PESCARA – Assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

Questa è la richiesta del legale dell’ex governatore d’Abruzzo Ottaviano Del Turco, l’avvocato Giandomenico Caiazza, al termine dell’arringa, cominciata ieri, nel processo Sanitopoli su presunte tangenti nella sanità privata abruzzese, in corso a Pescara e la cui sentenza è prevista sabato.

Una richiesta che, secondo il legale, si basa in primo luogo sull’assenza di prove delle presunte tangenti ricevute da Del turco, anche oggi in aula. “Non c’è la traccia di un solo euro, è un processo fondato sulle assurdità impossibili da affermare come fatti ragionevoli”, ha detto Caiazza.

“Non c’è nulla di nulla. Non ci sono riscontri”, a quanto dichiarato dall’ex patron di Villa Pini, Vincenzo Maria Angelini.

“La vita di Del Turco non si è modificata, ma è rimasta immutata nella sua sobrietà e semplicità”.

Per il legale, “la verità è raccontata già dagli atti del processo, non dobbiamo convincere nessuno. La nostra pena – ha proseguito – l’abbiamo già subita. Le nostre vite sono state stravolte da questa vicenda”.

In secondo luogo, il legale si è soffermato sulla presunta tangente “delle mele” che l’ex patron di Villa Pini avrebbe consegnato a Del Turco il 2 novembre 2007, a Collelongo (L’Aquila).

L’avvocato ha definito “assurdità” quanto raccontato da Angelini, aggiungendo che tutta la vicenda “è prova di uno scienziato della calunnia materiale, di una mente visionaria”. Riguardo alle foto relative all’episodio, ha sottolineato che l’imprenditore volutamente “sceglie di non documentare la dazione, lasciando invece indizi da cui si dovrebbe presumere che è avvenuta”. Per Caiazza, inoltre, non esiste una sola immagine che ritragga una persona identificabile. Parlando della busta dei mele con cui Angelini esce da casa Del Turco, il legale di Del Turco ha parlato di “film di un calunniatore di professione”.

Secondo l’accusa, l’ex governatore avrebbe intascato da Angelini 5 milioni e 500 mila euro insieme con l’ex segretario generale dell’Ufficio di presidenza della Regione, Lamberto Quarta e all’ex capogruppo del Pd, Camillo Cesarone. Per Del Turco, al termine della requisitoria, la procura ha chiesto 12 anni di reclusione. Al momento è in corso l’arringa difensiva del legale dell’ex parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu.

DEL TURCO, ”SONO TURBATO, DIFFICILE PARLARE”

“È difficile parlare perché sono molto toccato e soprattutto la parte finale dell’arringa mi ha turbato per i riferimenti fatti alla storia della mia vita e all’immagine che di me hanno milioni di italiani”.

Lo ha sottolineato l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, al termine dell’arringa difensiva del suo legale, nel processo relativo all’inchiesta Sanitopoli è accusato di associazione per delinquere, corruzione, abuso, concussione, falso. Per questi reati il 14 luglio 2008 fu arrestato.

“Sono grato all’avvocato Caiazza – ha proseguito – perché la sua ricostruzione dei fatti ha una logica talmente stringente che non riesco a immaginare come una Corte possa dire no”. Riguardo all’episodio della presunta tangente che avrebbe ricevuto, il 2 novembre 2007, dall’ex patron di Villa Pini, ha sottolineato che il suo difensore ha fornito una “spiegazione logica, razionale e bella anche dal punto di vista della narrazione”.

“È la prima volta – ha aggiunto – che ho a che fare con un processo penale e questa volta ne esco con la convinzione che il lavoro che hanno fatto i miei legali può mettere la Corte nella condizione di esprimersi con grande serenità su questa vicenda”.

IL LEGALE DI ARACU: “NESSUNA PROVA CONTRO DI LUI”

“Non c’è prova delle dazioni dell’ex patron di Villa Pini, Angelini ad Aracu”.

Lo ha detto l’avvocato Maurizio Parisi, difensore dell’ex parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, nel corso della sua arringa nel processo sulla sanitopoli abruzzese.

Nel procedimento, Aracu deve rispondere di associazione per delinquere, concussione, tentata concussione, truffa e abuso d’ufficio. È accusato da Angelini, fra le altre cose, di avergli chiesto una tangente da due milioni di euro, mai comunque corrisposta.

A metterlo nei guai anche alcune rivelazioni fornite dalla ex moglie, Maria Maurizio attraverso un memoriale consegnato agli inquirenti. Per Aracu, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione “con la formula più ampia”.

La procura, al termine della requisitoria, aveva chiesto 9 anni di reclusione. Nel suo intervento, Parisi dello studio dell’avvocato di Giulia Bongiorno, ha spiegato che “Angelini indica con precisione i prelievi di danaro, ma mai le date della consegna”.

Per il legale, dunque, “i prelievi non dimostrano nulla”. Secondo il difensore, “non ci sono neppure riscontri sulle pressioni di Aracu ad Angelini”.

Anche la Maurizio, a suo dire, “non vale come riscontro perché mossa da sete di vendetta contro il marito”.

Parisi ha, dunque, sottolineato che “Angelini e Maurizio hanno interessi convergenti ad accusare Aracu. Angelini ha interesse ad accusare per giustificare prelievi e ammanchi, la Maurizio per vendicarsi”.

Riguardo alla Maurizio, l’avvocato ha evidenziato che “le sue dichiarazioni sono inutilizzabili e inattendibili”.
“L’attendibilità – ha detto – è messa in crisi da diversi testimoni e da una foresta di prove che documentano il risentimento viscerale nei confronti del marito. Lo voleva vedere in carcere”.

Un risentimento “fortissimo”, a suo dire, dovuto a motivi passionali-familiari ed economici”.