L’AQUILA – I tetti di spesa imposti ai budget 2008 delle cliniche private stabiliti dalla Regione Abruzzo erano legittimi.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che ha ribaltato le sentenze emesse dai giudici del tribunale amministrativo regionale che avevano accolto le richieste delle case di cura, contrarie alla delibera 3/2008 dell’ex commissario alla sanità Gino Redigolo.

Ad annunciarlo è l’attuale commissario ad acta per la sanità e presidente della Regione, Gianni Chiodi, che sul suo profilo Facebook ha pubblicato l’intero dispositivo commentando:

“Sono stato attaccato da organi di stampa per aver voluto appellare la sentenza del Tar Abruzzo perché l’Avvocatura di Stato aveva sconsigliato di fare ricorso. Il Commissario alla Sanità Gino Redigolo, proprio per questo, non ha proposto appello al Consiglio di Stato. Ho voluto l’appello in qualità di Presidente della Regione e mi hanno attribuito di ‘volerlo’ solo per dare un incarico esterno ad un legale pur sapendo che l’avvocatura di stato l’aveva sconsigliato. Per mesi mi hanno accusato di ‘non rispettare le sentenze del Tar’. Ecco avevo ragione io. Il risparmio per gli abruzzesi sarà di diversi milioni di euro. Le sentenze sono 4 per ora nei confronti delle cliniche private ricorrenti”.

I giudici d’appello hanno accolto la tesi della Regione, affermando che le case di cura private non potevano non tener conto del piano di rientro sanitario regionale nella predisposizione dei budget di spesa, definiti appunto nello strumento messo a punto per ridurre il deficit; secondo il piano il budget  per i privati era fissato in 101 milioni di euro per il 2008.

Anche in caso le cliniche non fossero a conoscenza della parte loro spettante, secondo il Consiglio di Stato avevano a disposizione tutte le informazioni per la programmazione della spesa.

“Non può ritenersi che vi sia stato un ritardo illegittimo del Commissario ad acta nell’adozione del provvedimento di determinazione dei tetti di spesa per il 2008” si legge nel dispositivo emesso dal Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza del Tar.

CHIODI: ”E’ UNA DOPPIA VITTORIA”

“È una doppia vittoria perché da una parte conferma l’interpretazione data dalla Regione Abruzzo riguardo al budget 2008 per le cliniche private; dall’altra perché ho corso un bel rischio per non aver ascoltato il suggerimento dell’Avvocatura dello Stato”.

Lo ha affermato Chiodi, nel commentare ufficialmente la sentenza del Consiglio di Stato.

“Questa sentenza – ha aggiunto Chiodi – ha ristabilito la corretta interpretazione della legge e, in prospettiva, porterà un notevole risparmio per la casse regionali abruzzesi. Non è possibile – ha concluso – che l’Avvocatura mi dia indicazioni per non procedere e poi il Consiglio di Stato decida in mio favore”.

PAOLUCCI (PD): ”ESULTA PER LE NOSTRE RIFORME”

PESCARA – “Chiodi esulta perché il Consiglio di Stato ha giudicato valide le riforme del centrosinistra e dell’allora assessore Bernardo Mazzocca“.

Lo afferma il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci.

“La sentenza del Consiglio di Stato valida le scelte coraggiose del centrosinistra che tentava di porre regole chiare ai rapporti con le cliniche private”, sostiene Paolucci.

“Chiodi – aggiunge – piuttosto dica se e in che misura i controlli sulle cliniche vengono ancora effettuati. Dal 2008 in poi c’é un blackout delle informazioni che operatori, cittadini e sindaci non meritano, viste le condizioni in cui il centrodestra sta conducendo la sanità abruzzese”.

LE CLINICHE: ”IL SUO TRIONFALISMO E’ FUORI LUOGO”

PESCARA – In merito alle sentenze del Consiglio di Stato sui tetti di spesa del 2008, l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) per l’Abruzzo, alla quale aderiscono le case di cura interessate, rileva che “il trionfalismo ostentato dal commissario Gianni Chiodi è del tutto fuori luogo, fuorviante e poco rispettoso dell’intelligenza dei cittadini abruzzesi”.

A rilevarlo è il presidente regionale dell’associazione, Luigi Pierangeli.

“Il Commissario, infatti – si legge in una nota – ha evitato accuratamente di confrontarsi con gli effetti sostanziali delle pronunce del Consiglio di Stato e con gli effettivi riverberi che ne derivano sulla spesa, peraltro dopo essere rimasto colpevolmente inerte di fronte alle opportunità transattive che le case di cura avevano responsabilmente prospettato. Le pronunce, infatti, hanno esclusivamente ritenuto giustificabile, ‘per la peculiarita’ della fattispecie, l’emanazione, solo il 5 novembre 2008, della deliberazione commissariale contenenti i tetti di spesa per l’anno 2008′, ma non hanno affatto escluso il diritto alla remunerazione delle prestazioni, che vengono erogate ai cittadini sulla base di richieste provenienti dai medici del Servizio sanitario”.

“In primo luogo – spiega Pierangeli – il Consiglio di Stato non ha mancato di rilevare che le vicende di rilievo penale che hanno riguardato la sanità abruzzese non sono prive di rilevanza, in quanto, laddove venisse accertato un mutamento dei presupposti sulla base dei quali la delibera commissariale è stata adottata, l’amministrazione potrebbe vedersi indotta ad esercitare i propri poteri di autotutela. E questa evenienza costituisce in realtà un obbligo, per chi abbia a cuore il rispetto della legalità e della trasparenza, visto quanto è emerso in relazione all’attività delle case di cura del Gruppo Villa Pini”.

“Ma, quel che più conta – si prosegue nella nota – è che lo stesso Consiglio di Stato ritiene tutt’altro che definite le pendenze connesse alla vicenda dei tetti di spesa 2008, invitando l’amministrazione a procedere a una verifica delle prestazioni extra budget rese dalle case di cura private ricorrenti, proprio al fine di provvedere al loro ristoro in via transattiva. Allo stato, dunque, la situazione dei pagamenti relativi alle prestazioni rese nel 2008, proprio per effetto della gestione del commissario Chiodi, determina la persistenza di oneri ben maggiori, dovuti alle azioni di ingiustificato arricchimento che le case di cura si vedono costrette a intentare, oltre ai pesantissimi interessi passivi che devono essere corrisposti ai sensi del decreto legislativo numero 231/2002, sia per i ritardati pagamenti, sia per i pagamenti che sono stati indebitamente bloccati nonostante riguardassero partite economiche al di fuori della vertenza”.

“Peraltro – sottolinea Pierangeli – lo sforamento del tetto di spesa complessivo per le prestazioni rese in favore dei pazienti regionali è stato contenuto nella misura del 5 per cento, come dimostrato dagli stessi dati tardivamente forniti dall’Ufficio del commissario, per cui da un lato le roboanti cifre sbandierate in proposito sono del tutto fantasiose e, dall’altro, il dato rimarca le responsabilità del commissario, che preferisce invece andare incontro a maggiori oneri di spesa pur di non rinunciare alle sue propalazioni puramente propagandistiche”.

“Da ultimo – si conclude nella nota – il commissario sottace il pesantissimo aggravarsi della mobilità sanitaria passiva dell’Abruzzo che, proprio durante la sua gestione, ha avuto l’impennata più negativa della storia, come dimostrano i dati inopinabili forniti dal ministero della Salute. Ma su questo il commissario ha ben ragione di tacere”.