L’AQUILA – Anche la Regione Molise aveva provato, con la finanziaria 2010, a introdurre una norma per consentire il rinnovo dei contratti ai precari della sanità, legge successivamente impugnata dal Governo e dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

La legge molisana aveva introdotto una previsione secondo la quale “i contratti del personale di tutto il Servizio sanitario regionale assunto a tempo determinato oppure con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, possono essere prorogati, in caso di riscontrata carenza di organico, per la durata massima del piano di rientro così come prevista dall’intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome concernente il nuovo patto per la salute per gli anni 2010/2012, nel rispetto dei relativi limiti annuali di spesa”.

Con sentenza numero 77 del 2011 la Corte Costituzionale, presieduta da Ugo De Siervo, ha emesso un parere sulla legittimità del provvedimento, accogliendo le osservazioni della presidenza del Consiglio dei ministri e dichiarandone l’incostituzionalità.

Altra analogia con il Molise si ravvisa anche nella sentenza successiva, la 78, nella quale si riafferma il ruolo del commissario ad acta: “Le funzioni amministrative del commissario, ovviamente fino all’esaurimento dei suoi compiti di attuazione del piano di rientro, devono essere poste al riparo da ogni interferenza degli organi regionali, senza che possa essere evocato il rischio di fare di esso l’unico soggetto cui spetti di provvedere per il superamento della situazione di emergenza sanitaria in ambito regionale”.