L’AQUILA – Una comunità i cui membri si ‘sanno’, si chiamano per nome e per soprannome e ricordano anche ciò che non hanno vissuto direttamente. Perché la memoria, in certi luoghi, si respira come si respira l’aria, in questo caso pura, che li contraddistingue. E che non è stata avvelenata dai fumi della modernità senza freni che tutto travolge e tutto rende uguale, piatto e senza radici, ovunque nel mondo.
È riuscito a far ridere e commuovere, ma soprattutto a far riflettere, Giorgio Spacca, responsabile della Unità operativa complessa di Medicina riabilitativa dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, lo scorso sabato nella sua Sassa, frazione dell’Aquila, a cui ha dedicato un libro dal titolo chiarissimo: “Sassa nel cuore. Memorie di paese” (Edizioni One Group).
Perché per Spacca e per le tante persone di questo piccola e tutt’altro che banale porzione di territorio che hanno riempito la sala “Rinascimento” dell’Istituto Comprensivo “Gianni Rodari” (“tradotto” per chi Sassa la conosce: la ex palestra della scuola elementare), quella di Sassa è, appunto, una questione di cuore. E visto che il cuore ha memoria e visto che la memoria, come le fotografie che la testimoniano, se non viene riordinata e messa al riparo dagli scherzi del destino, può pure deteriorarsi fino a svanire, Spacca ha fatto ciò che sentiva e dunque doveva: raccoglierla in un libro, ulteriormente impreziosito da riferimenti letterari a Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese, Paolo Rumiz, Erri De Luca e altri.
Un libro grazie al quale è stato possibile, in una occasione tranquilla e dunque, di questi tempi di Covid-19, ancora più speciale del solito, rivedersi, riabbracciarsi e conversare su ciò che questo luogo ha rappresentato per chi, come Spacca – che ha ovviamente omaggiato Arischia, “altrettanta” frazione aquilana dalle possibili origini saracene, dove è nato, e Gioia dei Marsi, luogo lavorativo di suo papà – lo ha vissuto fino ad interiorizzarlo, a renderlo parte fondamentale di sé stesso.
“Scrivo proprio ora che gli anni belli sono andati via. È il tempo, questo, di riflettere e di lasciare traccia di un vissuto. Il mio è un grazie per tutto ciò che ho ricevuto. Qui, in questo luogo, ci sono fratelli e sorelle”, le parole dell’autore del libro, secondo il quale ‘”C’è bisogno di spazi sociali, di spazi pubblici, per ritrovarsi, per non perdersi”.
Sullo schermo alle spalle del dottor Spacca – al cui fianco sedevano, senza lesinare parole d’una popolare eleganza molto rara oggigiorno, Gianna Colagrande, colei che ha curato la prefazione del libro, presidente della associazione ‘Egidio Iannini’, nome, quest’ultimo, che in sala ha strappato applausi sinceri e risate purissime, Marcello Masi, dirigente scolastico del ‘Rodari’ e Francesca Pompa, presidente One Group Edizioni – ‘guidate’ dalla sua voce, sono state messe in fila alcune fotografie presenti nel libro.
Ne è venuta fuori una conversazione, anzi, una chiacchierata, colorata come l’autunno fuori dalla sala e scandita dalle tante certezze e dai pochi dubbi sui volti, sui luoghi e sugli aneddoti immortalati in quegli scatti d’esistenza che via via scorrevano di fronte agli occhi, alcuni umidi, della gente di Sassa.
Fotografie d’altri tempi, di contado e boom economico, di fratellanza anche senza legami di sangue, pezzi di vita vera, semplice e laboriosa (“Qui ho imparato che cos’è il lavoro, qui ho visto la gente alzarsi la mattina presto e tornare la sera dopo una giornata di duro lavoro”, ha detto Spacca con quell’orgoglio di paese che non se ne va, per fortuna, neanche se indossi lo smoking), spesso col pallone da calcio come protagonista assoluto, vera passione di Spacca e di tanti suoi compagni di gioco e di vita.
Come ad esempio quel Gianni Sciomenta, presente tra il pubblico, che da sempre si divide tra la sua L’Aquila e la sua Sassa e che col pallone, non solo con la maglietta rossoblù aquilana addosso (che poi è la maglia che lo stesso Spacca ama da sempre e per la quale si è spesso speso anche come medico sociale), ha fatto buonissime cose in carriera (idem suo figlio Gianluca, pure lui, inevitabilmente, con Sassa nel cuore per radici e vissuto); o il già citato Egidio Iannini, per tutti ‘Gigio’’, le cui geniali gesta sul campo e fuori, battute fulminee comprese (che qui vengono prodotte da sempre con una regolarità quasi industriale), restano tuttora scolpite nella mente non soltanto di chi ha questo luogo nel cuore, ma pure la vicina Scoppito, dove il calcio ha saputo parlare, benissimo, anche nel dialetto locale.
La “sfilata” di ricordi in bianco e nero si è conclusa con il viso dolcissimo, questa volta a colori, di Alvaro Spacca, fratello di Giorgio, indimenticabile docente di italiano scomparso nel maggio del 2019, e con il doveroso, sentito, applauso dei presenti.
Che hanno dimostrato, nonostante non ce ne fosse bisogno, quanto sia di vitale importanza salvaguardare la memoria – e in tal modo si spera anche il futuro – dei territori più piccoli, pure di quelli che, come Sassa, non hanno una piazza, ma stradine e vicoli sui cui ciottoli, in un passato, chissà, molto più felice dell’attuale presente, hanno vissuto tante generazioni. Con la loro Sassa nel cuore.






