L’AQUILA – “La sentenza di primo grado sulla Sanitopoli non ha tenuta logica, è un campionario stupefacente di insensatezze. Il tribunale è guidato da una convinzione preventiva, quella di trovarsi di fronte a fatti corruttivi gravissimi e di doverli punire”.
Così l’avvocato Giandomenico Caiazza, uno dei legali che assistono l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, nel corso della sua durissima arringa difensiva, durata circa 4 ore, al processo di secondo grado in corso presso la Corte d’Appello dell’Aquila sull’inchiesta che nel 2008 decimò la Giunta regionale con l’arresto del governatore, poi condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
Il sostituto procuratore generale Ettore Picardi, che rappresenta l’accusa, ha chiesto la riduzione della pena a 6 anni e 6 mesi.
Nell’udienza di oggi si è conclusa la fase delle arringhe difensive. I prossimi appuntamenti in aula saranno il 13 novembre per le eventuali repliche dell’accusa e controrepliche, mentre il 20 novembre è prevista la sentenza.
Nei passaggi più accalorati, Caiazza ha parlato di “una sentenza in cui si fa strame della vita pubblica e privata di una persona”. “Per stare tranquilli basta dare soldi alle cliniche, se glieli tagli sei finito – ha aggiunto – Se tagli 100 milioni di euro, poi, devi andare a casa. È la storia di questo processo. E quando l’accusa è così sconnessa dai dati probatori è difficile anche difendersi”.
Rispetto alle accuse dell’ex patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, Caiazza ha parlato di “scelta disperata e precisa che non ha nulla di spontaneo”, con l’ex re delle cliniche che “come in un sogno, ha attribuito le tangenti a Del Turco” mentre “aveva bisogno di raccattare e raffazzonare una prova. Sapeva che non avrebbe mai potuto provare la dazione, perché non è mai avvenuta”.
“Mi ha colpito il grande rigore logico dell’arringa del mio avvocato e spero che abbia persuaso anche la Corte – ha commentato brevemente Del Turco ad AbruzzoWeb alla fine dell’intervento – Sulla condanna di Angelini (arrivata oggi, 10 anni per bancarotta, ndr) non dico nulla, certo che prima si diceva che lui fosse attendibile e io no, ora vedremo”.
Dopo Caiazza ha parlato l’altro avvocato di Del Turco, Giuliano Millia, che assiste anche Lamberto Quarta, Sabatino Aracu e Silvio Cirone. Infine l’avvocato Marco Femminella per Camillo Cesarone, un altro dei principali imputati.
“Non ho mai avuto dubbi sul fatto che mai Del Turco, nella sua vita istituzionale, abbia preso una lira da qualcuno ma, ferma questa certezza, si è trattato di comprendere come fosse concepito il racconto dell’accusa di un fatto inesistente”, ha detto l’avvocato Caiazza.
“Gli imputati sono stati accusati di aver concusso il signor Angelini (Vincenzo, patron della clinica Villa Pini, teste dell’accusa e imputato, ndr) esercitando una violenta attività estorsiva, talmente violenta tanto da averlo ridotto a persona priva della propria autodeterminazione. Ma – ha aggiunto Caiazza – la verità e che l’estremo nervosismo di Angelini era motivato da altro, dalle attività ispettive, dal fatto che, con Del Turco, il 100 per cento delle cliniche private si era visto decurtare 100 milioni di euro per prestazioni inappropriate, fatte oggetto di un recupero di somme”.
Una parte delle argomentazioni dell’avvocato Caiazza ha riguardato la testimonianza in primo grado di Emidio Di Ninni ex presidente della Commissione ispettiva, “che non ha mai conosciuto Del Turco” e che ha operato i maggiori tagli alle cliniche private, tra cui anche quelle di Angelini.
“Secondo l’accusa, l’associazione a delinquere capitanata da Del Turco è orientata fin da subito ai suoi fini illeciti, ovvero sviare la pubblica amministrazione per prendere i denari – ha fatto notare Caiazza – Eppure mettono in Commissione ispettiva due signori che controllano ogni singola fattura delle cliniche”.
“Come decurtazioni siamo passati da 14 mila euro nel 2004 a 24 milioni nel 2007, un totale di 68 milioni dal 2005 al 2007”, ha elencato il legale.
“Al 10 maggio 2007, secondo le accuse, Del Turco avrebbe già ricevuto 1,6 milioni di euro di tangenti, eppure stava per tagliare 16 milioni. Per premio – ha proseguito con sarcasmo – gliene portano altri 220 mila. Lo dico giusto per dare un flash di che cosa stiamo parlando, se incrociamo le date citate da Di Ninni con le dazioni”.
“MAI TROVATO UN EURO DI QUELLE TANGENTI DA 6 MILIONI”
“Abbiamo fatto un processo in cui un signore prende 6,2 milioni di euro in contanti e di questa somma non c’è segno, né di un euro né della traccia di un euro”, ha rimarcato poi l’avvocato.
“Spesso i soldi frutto di corruttele non si trovano, il borsone di contanti non si trova quasi mai, ma i soldi lasciano sempre una traccia – ha proseguito – Del Turco è stato ministro della Repubblica e sindacalista della Cgil negli anni in cui significava avere tempra morale. Se impazzisce da presidente della Regione e prende 6 milioni, glieli vogliamo far godere? Aragoste, ristoranti, viaggi? Zero e meno di zero. La sua vita è continuata in una sobrietà leggendaria, encefalogramma piatto”.
Come peculiarità, mentre Del Turco annuiva Caiazza ha fatto notare che “perfino due vestiti acquistati da Brioni sono stati da luigi pagati in modo tracciabile e non in contanti. Ma che caspita ci ha fatto con questi soldi?”.
Caiazza ha ricordato come ci sia voluto “un quarto d’ora per far rispondere alla domanda se siano stati trovati soldi oppure no al colonnello della Finanza Favia. Alla fine – ha proseguito – ha detto che erano stati trovati 3.500 euro alla compagna. Dopo molte insistenze, sul fatto che non abbiano trovato niente ha risposto che era sostanzialmente giusto”.
L’avvocato ha poi citato l’acquisto di tre immobili da parte di Del Turco, “ma per pagarli ha smobilizzato una polizza di 15 anni prima e messo in vendita tre quadri dell’amatissimo Mario Schifano, suo amico personale. E siccome questo è inconciliabile con l’accusa di tangenti, la sentenza bellamente non ne parla”.
Un riferimento anche alla condanna per bancarotta a 10 anni di carcere di Angelini, giunta oggi, anche se, ha premesso l’avvocato, “non possiamo essere garantisti solo quando ci fa comodo, è solo una sentenza di primo grado”.
Comunque ha rilevato che “Angelini ha riferito solo una piccola parte dei prelievi compulsivi fatti tra il 2006 e il 2007 e che ammontano a qualcosa come 30 milioni di euro. In realtà – ha accusato – stava svuotando i suoi conti, è stato un processo di distrazione. Ma lui seleziona 24 di questi prelievi e dice di esserseli ricordati a memoria, senza tenere una contabilità delle tangenti”.
“DEL TURCO DISTRUTTO DAI POTERI FORTI”
“Questa è una Giunta che doveva essere fatta fuori perché operava con danno gravissimo alle operazioni illegittime di alcune cliniche private. Abbiamo vite distrutte, una reputazione politica, quella di Ottaviano Del Turco, distrutta dopo decenni di vita pubblica. Su di lui si è abbattuto un ciclone, paga i veri poteri forti di questo Paese”.
Così l’avvocato Giandomenico Caiazza ha concluso la sua arringa difensiva di oltre 4 ore al processo d’Appello sulla “Sanitopoli” abruzzese che nel 2008 portò all’arresto dell’allora presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e di altri assessori.
“Qualunque sia la ragione questa vicenda è un’enormità che non può sopravvivere a se stessa, e va ricondotta alla normalità, per questo chiedo l’assoluzione per Del Turco perché i fatti non sussistono”, ha concluso Caiazza, chiedendo l’annullamento della condanna di primo grado a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
Il sostituto procuratore generale Ettore Picardi aveva chiesto invece la riduzione a 6 anni e 6 mesi.
“VIAGGI MESSI A CARICO DI DEL TURCO”
Nell’ultima parte del suo intervento difensivo, Caiazza si è soffermato sui tanti viaggi che Vincenzo Angelini, ex patron di Villa Pini, ha asserito di avere fatto fino a Collelongo (L’Aquila), paese di origine e residenza di Del Turco, per le presunte dazioni di denaro che hanno portato alle accuse di corruzione.
“Controllando tutti i Telepass è venuto fuori che Angelini è uno stalker, ci sono 64 viaggi tra il 2004 e il 2007, e 17 volte prima che iniziassero le dazioni – ha evidenziato – Nonostante la sentenza dica che i viaggi confermano i prelievi, non ce n’è neanche uno nello stesso giorno del prelievo. Dicendo che Camillo Cesarone gli diceva quando prelevare e quando consegnare, Angelini si svincola dall’obbligo di dover costruire un riscontro”.
Poi Caiazza ha citato un passaggio in cui “Angelini dice di se stesso: non è che ho preso a caso 10 viaggi e li ho ‘schiaffati’ a carico di Del Turco, è una excusatio non petita, è esattamente quello che ha fatto”.
“LA FOTO DELLE MELE? LA PROVA DELLA MENZOGNA”
E ancora sulla famosa foto delle mele che Del Turco avrebbe dato ad Angelini per inserirle al posto dei soldi nella busta che portava con sé, in modo da non insospettire l’autista.
“La caratteristica di tutte le prove fotografiche di questo processo è che non ce n’è una che si veda – è sbottato Caiazza – Del Turco secondo loro si pone il problema della presenza dell’autista solo il 2 novembre, proprio quando Angelini ha scattato la fotografia”.
Come elementi per vanificare l’attendibilità della foto, il legale ha evidenziato che “la busta è diversa da quella iniziale” mentre “le foto successive a quella delle mele sono state scattate nell’ottobre 2006 a un cantiere di Villa Pini come ricostruito dalle nostre perizie. Insomma, La vicenda del 2 novembre è la prova definitiva del mendacio di Angelini contro Del Turco”, ha concluso.
“ORMAI CI SONO SOLO MACERIE”
In conclusione una metafora sismica, paragonando la vicenda del Turco a un terremoto.
“Sono danni irrecuperabili – ha detto alla Corte – Possiamo solo auspicare che ci consentiate di dire che qui ci fosse una bella casa, abitata da persone perbene, ma ora ci sono solo macerie. Abbiamo solo bisogno di sentirci dire che i fatti non sussistono. L’unica cosa che va oltre ogni ragionevole dubbio è l’insussistenza dei fatti”.
MILIA: “PERCHE’ INCHIESTA SOLO CONTRO ANGELINI?”
“Perché l’inchiesta Sanitopoli è stata solo contro Vincenzo Angelini e non su tutte le cliniche? La matrice del processo è viziata dalla posizione di Angelini che cerca di uscire indenne dalla situazione. Ma Angelini non è attendibile”.
Così l’avvocato Giuliano Milia, difensore di alcuni imputati nel processo d’Appello sulla “Sanitopoli” che nel 2008 decapitò la Giunta regionale con l’arresto dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, nel corso della sua arringa pomeridiana all’udienza di oggi.
Dopo il suo intervento in difesa di Del Turco, condannato a 9 anni e 6 mesi in primo grado e per il quale sono stati chiesti 6 anni in Appello, e degli altri suoi assistiti, gli imputati Lamberto Quarta, Sabatino Aracu e Silvio Cirone, l’arringa di Marco Femminella, legale di Camillo Cesarone, ha concluso questa udienza.
Su Quarta, Milia ha evidenziato come “la lettura della sentenza dimostri che non è individuato un ruolo che abbia definito un comportamento capace di inserirsi attività arbitrarie contestate”.
Anche Femminella si è concentrato sulla figura di Angelini, “è Nicola Trifuoggi a fargli i nomi dei cosiddetti predestinati, quando è stato fatto il nome di Aracu ha smentito di averlo pagato salvo poi confermarlo”, ha detto in riferimento all’allora procuratore capo di Pescara, oggi vice sindaco dell’Aquila.
Il legale di Cesarone, condannato a 9 anni in primo grado, ha anche evidenziato “il clima difficile in cui si è celebrato processo di primo grado”. Sempre sulle foto scattate da Angelini per documentare le presunte dazioni di denaro, “c’è una foto che è stata datata il 9 novembre 2007. Nell’immagine c’è il sole, ma controllando il sito Meteomont c’erano temporali forti e poi se Angelini va a casa di Cesarone, perché Del Turco lo dovrebbe ricevere a casa sua?”.
Passaggio anche sugli orologi additati come prove di corruttela. “Ci si è attaccati agli orologi e a un viaggio in Grecia da 1.500 mila euro. Non c’era nulla, si è cercato di trovarla sugli orologi, ma in gran parte erano stati acquistati prima al fatto. Cercare i soldi a 360 gradi e non trovarli ha un significato”.





