L’AQUILA – “Non vedo la Banca degli Occhi dell’Aquila menzionata nel piano regionale di riorganizzazione della sanità, eppure è un’eccellenza nazionale, una delle 8 certificate in Italia”.

A lanciare l’allarme è il dottor Germano Genitti, direttore della struttura che oggi rappresenta anche l’oculistica ospedaliera della città, intervenendo nel dibattito in corso in vista del taglio ai reparti di tutti gli ospedali abruzzesi imposto dalla cosiddetta riforma Lorenzin, che trasforma definitivamente la sanità da servizio ad azienda e minaccia di avere ripercussioni molto negative sull’udienza.

“Non ho contattato né sono stato contattato da alcuno dell’Agenzia sanitaria regionale (l’Asr che si sta occupando della nuova geografia dei reparti, ndr) con la quale, comunque, voglio parlare, così come parlerò con il nuovo direttore generale della Asl aquilana, Rinaldo Tordera – annuncia Genitti – Spero che con lui si possa risolvere questa diatriba, predisponendo un incontro al più presto”.

Sono stati già molti i primari a lamentarsi della chiusura dei propri reparti, in alcuni casi ottendendo un dietrofront dell’Agenzia, vedi il caso della Pneumologia, con l’allarme lanciato a questo giornale dal primario, Alfeo Fiore Donati.

Ma, spiega Genitti, “vorrei fare un discorso più alto, non di singola unità. L’Aquila cerca di risollevarsi dopo il sisma, c’è una serie di reparti che dà il massimo, penso anche all’Otorinolaringoiatria con Gian Piero Di Marco, come la Radioterapia con Ernesto Di Cesare – prosegue – Questi sono poli di eccellenza, diretti da cinquantenni e potrebbero dare un futuro alla città, eppure sono non presi in considerazione né tantomeno oggetto di discussione”.

“Se vogliamo mantenere un ospedale di livello le specialistiche sono fondamentali, soprattutto quelle chirurgiche – prosegue ancora – Bisogna lavorare anni per formare un chirurgo, è obbligatorio puntarci e creare know-how valido anche per uno scambio tra vari reparti. Se dobbiamo operare un paziente in tandem con l’Otorino, ma non ne ho una valida, quel paziente non si può operare”.

Genitti ricorda che la Banca degli occhi “in dieci anni, come centro di riferimento regionale per la donazione delle cornee e delle membrane amniotiche, ha creato la cultura delle donazioni con oltre 2 mila cornee processate”.

“Quanto all’attività prettamente oculistica e diagnostica – prosegue – nel 2015 in soli tre medici abbiamo effettuato un’attività totale chirurgica di 1.603 interventi, 500 dei quali complessi sulla retina per maculopatie e chirurgia vitroretinica come i distacchi di retina. Nel 2015 sono ripartiti anche trapianti di cornea”.

Con l’applicazione della riforma Lorenzin, tantissime unità operative complesse (Uoc) si trasformeranno in unità operative semplici dipartimentali (Uosd) con il taglio dei posti letto e ridimensionamento di budget, professionisti e apparecchiature, oltre che di ambizioni.

“Attualmente abbiamo due Uosd, una di Banca degli occhi e l’altra di Clinica oculistica – ricorda il medico – Nei prossimi anni, se le cose resteranno così, potrebbe arrivare una riduzione di risorse per quanto riguarda strumentazioni innovative e il personale”.

Inoltre, si lamenta ancora, “da vent’anni non vengono effettuate assunzioni nei reparti di Oculistica e, quindi, la formazione di nuovi giovani chirurghi viene meno e così anche il ricambio generazionale. Non è che ci chiudono, ma non disporremo più di risorse per lo sviluppo”.

“Questo sarà un danno non solo per noi, ma per la città: queste strutture rischiano di rimanere indietro, potrebbero smettere di essere attrattori anche da fuori regione com’è stato fino a ora – conclude Genitti – Ripeto, non si tratta di voler fare i primari o meno, ma c’è un impoverimento complessivo della struttura e della sanità aquilana”.