CANISTRO – Tanta acqua (minerale) è passata sotto i ponti, da quando è stata revocata alla Santa Croce, nell’autunno 2016, la concessione delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila). 

 
E dopo oltre due anni, milioni di euro di canoni idrici non incassati, 75 lavoratori licenziati, contenziosi giudiziari come se piovessero, la stessa Regione si appresta ad autorizzare la stessa società di Camillo Colella, di tornare ad imbottigliare il prezioso liquido. 

A confermare che l’autorizzazione provvisoria potrebbe essere imminente, è Franco Gerardini, dirigente regionale del servizio Rifiuti, che ha avuto la delega a portare avanti la pratica.

Autorizzazione temporanea, beninteso, in attesa che venga indetto un nuovo bando, entro un paio di mesi, almeno queste le previsioni più rosee, e che le sorgenti vengano poi assegnate ad un nuovo concessionario. Mossa pressoché obbligata, dopo che ha fatto un clamoroso buco nell’acqua, è il caso di dire, il bando del dicembre 2016, che ha fatto seguito alla revoca alla Santa Croce.  Aggiudicato provvisoriamente a marzo 2017 da Acque minerali per l’Italia, ex Norda, che però ha deciso di gettare la spugna e andarsene, minacciando anche richieste milionari di risarcimenti, visto che non è stata messa nelle condizioni di realizzare il nuovo stabilimento e avviare il piano industriale. 

“Ho incontrato gli avvocati della Santa Croce – spiega Gerardini – entro pochi giorni avremo a disposizione tutta la documentazione richiesta da un iter molto articolato. Tutto deve essere fatto con il massimo rigore e trasparenza”.

Superato questa istruttoria, potrebbe arrivare il provvedimento dirigenziale. Ad indurre la Regione ad imboccare la via del dialogo, dopo due anni di conflitto senza esclusioni di colpi, è il concreto rischio di danno erariale, visto che da oltre due anni la preziosa acqua, bene pubblico che dovrebbe fruttare denaro a benficio dei cittadini, finisce invece nel Fiume Liri.

L’autorizzazione temporanea alla Santa Croce, che si dice pronta riassumere parte dei lavoratori licenziati nel 2016, rimasti oggi senza ammortizzatori sociali, consentirà alla Regione di poter risolvere anche l’inghippo rappresentato dal rinnovo delle certificazioni sulla qualità e proprietà organolettiche delle acque minerali della Sant’Antonio Sponga, come imposto dal Decreto ministeriale del 10 febbraio 2015 “Criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali”.
 
Il mancato invio della documentazione del prelievo entro il successivo 31 gennaio 2019 potrebbe comportare infatti la “immediata sospensione della validità del decreto di riconoscimento”. Si dovrebbe così ricominciare l’iter da capo, rendendo per mesi impossibile indire il nuovo bando. 

Ad aver fatto più volte richiesta di poter tornare ad imbottigliare l’acqua della Sant’Antonio Sponga è stata del resto la stessa Santa Croce, che ha lamentato un disparità di trattamento rispetto a quello che sta avvenendo con le sorgenti di acqua minerale Valle Reale nei comuni di Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), dove la concessionaria uscente Gran Guizza del gruppo San Benedetto continua ad imbottigliare in attesa della conclusione del nuovo bando, atteso da mesi e in forte ritardo, a cui partecipa oltre alla Gran Guizza, proprio la Santa Croce, con la controllata Italiana Beverage. 

Al nuovo bando sta lavorando Iris Flacco, dirigente del servizio Risorse del Territorio ed Attività Estrattive, destinataria, nel marzo 2018, di un procedimento disciplinare e di un provvedimento di “obbligo di astensione” da parte del responsabile Anticorruzione della Regione Abruzzo, “per aver reso, sulla stampa e a danno della Santa Croce, delle dichiarazioni false, diffamatorie, infondate ed in violazione del segreto d’ufficio”. Ma il bando non riguarda nello specifico la Santa Croce, a differenza dell’iter di autorizzazione temporanea alla Santa Croce,  di cui infatti si occupa ora Gerardini. 

Flacco è stata pure citata in giudizio dalla Santa Croce, assieme a Giovanni Cantone, responsabile dell’Ufficio attività estrattive liquide e gassose, e Domenico Longhi, dirigente del Servizio valutazioni ambientali, perché avrebbe posto in essere “una vastissima serie di atti, verifiche, controlli, diffide, ispezioni, ripetitivi defatiganti e vessatori, volti ad impedire e ostacolare di fatto, e in ogni modo, l’utilizzo della più piccola sorgente di acqua minerale Fiuggino”, che la Santa Croce ha ricominciato a sfruttare nel febbraio di quest’anno, anche qui al termine di un durissimo contenzioso con la Regione ed anche con il Comune.