PESCARA – Una somma di 7 milioni di euro sarà investita dalla Regione Abruzzo per promuovere la prevenzione del carcinoma del colon retto, del collo uterino e quello mammario, attraverso esami di screening, e ci sarà una maggiore prevenzione anche dell’infezione da Hiv.

Questi i dati riportati nella conferenza stampa tenuta questa mattina dall’assessore regionale Luigi De Fanis, che ha la delega alla Prevenzione collettiva, per illustrare i contenuti di due provvedimenti di Giunta, approvati lunedì scorso: il primo riguarda la ridefinizione delle modalità organizzative degli screening oncologici regionali, mentre il secondo interessa l’istituzione del sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezioni da Hiv.

I TUMORI

“Lo screening nel territorio abruzzese – ha dichiarato De Fanis – si è sempre fatto. Quest’anno, però, abbiamo voluto affidare il coordinamento degli screening alla Regione, nelle figure del sottoscritto, della direttrice dell’Assessorato regionale alla Sanità, Maria Crocco, e dei dirigenti che si interessano di prevenzione”.

Come ha spiegato l’assessore, infatti, “da quest’anno non ci sarà più una Asl capofila, ma ognuna di quelle presenti nel nostro territorio attueranno questi studi di screening e tutte riceveranno, proporzionalmente alla popolazione assistita, i fondi stanziati”.

“A livello regionale – ha affermato Maria Crocco – è stato istituito un apposito comitato tecnico-scientifico che coordinerà questo screening, presieduto da Tamara Agostini, dirigente del servizio Prevenzione collettiva della direzione Sanità, e ne faranno parte tecnici e medici, uno per ogni Asl responsabile di quella tipologia di screening”.

I DATI

Per quanto riguarda il tumore alla mammella, come ha spiegato la Agostini, il target delle donne colpite va dai 50 ai 70 anni, con un round di periodicità e di richiamo biennale. Questi esami verranno effettuati da ciascuna Asl attraverso i centri di radiologia, per cui ci sarà una chiamata attiva e gratuita alle donne rientranti nel target, per garantire a tutte la prevenzione di questo tumore sempre più diffuso.

Relativamente allo screening cervico carcinoma, in regione viene effettuato attraverso il test dell’Hpv (papilloma virus). Il target questa volta riguarda le donne comprese tra i 25 e i 64 anni e la periodicità è triennale.

“Nel momento in cui il test dovesse risultare positivo – ha proseguito la dirigente – lo stesso vetrino istologico verrebbe utilizzato per eseguire il pap test e gli altri esami successivi, come la colposcopia, e poi ancora le varie analisi istologiche del caso. Riteniamo sia importante che anche qui tutte e quattro le Asl siano adeguatamente attrezzate e organizzate, in modo tale che ciascuna abbia un centro che si occupi anche di questo screening e un laboratorio che segua tutti gli step eventualmente successivi”.

Poi c’è lo screening per la prevenzione al tumore del colon retto, il cui target è tra i 50 e 69 anni, con una periodicità di esecuzione biennale.

“Qui stiamo studiando una modalità self sempling – ha dichiarato la dottoressa Agostini – attraverso l’invio a domicilio dei tipi di prelievo, in modo tale da facilitarne l’accesso a una popolazione sempre più ampia; anche in questo tipo di screening rieteniamo necessario che ogni Asl si organizzi con un centro, per cercare di coprire l’intera popolazione, considerando che poi non tutti i territori delle nostre quattro province sono uguali”.

INFEZIONI DA HIV

“Sempre nella stessa seduta della Giunta regionale di lunedì – ha comunicato De Fanis – si è portata anche una delibera che tende ad attivare, da parte della nostra Regione, disposizioni nazionali sul sistema di sorveglianza sulla infezione da Hiv e allo stesso modo cercare di implementare lo studio di una patologia fortemente in ascesa che è la paralisi flaccida acuta”.

L’assessorato ha impegnato la somma di 100 mila euro, 5 mila per ogni Asl, e una parte di questi fondi verrà data a quattro centri di pediatria, uno per ogni Asl, per lo studio della paralisi flaccida.

“Fino a oggi – ha comunicato la Agostini – era presente un sistema di sorveglianza quando ormai la malattia era già conclamata e divenuta Aids. Si è visto quindi che, per poter affrontare dei programmi di prevenzione più efficaci, è importante anticipare la sorveglianza al momento del primo contagio, quando quindi la malattia non è ancora conclamata”.

“È importante – ha continuato – sia perché quando un soggetto ha l’Hiv è gia contagioso, sia perché in questo stadio si vuole cercare di capire il perché e in quali strati della popolazione si diffonde, per poter prevenire e intervenire con sistemi più efficaci”.

La prevenzione è importante, soprattutto in un momento in cui l’attenzione sulla stessa è fortemente scesa, e questo ha già provocato, come ha spiegato la dottoressa, un aumento dei casi affetti. (v.t.)