L’AQUILA – “A breve presenteremo il progetto di potenziamento tutte le attività per fare in modo che la Polisportiva L’Aquila Rugby sia promossa presto dalla serie C alla B. Se la giovanile non verrà saccheggiata da altre società, in due anni o tre saremo in serie A, a riprenderci la nostra storia”.

Parole di rottura bella e buona, quelle che Francesco Aloisio, consigliere d’amministrazione della Polisportiva, per tutti “Cecco Peppe”, affida ad AbruzzoWeb, contattando la redazione per ribadire che “il sodalizio con cinque Scudetti e 81 anni di storia è la Polisportiva, non la Club”.

“C’è un furto d’identità e su questo si è creato infingimento – protesta – anche noi abbiamo sbagliato a non approfondire mai la differenza. Ma da ora questo furto non sarà più consentito”.

Un uragano alla vigilia della prima partita dell’anno per la Club, che domenica scorsa ha saltato l’esordio in campionato essendo rimasta senza giocatori e ha ottenuto proprio dalla Polisportiva, dopo un lungo tira e molla, i cartellini per avere una rosa completa e affrontare il derby di domani contro la Gran Sasso a Villa Sant’Angelo, allontanando gli spettri della cancellazione dal campionato.

Un’anomalia tutta aquilana, questa delle due società diverse con gli stessi colori e nome, che risale al 2006, quando dallo storico sodalizio nato settant’anni prima si originò L’Aquila Rugby 1936, che ereditò il titolo della prima squadra, oscillando nel decennio successivo tra l’Eccellenza e la serie A, le due principali categorie rugbistiche, con alterne vicende e numerosi cambi societari; dall’altro lato, la Polisportiva presieduta da Vincenzo De Masi ha continuato a gestire tutta l’attività giovanile.

Una differenziazione che ha aggravato le divisioni tra orticelli e tra capibastone della palla ovale aquilana a scapito probabilmente dei risultati del movimento complessivo.

In questo ottobre caldo, alla Polisportiva sono stati assegnati i panni dei “cattivi” che non voleva dare i giocatori all’altro sodalizio, rischiando di far cancellare un simbolo cittadino, ma Aloisio non ci sta. “Siamo i più grandi sostenitori della Club, al pari degli imprenditori – sbotta l’ex deputato dei Democratici di sinistra – Abbiamo fornito i giocatori e fatto credito per oltre 200 mila euro”.

“Abbiamo avuto remore a dare loro i nostri giocatori non per i soldi, come vanno dicendo tutti – assicura – ma per la garanzia per noi assente di riuscire a svolgere un intero campionato e di avere una rosa adeguata come numero e qualità dei giocatori”.

Adesso la quadra per scendere in campo sembra essere stata trovata. “Ma il prossimo anno il problema si riproporrà – obietta – e temo che neanche riescano a finire il campionato, sarebbe una disgrazia. E poi, salvando la Club non si salva il rugby all’Aquila, che è tutt’altra cosa”.

Aloisio vuole rivendicare il primato della Polisportiva che a tutt’oggi manca, è l’obiezione, di una vetrina di prima squadra. “Ma la vetrina si riconquista – chiosa, tornando alle parole iniziali con propositi di scalata – L’autorizzazione a giocare in una certa categoria non significa che puoi appropriarti della storia”.

Dopo questa rottura sembrano chiusi i margini per una riunificazione tra le due entità. “I tempi erano maturi 4 anni fa, con la società che all’epoca si chiamava 1936, ma ci hanno sempre rifiutato – premette – Oppure, in base alle norme federali quelli della Club avrebbero dovuto dare le dimissioni a inizio campionato, facendo tornare il titolo sportivo in Federazione, che lo avrebbe riassegnato libero da debiti a un’altra società cittadina o della provincia”.

Ora è troppo tardi. “Riprendere il processo adesso, in corso d’opera, sarebbe un abbraccio mortale, ci dovremmo accollare 900 mila euro di debiti! Dovrebbero arrivare alla fine del campionato per rintavolare il discorso ma, come ho detto, ho dubbi che possa accadere”.

Un rimprovero che il mondo ovale cittadino fa ad Aloisio e allo stesso De Masi è di essere legati a doppia mandata alle poltrone e non voler lasciare il comando, rendendo impossibili le trattative.

“E invece c’è stato un ampio turnover nel nostro Cda, anche in questo stiamo costruendo il futuro – è la replica – Ci sono forze nuove entrate, giovani, le mamme, il progetto scuola. C’è un’attività frenetica, mancano solo i soldi e in questo, per la verità, De Masi è il principale fornitore, con il sottoscritto e altri consiglieri”.

“Non mollo la poltrona? Se qualcuno ci vuole sostituire basta che dia risorse alla società, le porte sono aperte e le sedie libere, nonostante le abbia comprate io le lascio”, promette.

In conclusione Aloisio riserva una stilettata al direttore tecnico della Club, Vincenzo Troiani. “Vuole che qualcuno si dimetta, ma dovrebbe dimettersi lui: in due anni ha cambiato oltre 70 giocatori, non c’è un progetto sportivo e definisce i suoi atleti ‘di cartone’, una cosa grave”.

“Professionalità come Massimo Mascioletti e Francesco Hostié hanno potuto lavorare solo con la Polisportiva. Siamo uno dei pochi punti dove si fa una formazione di alto livello. Abbiamo squadra dalla Under 6 alla Under 16 e 18, entrambe in elite quindi nazionali. Il nostro movimento è in crescita e questo ci riempie di gioia”.