L’AQUILA – Sanità abruzzese ripiomba dopo circa 13 anni nel baratro dei conti in rosso. Una tegola per il centrodestra che amministra l’ente e per l’Abruzzo uscito a fine 2016 dal commissariamento da parte del Governo nazionale.
La Direzione regionale della salute ha inviato una lettera al Dipartimento Bilancio nella quale si chiede ufficialmente di ripianare con fondi della Regione Abruzzo un disavanzo di circa 13 milioni di debiti contratti dalle quattro Asl nel 2019.
Il ripianamento in questione è al di fuori dal miliardario budget assicurato ogni anno dallo Stato con il riparto del fondo sanitario nazionale. E scatta l’allarme: quanto accaduto è il segnale che le Aziende sanitarie provinciali abruzzesi non sono riuscite, con fondi propri, a colmare del tutto un debito che, stando anche ad alcuni assessori regionali, avrebbe toccato quota 60 milioni di euro con Chieti, diretta da settembre da Thomas Schael, e L’Aquila, dallo stesso mese da Roberto Testa, le più indebitate.
I settori coinvolti e gli assessori di riferimento, in particolare Nicoletta Verì, Lega, alla sanità, e Guido Liris, Fdi, al Bilancio, hanno cercato di tenere nascosto il documento ma la preoccupazione si è innescata perché non sarà facile fermare la emorragia e trovare i soldi in un bilancio che libererà risorse dal 2022.
Fonti interne alla sanità abruzzese sottolineano che il ricorso al bilancio regionale per coprire la spesa sanitaria non si verificava dal 2007: proprio in quegli anni, ai tempi della Giunta di centrosinistra di Ottaviano Del Turco, esecutivo decapitato poi dal ciclone giudiziario Sanitopoli, l’Abruzzo è stata commissariata dal governo per l’eccessivo deficit.
Con catastrofiche conseguenze per i conti regionalio segnati dai mutui e dall’aumento al massimo delle aliquote Irpef ed Irap. Poi, gli anni del risanamento e dei tagli con la Giunta di centrodestra del presidente, Gianni Chiodi, commissario per la sanità, e di centrosinistra di Luciano D’Alfonso.
Nell’ottobre del 2016 con l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, l’Abruzzo è uscito dal novero delle cosiddette regioni canaglia anche se pur riacquistando l’autonomia, deve sottoporre i propri atti al tavolo di monitoraggio.
Ora il centrodestra, in particolare la Verì, già in difficoltà e in ritardo nella nuova programmazione, dovrà intervenire prontamente per evitare il peggio in un momento tra l’altro in cui il coronavirus non sembra dare tregua. (b.s.)



