L’AQUILA – “Abbiamo fatto un processo in cui un signore prende 6,2 milioni di euro in contanti e di questa somma non c’è segno, né di un euro né della traccia di un euro”.
Lo ha rimarcato, nel corso della sua arringa dinfensiva, durata oltre 4 ore, l’avvocato Giandomenico Caiazza, che assiste l’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, nel processo d’Appello sulla “Sanitopoli” regionale che nel 2008 decimò la Giunta con l’arresto del presidente stesso e alcuni assessori.
“Spesso i soldi frutto di corruttele non si trovano, il borsone di contanti non si trova quasi mai, ma i soldi lasciano sempre una traccia – ha rimarcato il legale – Del Turco è stato ministro della Repubblica e sindacalista della Cgil negli anni in cui significava avere tempra morale. Se impazzisce da presidente della Regione e prende 6 milioni, glieli vogliamo far godere? Aragoste, ristoranti, viaggi? Zero e meno di zero. La sua vita è continuata in una sobrietà leggendaria, encefalogramma piatto”.
Caiazza ha ricordato come ci sia voluto “un quarto d’ora per far rispondere alla domanda se siano stati trovati soldi oppure no al colonnello della Finanza Favia. Alla fine – ha proseguito – ha detto che erano stati trovati 3.500 euro alla compagna. Dopo molte insistenze, sul fatto che non abbiano trovato niente ha risposto che era sostanzialmente giusto”.
L’avvocato ha poi citato l’acquisto di tre immobili da parte di Del Turco, “ma per pagarli ha smobilizzato una polizza di 15 anni prima e messo in vendita tre quadri dell’amatissimo Mario Schifano, suo amico personale. E siccome questo è inconciliabile con l’accusa di tangenti, la sentenza bellamente non ne parla”. (alb.or.)





