CANISTRO – Lotta dura e a oltranza dei lavoratori della Santa Croce di Canistro (L’Aquila), che oggi in assemblea hanno deciso di prolungare lo sciopero e il presidio di giorno e di notte allo stabilimento, con la ferma determinazione di impedire le operazioni di carico delle bottiglie della nota marca di acqua minerale.

Esito scontato, il prolungamento di uno sciopero che dura oramai da una decina di giorni, del muro contro muro che si è oramai creato tra l’l’imprenditore Camillo Colella da una parte, e Regione, sindacati e Comune di Comune di Canistro dall’altra.

Colella non ha partecipato ieri alla riunione convocata dal vicepresidente della Giovanni Lolli, dove erano presenti solo i sindacati, e in cui si doveva sottoscrivere l’accordo abbozzato nella precedente riunione di Pescara.

Colella ha annunciato invece di aver inviato un esposto tra gli altri alla Procura della Repubblica di Avezzano, al prefetto e al questore dell’Aquila, ai Carabinieri e al presidente della Regione, per denunciare l’attuazione “attraverso condotte delittuose” dello sciopero da parte di dipendenti e sindacati che impediscono l’ingresso da una settimana allo stabilimento.

“Non partecipiamo alla riunione e alle trattative perché la Santa Croce non sta ai ricatti, – ha spiegato Colella – nel summit di Pescara abbiamo manifestato concrete disponibilità assicurando l’anticipazione della cassa integrazione, ci aspettavamo aperture come la cessazione dello sciopero, invece sono state cambiate le carte in tavola con un gioco al rialzo che vede la Regione complice di sindacati e lavoratori e con il Comune di Canistro protagonista di un silenzio assordante. Non saranno più prese in considerazione richieste fino a quando non potremo entrare nello stabilimento. Stiamo subendo dei danni da una settimana che qualcuno pagherà”

Di tutta risposta la Regione assieme al Comune ha deciso di presentare un esposto alla Procura di Avezzano, con richiesta del “sequestro dello stabilimento Santa Croce e, in via subordinata, comunque del sequestro delle bottiglie d’acqua, nell’ assoluta e documentata certezza che si tratta di un bene della Regione”.

Alla Santa Croce i 75 dipendenti, di cui 50 in cassa integrazione da anni, hanno davanti a sé lo spettro del licenziamento dopo che l’azienda ha attivato le procedure di mobilità in seguito alla revoca da parte della regione, della concessione e all’apposizione di sigilli per gravi contestazioni. Azioni contestate dall’azienda.

Nel comunicato sindacale a firma delle Rsu, si indice lo sciopero “da sabato 5 novembre dalle ore 13 alle ore 24, e da lunedi 7 novembre fino a sabato 12 novembre fino alle ore 24, per gli interi turni di lavoro settimanali”

In agginuta si conferma “il presidio permanente furi lo stabilimento di Canistro”

Nella comunicato si evidenzia che “la proprità Sorgente Santa Croce non presentandosi all’incontro del 3 novembre  a L’Aquila “ha disatteso agli accordi”,  che prevedevano di “pagare subito l’anticipo della Cassa Integrazione per il mese di settembre; pagare la cassa integrazione di ottobre alla data della scadenza contrattuale; versare per intero tutti gli importi (250 mila euro) relativi al Fondo di previdenza complementare Alifond; dare seguito alla chiusura della procedura di mobilità aperta l’8 settembre scorso e collocare i lavoratori in mobilità come ultimo ammortizzatore sociale fruibile; corrispondere il 50 per cento del Tfr e di tutte le competenze maturate comprese di 13a e 14a mensilità e ferie maturate e non pagate, alla data del licenziamento e il rimanente 50 per cento nei mesi successivi”.