CANISTRO – Il Ministero della Salute ha ritirato un lotto di bottiglie di vetro da un litro di acqua Santa Croce, marchio di rilevanza nazionale, prodotta nello stabilimento di Canistro (L’Aquila), invitando in una nota i consumatori che la individuano a non berla ed a riportarla dove è stata acquistata.

Il Dicastero ha emesso sul suo sito “un richiamo cautelativo per particelle in sospensione da caratterizzare”: il che siginifica che sono in corso analisi per verificare l’esatta natura.

La società Santa Croce, in una nota, parla di ritiro “di un solo lotto in via cautelativa” e che si  attendono le analisi della Asl di Frosinone, visto che la problematica è nata da un unico caso segnalato da una persona in quella provincia.

“Ma i nostri risconti interni escludono la presenza di sostanze nocive”, chiarisce ancora l’azienda dell’imprenditore molisano Camillo Colella che, attualmente, ha il suo cuore produttivo nello stabilimento nel comune di Castelpizzuto, in provincia di Isernia, da dove distribuisce in tutta Italia.

La o le bottiglie in questione facenti parte di una cassetta da 12 non sono distribuite nei supermercati ma nei ristoranti.

Il “richiamo cautelativo” riguarda le bottiglie uscite dallo stabilimento Sorgente Fiuggino-Canistro, in provincia dell’Aquila, con numero di lotto BL060A10 e data di scadenza marzo 2020. Il lotto, secondo quanto si è appreso, non sarebbe più presente nello stabilimento di Canistro, quindi è stato totalmente commercializzato attraverso i distributori.

Non si può stabilire la portata della vicenda: dipenderà dalle risultanze delle analisi e poi dalle segnalazioni dopo il richiamo del Ministero. 

“C’è stato un lotto ritirato, quindi, poche bottiglie di vetro da un litro, e solo a livello cautelativo perché si è in attesa di conoscere i risconti del Ministero e le analisi della Asl provinciale di Frosinone che è stata investita del caso. Ma le nostre analisi interne dicono che non ci sono sostanze nocive per la salute”, si legge nella nota della società Santa Croce, titolare dell’omonimo marchio di acqua minerale di rilevanza nazionale, che ha ricominciato ad imbottigliare nello stabilimento marsicano con la sorgente “Fiuggino” dallo scorso mese di febbraio.

“Secondo quanto ci risulta la problematica si sarebbe verificata nella provincia di Frosinone e sarebbe riferita a piccoli frammenti visibili nella bottiglia da un litro, una situazione che può capitare perché l’acqua può mutare per svariati motivi, tra cui la non perfetta conservazione, una volta uscita dallo stabilimento e consegnata ai distributori, in tal senso, si sottolinea che il vetro non viene venduto ai supermercati ma ai ristioranti” precisa ancora la società.

La Santa Croce a Canistro era concessionaria anche della Sant’Antonio Sponga, la sorgente più grande, fino alla revoca da parte della Regione Abruzzo, circa due anni e mezzo fa, per motivi impugnati dall’imprenditore Colella che ha innescato un duro contenzioso con ingenti istanze di risarcimento danni con l’ente pubblico.

La rottura tra le parti ha causato il licenziamento di 75 dipendenti e lo spreco della preziosa acqua che finisce da oltre due anni nel fiume Liri visto che il bando del 15 dicembre del 2016 assegnato provvisoriamente a Norda Spa nel marzo del 2017, è ancora al palo con il gruppo nazionale in lite giudiziaria con lo stesso ente.

L’intervento del Ministero arriva in un momento cin cui l’imbottigliamento dalla “Fiuggino” è sospeso per venti giorni per via di una ordinanza del sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, secondo la quale la società non avrebbe l’autorizzazione sanitaria. Anche in questo caso la Santa Croce ha rispedito i rilievi al mittente tra l’altro “non competente in materia”, impugnando l’atto e chiedendo altri danni.