CELANO – Sant’Agnese, la secolare e particolare festa delle malelingue dell’Aquila, ha varcato i confini del capoluogo e da dieci anni a questa parte si celebra anche nella cittadina marsicana di Celano, su iniziativa di un celanese doc, appassionato di storia e tradizioni, Gianvincenzo Sforza.

Il rito, le cariche che stabiliscono ogni volta i più linguacciuti o pettegoli, la convivialità: tutto è stato ripreso secondo i canoni stabiliti all’Aquila in un tempo di cui si è persa memoria. La Sant’Agnese aquilana, festa della maldicenza, secondo una delle versioni storiche affonda infatti le sue radici tra il 1373 e il 1374, con la fine della faida sanguinosa tra le famiglie dei Camponeschi e dei Pretatti e la messa ‘a Statuto’ del 21 gennaio, in cui si venera appunto Sant’Agnese, come giorno di festa.

È una similitudine ad aver spinto Sforza a introdurre a Celano, città che vanta origini antichissime, e che divenne Contea autonoma nel 1045 con il conte Rainaldo Dei Marsi, questa usanza finora considerata appannaggio esclusivo del capoluogo: come L’Aquila, anche Celano fu distrutta tra il 1221 e il 1223, a opera di Federico II di Svevia, e poi ricostruita chiamando a raccolta i paesi del circondario per ripopolarla.

“Anche a Celano, come all’Aquila, si concentrarono tradizioni, culture, usi locali differenti in un’unica città – spiega Sforza ad AbruzzoWeb – Mi è sembrato logico pensare che anche qui si verificasse il fenomeno delle malelingue, cioè di coloro che parlavano male gli uni degli altri, per riassumere semplificando. Così pensai di ricreare l’associazione delle malelingue che, a oggi, conta circa 250 iscritti tra cui personalità della politica e della cultura, professionisti, medici e avvocati, non solo di Celano ma provenienti da tutta la Marsica”.

Nomi illustri come l’ex presidente del Tribunale di Avezzano (L’Aquila), Eugenio Forgillo, da poco trasferito alla Corte di Appello di Napoli, o l’ex presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo.

L’associazione ‘Le malelingue di Celano’ prevede un direttivo formato da 15 persone che, anno per anno, stabilisce il luogo e organizza la serata conviviale, rigorosamente il 21 gennaio: durante la cena, tra barzellette, aneddoti e risate, si rinnovano le cariche sociali, si procede all’iscrizione di nuovi adepti ai quali viene consegnata la laurea honoris causa in Malelinguologia.

“Si procede, così, all’elezione delle cariche di Sant’Agnese, per coloro che si sono distinti nel pettegolezzo ma anche nella denuncia di fatti e malefatte – racconta ancora Sforza – E abbiamo da assegnare titoli come J Camafre, J Senzane, J Bannitore, La Lengua Zozze, la Mamma dej C.. dej Altri, il Presidente, il Segretario, la Lima Sorda, Qui’c’abbate aji solde”.

Presidente in carica è Emilio Di Renzo

Accanto alle cariche sociali c’è l’assegnazione della Linguetta d’oro, “consegnata a un personaggio locale o nazionale che si è distinto per le denunce di fatti, malefatte in politica, religione, società – illustra ancora il promotore – Negli anni scorsi la è stata attribuita a don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano frazione di Avezzano, e a Nino Motta, giornalista del quotidiano Il Centro, oggi in pensione. Per l’edizione 2018 il comitato direttivo ha deciso di consegnare il premio a una personalità a livello nazionale su cui si sta ancora lavorando”.

Primo presidente dell’Associazione Malelingue di Celano è stato Pasquale Paris, detto Militine, “uomo delle battute e dei modi di dire celanesi per eccellenza, oggi purtroppo scomparso”.