L’AQUILA – “Risposta sconcertante”, così Daniele Toto (Futuro e libertà per l’Italia) bolla la replica del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, all’interrogazione sulla sanità in Abruzzo, presentata il 17 novembre 2010 su mobilità sanitaria passiva, liste d’attesa, sovraffollamento di taluni reparti ospedalieri.
Secondo la nota diffusa da Toto, il ministro Fazio “non ha riscontrato nessuna delle tre domande poste in interrogazione”, ha lasciato confezionare “un’inutile e raffazzonata” risposta al segretariato generale della presidenza della Regione Abruzzo.
Un accusa, dunque, che ha due obiettivi: da un lato il titolare del dicastero della Salute e dall’altro Gianni Chiodi e le politiche sanitarie della Giunta regionale.
LA NOTA INTEGRALE DI TOTO
La risposta del ministro della salute sconcerta per la miserevolezza dei profili tecnico e qualitativo, sbalordisce per la sciatteria istituzionale e offende buon senso e intelligenza di chiunque. Ancora di più, però, sconforta per l’implicita ammissione di rassegnata impotenza che trasuda dal suo tenore letterale e sostanziale di quella risposta.
Essa, infatti, risulta totalmente sub-appaltata al “segretariato generale della presidenza della regione Abruzzo”, sulla base degli elementi forniti dal quale “si risponde all’interrogazione”, riferendo, tra l’altro, a proposito della mobilità passiva extraregionale, ciò che “il segretariato ritiene di poter affermare…” oppure, circa le prospettive per il sistema sanitario regionale, ciò che il “segretariato ha sottolineato…”.
In sostanza, il ministro interrogato, che non ha risposto a nessuna delle tre domande poste in interrogazione, ha lasciato confezionare un’inutile e raffazzonata risposta per illustrare non, come richiesto e come sarebbe stato istituzionalmente corretto e puntuale, le valutazioni, gli orientamenti e le eventuali decisioni del governo sul merito delle questioni rappresentate, ma il punto di vista, estraneo al sindacato ispettivo, del “segretariato generale della presidenza della Regione Abruzzo”.
Insomma, è stato come lasciar illustrare a un lupo le valutazioni e le iniziative dei pastori per la protezione delle pecore. Prendo atto che il ministero non ha nulla da dire, in via autonoma né nulla da fare in relazione agli enormi disagi patiti dagli abruzzesi, pazienti e operatori, per l’assistenza sanitaria.
Niente per le liste d’attesa, anche di un anno per una mammografia, sulle quali la risposta, incomprensibile, è stata redatta in preda a penosi contorcimenti sintattici; niente per i livelli essenziali di assistenza; niente per spiegare dove sono finiti i 20 milioni di euro di aumento della mobilità passiva extraregionale tra il 2007 e il 2009. Sembra che, se non ci fosse stato il terremoto, vivremmo in un’oasi paradisiaca, commissariata per sbaglio!
La verità è, però, freudianamente sfuggita nel finale della risposta, laddove si accenna, riferendosi alla “garanzia di assistenza per i cittadini”, alle “risorse necessarie per la sostenibilità”.
Ecco la chiave di volta: il ministero della Salute è di fatto esautorato dal “governo” degli assetti del sistema sanitario che, invece, è saldamente nelle mani del ministero dell’economia e delle finanze che, con cipiglio e cinismo ragionieristico, detta i “compiti”, affidati, per lo svolgimento, al sub-commissario.
A tutti gli altri, ministro della Salute, commissario ad acta, eletti di ogni livello, Consiglio regionale e cittadini, corrivi o sgomenti, tocca il ruolo di impotenti spettatori.
Di questo, la trasandata, rassegnata e imbarazzante risposta del Ministro della salute all’interrogazione è indiretta ma eloquente conferma.






