PESCARA – “Sono consapevole che nella maggioranza c’è chi vuole una sola Asl, chi ne vuole due e chi quattro, ma io continuo a credere, e ho buoni argomenti per dimostrarlo, che la migliore soluzione è quella della asl unica”.
Tiene la barra dritta, l’assessore alla sanità Silvio Paolucci, fermo nelle sue convinzioni, nello smentire quanto riferito da questa testata sul suo tentativo di far passare la Asl unica addirittura in sede di approvazione del bilancio di previsione, con un emendamento di fine anno in consiglio regionale.
Ipotesi che ha provocato una levata di scudi nella maggioranza, in particolare da parte della nuova “fronda teramana”, capeggiata dal capogruppo del Pd Sandro Mariani e dal consigliere Luciano Monticelli, in quanto si ragiona, molto difficilmente potrà essere scelta come della direzione generale della Asl unica, e subirà subire le maggiori penalizzazioni dall’accorpamento. Fronda appoggiata però assicura Mariani, anche da Donato Di Matteo, Pierpaolo Pietrucci, Pd Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri di Abruzzo civico, e ancora Maurizio Di Nicola di Centro democratico. Insomma da un numero più che sufficiente per far naufragare con un amuntinamento la nave di D’Alfonso, che già naviga in acque tempestose.
“La proposta di legge finanziaria è stata approvata in giunta il 10 dicembre, e non c’è nessuna ipotesi di Asl unica – assicura però Paolucci – e non è nemmeno nell’ordine delle cose possibili l’emendamento paventato. Se questa era l’intenzione, un provvedimento di tale portata e importanza sarebbe stato inserito direttamente come collegato nella legge di bilancio”.
Una smentita che potrebbe confermare però l’impossibilità di collegati ed emendamenti che prevedano l’epocale accorpamento, in quanto non ci sono le condizioni politiche di forzature, né in giunta, né tantomeno in consiglio, per il semplice fatto che la maggioranza si squaglierebbe come neve al sole.
Queso di là delle parole dell’assessore, rende comunque plausibile che semplicemente da parte di Paolucci ci sia stato un dietrofront dettato dalla ragion di coalizione.
Del resto che ci sia forte disaccordo su questa importante partita all’interno della coalizione del centrosinistra e anche del Pd lo riconosce anche Paolucci.
“È vero, ci sono posizioni differenti – afferma l’assessore – ma a Mariani dico che dobbiamo abbassare i toni, e ragionare serenamente entrando nel merito, confrontare i pro e i contro di tutte e tre le ipotesi in campo, e sono convito che una sintesi si potrà ed anzi si dovrà trovare”.
Paolucci si anticipa dunque il lavoro snocciolando le sue di argomentazioni, contro l’attuale assetto a quattro aziende sanitarie, ritenute inefficienti e diseconomiche.
“Ciascuna Asl – spiega infatti l’assessore – ha un suo nomenclatore tariffario delle prestazioni sanitarie, con il risultato che è impossibile verificare l’omogeneità delle prestazioni erogate; i centri di acquisto distinti chiudono contratti che differiscono non solo per prezzi ma anche per qualità e tipologia delle prestazioni richieste. Si arriva così alla situazione in cui uno stesso fornitore, per il medesimo servizio, è pagato in modo differente a seconda della Asl”.
E ancora, incalza Paolucci, “nelle quattro Asl sono differenti anche i contratti di secondo livello dei dipendenti, i grandi presidi ospedalieri sono in concorrenza tra di loro, invece di essere integrati, di fare rete, e questo indebolisce tutto il sistema sanitario regionale. E potrei andare avanti: per questo ritengo che invece di alimentare le polemiche è necessaria una discussione seria e molto profonda”.
Una richiesta quest’ultima che non dovrebbe avere difficoltà ad essere accolta: proprio questo avrebbero chiesto gli esponenti di maggioranza contrari alla Asl unica a Paolucci: nessuna forzatura o scorciatoia, perché la riforma delle Asl ha bisogno di una gestazione lenta, e del massimo della condivisione.
Con buona pace della mistica dell’Abruzzo facile e veloce, che far riforme come un rullo compressore promesso da D’Alfonso in campagna elettorale.
Infine Paolucci tiene precisare che non gli risulta “che Di Matteo e Pietrucci siano contrari alla Asl unica”, e che l’ipotesi presentata come compromesso o piano B, quello di mantenere quattro aziende separate, centralizzando gli acquisti e l’edilizia, non è un’opzione, ma un obbligo.
“La centrale unica degli acquisti – conclude infatti l’assessore – a prescindere dal numero delle Asl, è prevista dalla normativa nazionale, imposta alle Regioni per razionalizzare la spesa sanitaria, e dovremo comunque realizzarla nel corso del prossimo anno”.





