessa del condominio “Cappelli”, chiedendo “un’accelerazione” per saldare almeno “la metà” come appreso dagli inquirenti grazie a intercettazioni telefoniche con il funzionario comunale dell’ufficio ricostruzione Fabrizio De Carolis, dell’ufficio Liquidazione contributi, indagato con le stesse accuse del sindaco.
Cialente, secondo i pm, si è mosso proprio “in virtù dei rapporti” con quella alta personalità politica del Partito democratico, non indagata e resa nota solo oggi dal Messaggero, “che gli aveva inviato i legali della Palomar Srl”.
“Il nome di Violante l’ho ricordato grazie a un giornalista che mi ha chiesto se potesse essere lui – confessa Cialente – Pian piano ho ricostruito tutto, il Sal era fermo per una complicata vicenda, ma era tutto in regola almeno da quanto mi viene riferito sulla base dell’istruttoria interna”.
“Da Violante – aggiunge ancora – non mi fu certo chiesto di pagare il Sal, ma solo se potesse dare il mio numero. Di queste telefonate ne ricevo tantissime da alti, medi e piccoli esponenti di tutti i partiti, di centrodestra e centrosinistra. Anche dei 5 Stelle? No, quelli non li conosco”.
Il pagamento di Sal per 2,7 milioni complessivi sarebbe avvenuto grazie a un espediente, dal momento che mancavano le prove, ovvero le certificazioni, che Palomar e Consta avessero a loro volta liquidato fornitori e subappaltatori, condizione indispensabile per accedere alle successive tranche del finanziamento della ricostruzione pubblica.
Sempre secondo gli atti di inchiesta recapitati agli indagati alla chiusura degli accertamenti, il terzo Sal di Consta è stato “taroccato” come fosse il primo di Palomar, e il primo step è l’unico in cui non occorre dimostrare di aver pagato le ditte a ricasco per poter incassare. Così si ottenne il via libera.
“Una cosa deve essere chiara, il Comune dell’Aquila non paga direttamente i Sal, ma i soldi sono in banca a disposizione dei presidenti di consorzio o amministratori di condominio – ricorda ancora Cialente – Il direttore dei lavori fa la richiesta di Sal, allegando la dichiarazione con l’autocertificazione necessaria e che abbiamo voluto introdurre sui pagamenti ai subappaltatori”.
Una norma, quest’ultima, peraltro ritenuta insufficiente dagli addetti ai lavori in quanto concede la possibilità di autocertificare sulla fiducia pagamenti “taroccati”, poi dilazionati nel tempo o in alcuni casi mai avvenuti, per la disperazione di fornitori e subappaltatori: un fenomeno su cui pure indaga la procura.
“L’unica cosa che fa il Comune è chiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr) – prosegue ancora il sindaco – Se dalla Cassa edile e altri enti previdenziali torna il Durc positivo, emettiamo il Sal, ma diciamo che può essere pagato, non eroghiamo noi”.
“E ricordo anche che nel 2015 siamo rimasti bloccati perdendo i lavoratori di Abruzzo Engineering e passando da 1.000 a 100 Sal al mese. Le imprese finirono in ginocchio e poi c’erano situazioni particolari come quella di questi disgraziati di Palomar, subentrati a Consta, che aspettavano il Sal da un anno e mezzo”, evidenzia poi.
“Ho fatto tante telefonate per sbloccare, ma si risolvevano con il fatto che mi veniva risposto che il Durc non era ancora pronto, un rallentamento drammatico – conclude Cialente – Chiesi anche all’Associazione dei costruttori Ance di manifestare, ma non lo fece, andai io agli scontri con il governo, scontri che ho pagato”.





