L’AQUILA – “Alcune idee importanti per un programma condiviso di governo”.
Così, intervistato da AbruzzoWeb, il senatore del Popolo della libertà eletto in Abruzzo Gaetano Quagliariello traccia il bilancio della sua esperienza di 10 giorni tra i “saggi” nominati dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per offrire spunti di contenuti alle forze politiche che possano consentire dallo stallo attuale e formulare “proposte programmatiche di condivisione su economia e istituzioni”.
Quagliariello è entrato nel gruppo che si è occupato di proposte di profilo politico-istituzionale, assieme a Valerio Onida, entrato come tecnico, Mario Mauro (Scelta civica) e Luciano Violante (Partito democratico).
Proprio uno del suo gruppo, Onida, nel contesto di uno scherzo e non sapendo di essere registrato ha definito “inutile” il lavoro dei gruppi ma Quagliariello non è d’accordo, “e comunque quella vicenda è stata superata il giorno stesso”.
Quanto a Napolitano, lo ha visto “molto lucido” mentre per la successione “non c’è ancora nessuno in pole”, anche se, parlando di toto-nomi, il senatore ‘abruzzese’ conclude misterioso: “Se lo dicessi non gli farei un buon servizio”.
Che valutazione dà a questa esperienza dal suo punto di vista?
Sono contento che molte idee del centrodestra, sia sul piano delle istituzioni sia soprattutto sulla giustizia, siano state accolte da questo documento. In generale è la dimostrazione che se si parte dal bene comune da salvaguardare, ovvero l’Italia in crisi, si trovano accordi e cadono veti e pregiudizi.
Che cosa vi aveva chiesto il presidente Napolitano? Di tirare fuori un programma?
Aveva chiesto di svolgere un lavoro per trovare quei punti che possano entrare in un eventuale programma di governo condiviso. In questo momento non si può evitare che il governo nasca dalla collaborazione per un principio di realtà. Non è un programma, è stato fatto in 10 giorni, ma ci sono alcune idee importanti. Ora le decisioni spettano ai partiti, ai gruppi parlamentari.
Come ha visto il capo dello Stato? In disarmo perché a fine mandato o ancora battagliero?
Assolutamente lucido, è la sua caratteristica principale. E poi il presidente Napolitano mi sembra anche ispirato da quel realismo che a volte manca, che latita da parte di alcuni che stanno facendo perdere tempo all’Italia.
Quali saranno i prossimi sviluppi? Un governo del presidente?
Ora la scadenza più importante è quella del nuovo presidente della Repubblica. Dopodiché, se si sarà condiviso un programma e si condividerà l’elezione del capo dei Stato, sarà difficile spiegare agli italiani perché non si possa condividere il governo.
La consegna del silenzio com’è stata presa dai componenti dei gruppi?
Bene. Il silenzio era necessario e doveroso, soprattutto visti i tempi brevi. Molte notizie pubblicate sono state poi smentite dal risultato finale. Nel limite del possibile, la consegna è stata rispettata.
Non come quando Valerio Onida ha parlato di lavoro “inutile” e di un Berlusconi che dovrebbe “godersi la sua vecchiaia”…
Una vicenda superata il giorno stesso, un contributo notevole lo ha dato proprio Berlusconi sdrammatizzando quelle parole di Onida.
Chi sarà il prossimo presidente della Repubblica? C’è qualcuno in pole a oggi?
Se glielo dicessi non farei un buon servizio a chi dovrebbe essere poi eletto. Spero che il nome esca da un metodo condiviso, al momento non mi pare proprio che ci sia qualcuno in pole. Alberto Orsini
Ecco le proposte contenute nel documento conclusivo presentato oggi al capo dello Stato. Le relazioni, come ha sottolineato lo stesso Napolitano, faranno parte delle mie consegne al nuovo presidente.
LEGGE ELETTORALE MISTA CON PREMIO GOVERNABILITA’
Superare la legge elettorale vigente: Il nuovo sistema “potrebbe prevedere un sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario) un alto sbarramento, un ragionevole premio di governabilità”.
UNA SOLA CAMERA CON POTERE DI INDIRIZZO POLITICO
La governabilità sicura si ha solamente con sola Camera. Lo dicono i saggi nella loro relazione finale. “Nessun sistema elettorale garantisce automaticamente” la maggioranza in entrambi rami del parlamento. “Diverse sarebbero le prospettive della stabilità se si attribuisse l’indirizzo politico a una sola Camera”.
GIUDICE DECIDA SU INCOMPATIBILITA’ NON CAMERE
Modificare l’art. 66 della Costituzione in modo da attribuire “a un giudice indipendente e imparziale” la decisione su legittimità dell’elezione, ineleggibilità e incompatibilità, togliendolo al Parlamento: è quanto propongono i saggi nella loro relazione, sottolineando che ora c’è il rischio “del prevalere di logiche politiche”.
ADEGUATO FINANZIAMENTO PARTITI INELIMINABILE
“Il finanziamento pubblico delle attività politiche in forma adeguata e con verificabilità delle singole spese, costituisce un fattore ineliminabile per la correttezza della competizione democratica e per evitare che le ricchezze private possano condizionare impropriamente l’attività politica”. Lo scrivono i ‘saggi’ nel loro documento.
LAVORO E’ EMERGENZA CHIAVE, SERVE SVILUPPO EQUO
“La principale emergenza che ci troviamo oggi ad affrontare” è “quella del lavoro e della conseguente crescita della povertà” e “la via maestra” per combatterlo è lo “sviluppo economico equo e sostenibile”.
‘VOLA’ RISCHIO POVERTA’, SALE 4 PUNTI IN UN ANNO
La percentuale delle persone a rischio di povertà o esclusione è salita in Italia è salita di 4 punti in un solo anno: è rimasta stabile intorno al 25% tra il 2005 e il 2010 ed è salita, tra il 2010 e il 2011, al 28,2% “con un aumento di ben 4 anni in un solo anno”.
ENTRO GIUGNO SERVE 1 MLD PER CIG IN DEROGA
“Non può non essere sottolineata l’urgenza di rifinanziare entro il mese di giugno il meccanismo degli ammortizzatori sociali in deroga per il secondo semestre dell’anno 2013 (circa un miliardo di euro)”. Lo chiedono i saggi economici nella relazione consegnata a Napolitano.
Una breve cerimonia nella sala degli arazzi di Lilla che ha il sapore del congedo: la consegna al presidente della Repubblica delle relazioni elaborate dai due gruppi di ‘saggi’ e’ stata probabilmente l’ultima occasione pubblica di Giorgio Napolitano.
Al Quirinale ormai si aspetta il voto dei Grandi elettori che parte giovedì prossimo: una volta eletto il nuovo presidente Napolitano si dovrebbe dimettere come fece Carlo Azeglio Ciampi esattamente sette anni fa.
Il capo dello Stato oggi lo ha fatto capire con chiarezza spiegando che non ci saranno altri suoi tentativi di formare un nuovo Governo. Non ci sono le condizioni, e lo testimoniano sia i risultati dei due veloci giri di consultazioni che le contraddittorie dichiarazioni di questi giorni, per costruire un nuovo esecutivo, come successe ad esempio con quello tecnico di Mario Monti nel 2011.
La via d’uscita dallo stallo è così nelle sole mani delle forze politiche che dovrebbero mostrare quella volontà di dialogo che hanno saputo trovare i dieci saggi su diversi punti programmatici e alcune riforme costituzionali ormai non più procrastinabili.
Il capo dello Stato, ringraziando i dieci saggi per il lavoro ‘intenso e disinteressato’ svolto in questi dieci giorni, ha chiarito che l’iniziativa di istituire questi gruppi di lavoro, rappresenta ‘il contributo conclusivo – alla vigilia del compimento del mio mandato e della scelta del nuovo Presidente – che sono stato in grado di dare alla soluzione del problema del governo’.
Capitolo chiuso, quindi. Napolitano non effettuerà altri tentativi per sciogliere il nodo di questa crisi difficilissima, sicuramente la più impegnativa del suo settennato.
Una incompiuta che ha lasciato l’amaro in bocca al presidente. Anche perché proprio Giorgio Napolitano aveva capito le profonde inefficienze del Porcellum e si era speso con tutte le sue forze per spingere i partiti a trovare un accordo, anche minimo, per tornare al voto con una nuova legge elettorale.
Così non è stato e Napolitano si è trovato con un sistema bloccato da affrontare con armi scariche non avendo neanche la possibilità di sciogliere le Camere.
Il presidente ha scelto di far mettere online le conclusioni dei saggi per zittire alcune polemiche che hanno accompagnato il lavoro delle due commissioni. Napolitano ha infatti difeso l’utilità del lavoro svolto che sarà consegnato significativamente al suo successore: “trasmetto un testimone concreto e significativo”, ha spiegato congedandosi dai due gruppi di lavoro.
Ma non prima di una puntigliosa ricostruzione di quest’ultima fase del suo settennato: “dai due cicli di consultazioni da me tenuti – senza perdere nemmeno un giorno dopo l’insediamento delle nuove Camere – tra il 20 e il 30 marzo, è risultato chiaramente che solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere, segnandone i termini e i confini, può scaturire la formazione del nuovo governo di cui il Paese ha urgente bisogno”.
Spetta ormai ai partiti mostrare responsabilità e far muovere il quadro politico. Lui, il presidente, non ha mai nascosto – neanche a Pier Luigi Bersani – che l’unica strada percorribile per dare un Governo al Paese era quella delle larghe intese.
“Tale soluzione non poteva dunque nascere per impulso del presidente della Repubblica uscente”, ha osservato con amarezza Napolitano.
“La parola e le decisioni toccano alle forze politiche, e starà al mio successore trarne le conclusioni”, ha concluso quasi sollevato.





