L’AQUILA – Il Dipartimento di salute mentale della Asl entra in carcere, per offrire maggiore assistenza ai detenuti.
È questo uno dei punti dell’intesa firmata questa mattina tra la Asl n. 1, nella persona del manager Gianacarlo Silveri e i direttori degli istituti di pena dell’Aquila, Sulmona e Avezzano, in cui viene stabilito un piano di potenziamento dei servizi sanitari all’interno del carcere in applicazione del decreto ministeriale del 1 aprile 2008, che ha sancito il trasferimento di tutte le funzioni sanitarie svolte all’interno del circuito dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile alle competenze del servizio sanitario nazionale.
“In questi anni abbiamo verificato bene modalità e necessità per l’accordo – ha spiegato il manager Silveri – Con il potenziamento dei servizi sanitari all’interno delle case circondariali si farà in modo che i detenuti possano essere assistiti al meglio senza uscire fuori dal carcere, così da ridurre i rischi legati allo spostamento”.
Tra le altre novità importanti, un’attività di prevenzione contro il rischio di suicidio dei detenuti in carcere e, soprattutto, un rafforzamento del servizio del Ser. T., che offrirà assistenza sanitaria a psicosociale nei confronti dei detenuti tossicodipendenti a alcol dipendenti.
“Il protocollo d’intesa – ha affermato il responsabile della medicina Penitenziaria della Asl, Giuseppe Carducci – regolamenterà tra l’altro anche le modalità di accesso del personale sanitario all’interno delle carceri”.
Alla firma del protocollo erano presenti anche il direttore del carcere dell’Aquila, Tullio Scarsella e quello di Sulmona, Sergio Romice.
Il nuovo assetto sanitario all’interno del carcere prevede anche un potenziamento dell’organico, composto da personale di ruolo Asl, all’interno dell’istituto penitenziario.
Nel carcere dell’Aquila, a fronte di 130 detenuti, operano cinque infermieri, sette medici di guardia e sette specialisti. Nell’istituto di Sulmona, che ospita 400 carcerati, lavorano sette medici, sette specialisti e 12 infermieri, mentre in quello di Avezzano, che conta 90 reclusi, ci sono tre medici di guardia e un responsabile, tre infermieri e cinque specialisti.





