CHIETI – A prescindere da quale sarà l’esito ultimo del giudizio del Consiglio di Stato, bisogna dare comunque e in tutti i casi garanzia sulla continuità delle attività sanitarie di tutte le aziende interessate con la contemporanea assicurazione dei livelli occupazionali odierni, così come faticosamente raggiunti con gli accordi sindacali di cui le organizzazioni sindacali rivendicano titolarità e merito.

È l’appello che le segreterie regionali e provinciali di Cgil Cisl e Uil lanciano in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, attesa per il prossimo 13 aprile, sulla decisione del Tar Abruzzo che ha dichiarato l’illegittimità degli accreditamenti concessi dalla Regione Abruzzo alla curatela fallimentare della casa di cura Villa Pini di Chieti.

Secondo le organizzazioni sindacali, che annunciano di volersi attivare per incontrare i sindaci, prefetti, parlamentari abruzzesi e i vertici della Regione “è incomprensibile agli occhi e ai cuori dei lavoratori, ma non solo a loro, come possa esserci la sola opportunità, come peraltro è già stato per il Tar Abruzzo, che un’interpretazione legislativa di un articolo di una norma regionale, posto peraltro a tutela del pagamento delle retribuzioni dei lavoratori e fortemente voluto da Cgil, Cisl e Uil, da parte di un organo giudicante, si tramuti in un perfetto boomerang e in un solo colpo azzeri 1.400 posti di lavoro”.

“Se cio accadesse – aggiungono – la situazione porterebbe migliaia di famiglie a sprofondare in un dramma sociale dagli imponderabili risvolti” ed evidenziano che la sentenza del Consiglio di Stato su Villa Pini, “per un effetto domino si trasferirà anche alle altre strutture del gruppo come Sanstefar, Santa Maria, Sanatrix, Maristella e la Cicala, dopo la relativa attuale ritrovata tranquillità frutto di dure e lunghe vertenze sindacali che hanno visto Cgil Cisl e Uil portare presso tutte le istituzioni locali regionali e nazionali in un arco di tempo di oltre due anni il dramma del fallimento Villa Pini che ha condotto dall’azzeramento totale del gruppo, passando per la riassegnazione dei budget per singola struttura alla agognata e definitiva vendita all’asta”.