PESCARA – Sarà rafforzata la vigilanza all’ospedale di Pescara dopo l’incursione di 40 rom nel reparto di oncologia. Lo si è appreso, ma era una misura inevitabile e scontata, dopo un summit tra prefetto, vertici Asl e forze di polizia. Per i rom sono previste denunce per danneggiamenti e minacce e nulla più visto che la legge al momento non permette altre misure meno blande. La folle aggressione ai medici è stata scatenata dalla morte di un familiare dei rom ricoverato in quel reparto.
Sulla grave situazione è intervenuto il sindacato Usb. “Le ultime vicende sulle aggressioni ad operatori sanitari, finite alla ribalta mediatica, sono inaccettabili e intollerabili. La situazione sta degenerando così come le condizioni della sanità pubblica abruzzese. L’episodio verificatosi al reparto oncologico dell’ospedale di Pescara non è un campanello di allarme ma la conferma che a tutto ciò va messo un argine. Naturalmente il governo, visto il ripetersi di casi simili in tutto il paese, pensa che la soluzione sia quella di intervenire in ottica semplicemente repressiva. A nostro avviso vi è la necessità di intervenire con una inversione di tendenza nella destinazione delle risorse alla sanità pubblica, che in percentuale è nettamente inferiore rispetto ad altri paesi Ue, e con un’azione legislativa che interrompa il percorso che favorisce la sanità privata a danno di quella pubblica”.
“L’Usb da sempre denuncia una deriva che non si arresta e chiede che la sanità pubblica, gratuita ed universale torni ad essere centrale nel paese. Solo chi ha la fortuna di non aver bisogno di recarsi in un presidio ospedaliero pubblico, o semplicemente in un qualsiasi pronto soccorso, può affermare che le risorse destinate dal governo alla sanità siano sufficienti a garantire l’assistenza sanitaria”.






