L’AQUILA – Il reliquiario che conterrà il sangue di Giovanni Paolo II (prossimo alla canonizzazione, il prossimo 27 aprile), arriverà dalla comunità ecclesiale e civile di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani).

Questa è la novità nella vicenda del ritrovamento della reliquia contenente il sangue di Wojtyla, un pezzettino di stoffa dell’abito che il Pontefice indossava quando, il 13 maggio 1981, rimase vittima di un attentato in piazza San Pietro, durante l’udienza generale, rubato dai giovani Simone Scopano, Davide Celletti e Alessandro Acierno circa due settimane fa dal santuario della Ienca, tra Assergi e Camarda, nell’Aquilano, ma ritrovato dopo pochi giorni di indagini a tappeto.

La notizia è emersa nel corso della conferenza di ieri sul ritrovamento della reliquia, presso la sala convegni di Casa Onna, a Onna (L’Aquila), moderato dalla giornalista aquilana Monica Pelliccione, autrice del libro San Pietro della Jenca, cui hanno preso parte, tra gli altri, don Luigi Sid Abid, rettore del Santuario di San Pietro della Jenca, Pasquale Corriere, presidente dell’associazione San Pietro della Jenca, Enrico Rendesi, dirigente della squadra volante dell’Aquila, 
Roberto Ragucci, comandante del nucleo informativo del reparto operativo dei carabinieri dell’Aquila, Giustino Parisse, caporedattore del quotidiano Il CentroFrancesca Pompa, presidente One Group edizioni e Lelio De Santis, assessore al Turismo del Comune dell’Aquila.

Nel corso del convegno si è discusso molto della situazione turistica della montagna aquilana, impantanata tra progetti mai partiti e l’urgenza di cambiare strada a breve giro di posta che punti a un mix di turismo invernale e religioso e che renda il Gran Sasso un vero punto di riferimento in questi due ambiti.

“Siamo di fronte a una grande storia di perdono, perché i ladri hanno chiesto perdono ed è stata una gioia poterglielo dare – ha detto don Luigi Sid Abid – che fa bene allo spirito. Il santuario deve diventare un luogo amato da tutti gli aquilani e da tutti quelli che cercano spiritualità”.

Per Lelio De Santis, “il compito dell’amministrazione e di tutti i soggetti interessare, si deve passare a un progetto capace di far conoscere il nostro territorio. Servono condizioni logistiche e ambientali adatte, quindi servono investimenti strutturali adatte, indispensabili per l’accoglienza dei visitatori”.

Sul fronte investigativo, Rendesi ha affermato che “il ritrovamento della reliquia è stato possibile grazie a una collaborazione forte tra polizia e carabinieri, con il preziosissimo coordinamento della procura della Repubblica dell’Aquila”.

“L’intensificazione della lotta ai reati di natura predatoria è stato voluto dal questore, Vittorio Rizzi, lo stesso che ha voluto i servizi di rafforzamento da questo punto di vista”, le parole di Rendesi.