L’AQUILA – “Fare dell’arrosticino un brand che distingua l’Abruzzo nel mondo”.

È l’appello congiunto del fondatore dell’Accademia dell’arrosticino, Massimo Verrocchio, e del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che chiedono al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e all’assessore alle Politiche agricole Dino Pepe di farne un marchio Igp (indicazione geografica protetta) europeo.

A dimostrare, secondo Febbo, “la scarsa attenzione della Regione, il fatto che l’arrosticino non sia stato neppure portato al Vinitaly di quest’anno. Un segnale chiarissimo di un disinteresse nei confronti di una questione lasciata aperta”.

Un discorso, quello del riconoscimento di un marchio Dop (denominazione d’origine protetta), rimasto appeso dopo la fine della scorsa Giunta di Gianni Chiodi che, specifica Verrocchio, “non è mai stato portato a termine” e che rischia di vedere lo spiedino di carne abruzzese perire sotto i colpi della concorrenza di carni straniere che invadono i banchi dei supermercati regionali e italiani.

Sul mercato, infatti, come spiega Verrocchio, c’è il 98 per cento di carni di importazione e solo il 2 per cento di quelle locali.

“Ogni anno consumiamo un milione e mezzo di pecore in arrosticini – precisa – Tra questi capi solo 330 mila sono nativi abruzzesi”.

“Nel 2012, quando ero assessore alle Politiche agricole avevamo iniziato tutta la procedura insieme all’Ara e all’Accademia dell’arrosticino per il riconoscimento del marchio a livello europeo – ricorda Febbo – Procedura che, tuttavia, avrebbe dovuto essere proseguita dall’attuale Giunta. C’erano gli accordi, c’era la certificazione di provenienza, ma poi il discorso è morto lì”.

Per arrivare alla creazione di un marchio Ipg d’Abruzzo, spiega Verrocchio, è fondamentale e propedeutica, tuttavia, la creazione di un consorzio “a cui possano prendere parte gli industriali della carne, allevatori produttori, distributori e somministratori”.

Un progetto inclusivo per “riuscire ad arrivare a un obiettivo importante per la regione che cerchiamo di perseguire da 4 anni: sono 187 i prodotti tipici italiani e noi non riusciamo a fare nulla – sottolinea – L’arrosticino è, infatti, uno dei pochi brand rimasti che conferiscono identità al territorio e al settore agropastorale abruzzese”.

L’Igp, inoltre, metterebbe in moto una macchina economica importante per la regione, “dando vita a una filiera del vero arrosticino d’Abruzzo che favorirebbe la creazione di nuovi posti di lavoro. L’Igp, infatti, rilancerebbe l’impresa di lavorazione zootecnica e favorirebbe l’occupazione”.

“Il prodotto ormai da anni è al centro di un processo di massificazione – precisa ancora Verrocchio – In giro per l’Italia, infatti, tutti vendono il prodotto come proprio senza averne alcun titolo. L’Umbria ad esempio ha tento di farne un marchio Igp e non è riuscita nel suo intento solo perché siamo intervenuti noi. Se l’assessore Pepe non è disposto a difendere il nostro prodotto, allora sia D’Alfonso a farlo”.

“La nostra delibera passò all’unanimità in Consiglio regionale – sottolinea Febbo – C’era condivisione totale del mondo agricolo e di quello della ristorazione. Avremmo poi voluto indirizzare l’ultimo Psr 2014 2020 sul sistema ovino. Non mi sembra invece che l’anima di questo Psr sia indirizzata verso qualcosa di specifico”.

L’Abruzzo si avvia ormai a essere una regione “di retroguardia – secondo Verrocchio – Quello che, infatti, non si valorizza. Con la Giunta Chiodi, che ha creato le condizioni per un marchio presso l’Unione europea, non abbiamo fatto in tempo a portare avanti il nostro progetto”.

“L’accademia ha messo in piedi un marchio collettivo, con un disciplinare di 36 pagine, poi la Giunta ha finito il suo mandato e e ci siamo ritrovati con un marchio collettivo che era la premessa per il marchio di qualità europeo”, conclude.