L’AQUILA – “Abbiamo distrutto un giovane avvocato con un processo inventato e false dichiarazioni di un imputato, Vincenzo Angelini, trattato come un attore, ascoltato 10 volte da 3 pubblici ministeri per costruire quello che ha costruito”.
Così l’avvocato Giovanni Cerella, difensore dell’ex assessore regionale Antonio Boschetti (condannato in primo grado a quattro anni di reclusione, ridotti a tre nella richiesta del pg), ha chiesto l’accoglimento del proprio appello e il proscioglimento da tutte le accuse nel corso dell’udienza di oggi all’Aquila del processo di secondo grado sulla “Sanitopoli” abruzzese che, nel 2008, decapitò la Giunta regionale di centrosinistra guidata dall’ex ministro e presidente dell’Antimafia, Ottaviano Del Turco.
Cerella ha discusso in modo veemente le contestazioni del principale accusatore, l’ex patron del gruppo Villa Pini, Vincenzo Angelini, che è anche imputato, sono “una macroscopica invenzione e un’accusa calunniosa”.
“Da un punto di vista giuridico non abbiamo elementi per giungere a una condanna”, ha evidenziato l’altro legale, Fabio Lattanzi.
“Non abbiamo la prova che Boschetti ha indotto, né che ha costretto, né che ha concorso. Potremmo avere un indizio solo della dazione – ha aggiunto – Gli accertamenti preliminari su Boschetti hanno dato, però, esito negativo, allora qual è la prova che ci porta a condannare quest’uomo?”.
“La discussione pone al centro di tutto Angelini. Viene ascoltato dai pm e dichiara di aver dato 60 mila euro a Boschetti. Poi si arriva all’incidente probatorio, la prova regina di questo processo, da vedere se riscontrata o meno”, ha ricordato Lattanzi.
“Angelini dice che, per Camillo Cesarone, Boschetti era ‘uno dei nostri’. Poi passa da 60 mila a 90 mila euro – ha proseguito ancora – L’attendibilità intrinseca traballa. Anche i riscontri delle dazioni traballano, si passa da niente a 30 mila euro”.
“ARACU E DEL TURCO UNO STRUMENTO DI ANGELINI”
“Vincenzo Angelini aveva e ha sempre avuto un suo disegno, Del Turco, Aracu e gli altri imputati ne sono stati strumento che doveva portare a salvare i conti e l’azienda”.
Così l’avvocato Francesco Carli, difensore dell’ex parlamentare Sabatino Aracu, nel corso della seconda arringa difensiva nell’udienza di oggi del processo d’Appello sulla “Sanitopoli” abruzzese che nel 2008 decapitò la Giunta di regionale di centrosinistra, con l’arresto del presidente, Ottaviano Del Turco, e altri assessori.
Aracu in primo grado è stato condannato a 4 anni, il pg Ettore Picardi nella sua requisitoria ha chiesto assoluzione da un’imputazione e prescrizione per un’altra.
“Ciò che è stato preso per oro colato e valorizzato, la cosiddetta prova regina che arriverebbe da un fatto esterno e oggettivo, cioè che Angelini si sia autodanneggiato, non è vero”, ha evidenziato Carli, secondo il quale, “Aracu è finito sotto processo in modo isterico, ondivago e francamente sconcertante”.
Citando anche un passaggio della “sentenza Andreotti” il legale ha contestato la sentenza di primo grado, spiegando che “l’errore del tribunale di Pescara è stato non tener conto dell’esigenza di trovare un riscontro di carattere individuale: al contrario è stato fatto un cumulo di riscontri, un errore ripreso anche dal procuratore generale”.
Sul legame ipotizzato dalle accuse tra Aracu e l’ex manager della Asl chietina, Luigi Conga, uno dei principali imputati, condannato a 9 anni in primo grado, Carli ha fatto notare che “Conga era stato designato da Giovanni Dell’Elce, che faceva parte di una componente politica interna a Forza Italia ma del tutto diversa di quella di Aracu, e addirittura a lui ostile”.
Quanto alle deposizioni di Maria Maurizio, ex moglie di Aracu che in primo grado ha raccontato presunti pagamenti di tangenti, l’avvocato ci ha visto una “orditura insincera, molto interessata e anche maldestra”.
E parlando di una telefonata intercettata tra la donna e l’imprenditore Venceslao Di Persio, che le suggeriva di operare uno “stalking tecnico” sul coniuge, Carli ha detto che “se un intellettuale come Eugenio Montale parlava di mantenere nella vita una decenza quotidiana, mi pare che qui ne siamo fuori”.
Il legale ha concluso affermando che a discarico di Carli “c’è un quadro complessivo di dati di fatto difficili da superare, si potrebbe solo con una valutazione sommaria e ben impostata come quella del tribunale di Pescara, ma non è così che si fa”.
Di qui la richiesta di accoglimento dell’Appello e, quindi, di assoluzione da tutte le accuse.
DIFESA CONGA, ”ANGELINI FECE SPARIRE 161 MILIONI DA CLINICHE”
“Nel momento in cui Vincenzo Angelini fa le sue dichiarazioni alla procura, non avrebbe avuto mai più denaro sufficiente per una gestione serena delle sue case di cura, che non esistevano più, erano gusci svuotati da lui stesso, lo dicono i consulenti”.
Così l’avvocato Cristiana Valentini, difensore dell’ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, nell’arringa difensiva nel corso dell’udienza di oggi.
Conga in primo grado è stato condannato a 9 anni di reclusione, mentre la richiesta del pg è di riduzione a 6 anni. I legali hanno chiesto che sia scagionato da ogni accusa.
Per la Valentini, “Angelini mente. La perizia del curatore fallimentare, Giuseppina Ivone – ha affermato – dice che, dal 2004 al 2009, le cliniche sono state depredate della mitica cifra di 161 milioni di euro. C’erano passaggi infragruppo che culminavano con prelievi finali andati a finire nelle mani di Angelini, e spariti dalle aziende”.
Per tutta la sua arringa difensiva la legale ha tentato di scardinare l’attendibilità come teste dell’ex patron di Villa Pini, che peraltro è anche imputato.
“Angelini parla per cinque interrogatori, ma mai di Conga. Per cinque volte gli chiedono che cosa facessero i direttori generali nel contesto della cartolarizzazione, su Conga lui risponde assolutamente niente – ha proseguito – Poi, però, improvvisamente appare in procura e accusa Conga, come mai dopo mesi si è deciso?”.
La Valentini ha citato le risposte dell’ex patron di Villa Pini, “dice di non aver parlato subito di Conga ‘per la rimozione psichica di eventi dolorosi’. In sede di incidente probatorio – ha proseguito il legale – afferma ‘avevo paura di Conga, di ritorsioni, perché di Conga mi si è sempre detto avesse collegamenti interni e internazionali con i servizi segreti’”.
“Passa dalla rimozione di eventi dolorosi ai servizi segreti, in combutta con Conga. Non ci sono parole per qualificare sostenibilità di simile affermazione”, ha detto ancora la Valentini.
“Un anno dopo, successivamente alla deposizione di Maria Maurizio, ex moglie dell’imputato Sabatino Aracu, decide di ricordarsi che Conga era in combutta anche con Aracu. Perché non lo ha detto prima? Risponde che aveva paura anche di Aracu, insomma, Angelini aveva paura di mezzo mondo”.
La legale ha anche evidenziato come Angelini abbia parlato di ispezioni in corso della Regione Abruzzo sulle sue cliniche “che invece non c’erano” mentre anche sul tema delle cartolarizzazioni “Angelini si contraddice”.
L’altro avvocato di Conga, Carmine Verde, ha assicurato che l’imputato ha dedicato al suo incarico di dg della Asl “tutta la sua professionalità di colonnello della Guardia di finanza. Nel giro di tre anni – ha ricordato – nella sua gestione ha portato la Asl di Chieti da un passivo di 175 miliardi di vecchie lire al pareggio. E questo nei 3 anni in cui ha avuto a che fare con Angelini”. Alberto Orsini





