L’AQUILA – “La richiesta di moratoria per un anno di ‘non perfetta legalità’ chiesta al presidente Chiodi nell’ambito dell’audizione alla commissione Marino, appare ai più come un fatto sconcertante anche se è comprensibile che per particolari tipologie di assistenza, come la psico-riabilitazione possano essere necessarie tempi e strumenti per il rientro in un ambito dignitoso di prestazioni”.

È quanto afferma Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per l’Italia.

“Ritengo sia però dovere del Commissario Chiodi entrare nel merito in maniera più specifica, illustrando i percorsi legittimi e virtuosi utili al raggiungimento di tali obiettivi. I segnali purtroppo, che vengono da più parti denunciano al contrario un piano di rientro del tutto incapace di produrre soluzioni credibili ed efficaci per il servizio sanitario abruzzese”.

“La mobilità passiva – continua Evangelista – in costante aumento e con notevoli costi nei riguardi di altre regioni che ha raggiunto la percentuale record del 22 per cento, ne rappresenta un epifenomeno del tutto evidente. Questo dato è naturalmente poi destinato ad incrementarsi mano a mano che continueranno i tagli indiscriminati in tutto il settore sanitario, dalla chiusura dei piccoli ospedali ad depotenziamento di quelli grandi, con la incapacità assoluta di mettere in campo a sostegno l’assistenza territoriale che mostra sempre più, in controtendenza rispetto alle raccomandazioni financo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i limiti di un’area per molti aspetti residuale ed incapace di sopperire alla riduzione di strutture e posti letto ospedalieri”.

“Per ciò che riguarda, inoltre, le lobby sarebbe opportuno che il presidente Chiodi comprendesse come esse sono un po’ ubiquitarie, al netto delle illegalità, e con esse che le Istituzioni e la buona politica devono confrontarsi ogni giorno per contenerne aggressività e bulimia a difesa della collettività. Le minacce, per quanto riferite, subite dalla sub commissaria Baraldi, poi, appaiono, in realtà, più una pressione contrattuale tra imprenditori e parte pubblica, per quanto impropria e forte, che non una reale minaccia alla persona e l’enfatizzazione di questa circostanza appare, così come quelle sui poteri forti di Chiodi, un alibi di copertura per le proprie responsabilità”.

“Non vorremmo  – conclude Evangelista – che dietro tutto questo vi fosse una riedizione del cosiddetto ‘grande vecchio’ esorcizzato ogni volta che nella prima Repubblica affiorava la necessità di alzare cortine fumogene rivelatesi poi neppure esistente”.