L’AQUILA – “La Regione ha adempiuto a tutte le prescrizioni del governo centrale e a breve sarà valutata l’uscita dal commissariamento, avendo tutte le carte in regola per riacquistare la piena autonomia decisionale”.

Questa la tranquillizzante dichiarazione dell’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, parlando in un convegno ad Avezzano (L’Aquila) in merito della questione dell’uscita dal commissariamento da parte del governo nazionale a cui è sottoposta da anni la Regione a causa del pesante deficit sanitario strutturale.

In tal senso, un tavolo a Roma, probabilmente decisivo, è stato fissato per il prossimo 19 aprile, ma qualche intoppo al di là dell’ottimismo ancora c’è.

La Regione, infatti, in buona sostanza è pronta da 2 mesi per uscire dal regime commissariale e fin qui aspetta e spera: tempi burocratici e le festività di mezzo, d’accordo, ma il sospetto è che ci sia anche qualche pregiudiziale di tipo politico.

Il clima con il ministero è, difatti, teso, dopo la discussa nomina dell’ex candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Teramo Manola Di Pasquale come presidente dell’Istituto zooprofilattico, che ha suscitato un pandemonio e anche il rischio di commissariamento dell’ente per il ritardo a scegliere un direttore generale, poi individuato in Mauro Mattioli, ex rettore teramano.

Di qui qualche frizione di troppo tra il governatore, Luciano D’Alfonso, e il ministro Beatrice Lorenzin, che potrebbe aver reso a ostacoli il percorso di fine commissariamento.

Quanto alle aziende sanitarie, ne resteranno quattro e la prospettiva di una unica Asl verrà affrontata solo a fine legislatura, nel 2019.

La decisione è stata presa dagli stessi D’Alfonso e Paolucci dopo aver provato a testare la svolta e aver incassato per tutta risposta reazioni rabbiose e bipartisan da tutti i territori, come d’altronde già avvenuto per la chiusura dei punti nascita con numeri troppo bassi.

Anche in questo senso va in quadrata l’accelerazione nella nomina dei manager nelle Asl aquilana (Rinaldo Tordera), pescarese (Armando Mancini) e chietina (Pasquale Flacco), che non sarebbero stati ingaggiati nella prospettiva della fusione.

A dicembre AbruzzoWeb ha svelato la proposta di legge depositata da Paolucci, che prevedrebbe la sede all’Aquila dell’Azienda sanitaria unica (Asu) e il manager scelto dalla Giunta regionale.

Ma a questa indiscrezione le reazioni sono state feroci, su tutte quella del capogruppo del Partito democratico, Sandro Mariani, primo a opporsi in un discorso che ha trovato molti appoggi anche dal centrodestra.

Altra problematica la situazione finanziaria delle Asl, non omogenea: solo quella numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila sarebbe in attivo, con i conti risanati, mentre le altre devono affrontare passività di varia misura e questo complicherebbe ulteriormente le cose.

Di qui la decisione di lasciar perdere, piuttosto che trovarsi il nemico in casa e dove affrontare una guerra totale per il resto del mandato.

Resta aperta tutta la vicenda del riordino dei reparti, con alcune scelte strategiche già fatte e la divisione in poli chirurgici L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti scelta dall’Agenzia sanitaria regionale guidata da Alfonso Mascitelli.

Una configurazione che, in futuro, renderà possibile la nascita solo sulla costa di un ospedale “di secondo livello”, ovvero di tipo che avrà maggiori reparti e finanziamenti secondo la riforma Lorenzin che opererà tagli lineari alla sanità italiana trasformandola definitivamente da servizio ad azienda.

Sulla geografia dei reparti questo giornale ha dato alcune anticipazioni che hanno sollevato un pandemonio per la scomparsa di reparti chiave nel capoluogo come in altre piazze e il loro ridimensionamento in unità operative semplici, senza posti letto e con budget minori.

Tra questi, la Pneumologia (poi reinserita),  Oculistica, Otorinolaringoiatria e Chirurgia vascolare solo al “San Salvatore” dell’Aquila, prospettiva che ha causato una serie di proteste di primari e amministratori.

Il nuovo piano sanitario dovrebbe comunque prevedere 13 ospedali in Abruzzo: 4 di base, 7 di primo livello e 2 (Penne e Castel di Sangro) di area disagiata.