CANISTRO – Sequestri in corso di ingenti partite di acqua minerale nello stabilimento Santa Croce di Canistro, (L’Aquila), a opera dei dirigenti regionali affiancati dalle forze dell’ordine.
A renderlo noto ad AbruzzoWeb il vice presidente della Regione. Giovanni Lolli, che ha disposto martedi la visita ispettiva.
“È andata come avevamo previsto – spiega – stiamo procedendo al sequestro, il materiale è tantissimo, parliamo di migliaia di bottiglie, che non sono di proprietà della Santa Croce, perché imbottigliate dopo al revoca della concessione, con acqua captata senza autorizzazione”.
Dirigenti regionali e forze dell’ordine sono dovuti entrare nello stabilimento forzando un ingresso di fronte al rifiuto del patron della società, Camillo Colella, che parla di “sopruso” e “abusi” perpetrati dalla Regione, che ha violato illegittimamente il suo domicilio.
Intanto i lavoratori della Santa Croce, che da circa 2 settimane stanno presidiando lo stabilimento e impedendo l’ingresso a camion, personale e proprietà, anche ostruendo il passaggio con alberi e massi, in una nota sindacale di oggi annunciano che domani 11 novembre torneranno al lavoro, revocando lo stato di agitazione.
Evidenziano l’assenza della proprietà alla riunione indetta oggi in Provincia dell’Aquila per “esperire l’ultimo tentativo alla soluzione di porre i lavoratori in mobilità, usufruendo dell’ultimo ammortizzatore sociale”.
La Santa Croce aveva, però, comunicato la richiesta di rimandare la riunione di qualche giorno.
La società, va ricordato ha avviato le procedure di mobilità che porteranno al licenziamento dei 75 lavoratori entro la fine di novembre, dopo aver ha spostato la produzione visto che il bando da lei vinto a fine 2015 è stato revocato in seguito al ricorso al Tar da parte del Comune di Canistro e dopo i dinieghi alle istanze di proroga presentate all’azienda da parte della stessa Regione e, in ultimo, i sigilli alla saracinesca.
I lavoratori chiedono insomma per prima cosa di essere messi dall’azienda in mobilità subito, con le regole vigenti, prima che entrino in vigore i nuovi e più svantaggiosi ammortizzatori sociali, previsti nel Jobs act.
La speranza di sindacati e lavoratori è anche quella di riannodare le trattative con l’azienda, relative a buonuscita, e pagamenti di spettanze, compreso l’anticipo da parte dell’azienda delle mensilità della cassa integrazione.
Accordo abbozzato il 2 novembre a Pescara, naufragato poi il giorno dopo nella riunione indetta a palazzo Silone il 3 novembre, a cui la Santa Croce non si è presentata, perché poneva come condizione per sederi al tavolo la fine dello sciopero e del presidio allo stabilimento.
Ma con i sequestri in queste ore corso il clima non è dei più ottimali per un confronto sereno. “L’azione della Regione – aggiunge a tal proposito Lolli – è del tutto legittima, adottata avendo fatto dovuta comunicazione alla procura. Vedremo cosa farci, con queste bottiglie, una cosa è certa, la Santa Croce non può venderle perché non sono di sua proprietà”.
Versione seccamente smentita da Colella, che tra le altre cose ha fatto osservare che i “vertici dirigenziali e politici dell’ente sappiano che questa è un’azione illegittima che causa quantomeno una violazione del domicilio, visto che il potere ispettivo non è più in vigore, essendo scaduta la concessione per la sorgente; quindi la Regione non ha più il diritto e i poteri di accedere a uno stabilimento che ora è proprietà privata”. Filippo Tronca



