ROSETO – Clima incandescente a Roseto degli Abruzzi (Teramo) dove in piena campagna elettorale riesplode il caso della presunta incompatibilità per debiti con il Comune e tasse non pagate da parte dei consiglieri Antonio Norante, capogruppo di Forza Italia, Ezio Vannucci ed Enzo Di Giulio, tutti e tre esponenti della maggioranza che appoggia il sindaco di Forza Italia Enio Pavone, ricandidato dal centrodestra alle amministrative del 5 giugno prossimo.
Per l’opposizione di centrosinistra i tre dovrebbero abbandonare il Consiglio in quanto Norante ha debiti riferiti al mancato pagamento di tributi comunali, mentre gli altri due devono restituire gettoni di presenza già percepiti, senza però averne diritto. Almeno secondo l’interpretazione del segretario comunale Vincenzo Benassai il quale ha avviato l’iter di recupero. Tale circostanza, secondo l’opposizione, dovrebbe determinarne l’incompatibilità, in base al Testo unico Enti Locali (Tuel).
A seguito ad un esposto dei democrat, è arrivato a febbraio il pronunciamento del ministero dell’Interno, tramite la prefettura, che sostanzialmente conferma l’incompatibilità, ma rimanda l’ultima decisione al Consiglio, che è sovrano.
La maggioranza ha però fatto quadrato intorno ai tre, nel Consiglio comunale del 7 aprile, dove la vicenda era stata inserita all’ordine del giorno. È mancato però il numero legale anche a causa di assenze nelle file dell’opposizione.
Le polemiche però non si sono certo placate, con uno stillicidio di accuse reciproche e un continuo cannoneggiamento di dichiarazioni al vetriolo.
Norante accusa il Pd di essere una “vera e propria banda di peracottari”, che “persevera nel suo atteggiamento autolesionista ad accusare ed a fare il falso moralista parlando dell’altrui etica e politica”, e che cavalca questa vicenda tutto sommato datata per finalità elettorali, “per mettere in cattiva luce e diffamare il loro principale avversario, visto che non riesce ad abbatterlo sul piano politico in cui, senza falsa modestia, penso di sovrastarli come in campo calcistico farebbe un Messi con un giocatore di terza categoria”.
Norante ricorda soprattutto che in Consiglio sono molti quelli che si trovavano nella medesima situazione, anche se per “debiti diversi”. Tra loro Flaviano De Vincentiis, capogruppo di Scelta Civica Roseto, che appoggia il candidato sindaco della sinistra Rosaria Ciancaione, fuoriuscita dal Pd, e appoggiata in particolare dall’onorevole di Scelta civica Giulio Sottanelli; Simone Tacchetti, del Partito democratico, per non parlare del candidato sindaco del Pd Sabatino Di Girolamo, sostenuto dal deputato del Pd Tommaso Ginoble, e da buona parte dei democrat di Roseto, per debiti relativi a quando era assessore comunale alla Cultura. In origine i consiglieri morosi erano infatti 28, poi nel tempo la maggior parte di essi ha estinto il debito che poteva essere causa di incompatibilità.
Ma se pure quei debiti sono stati saldati, osserva Norante, l’articolo 63 del Tuel recita che “non può ricoprire la carica di consigliere comunale colui che, avendo un debito liquido ed esigibile verso il Comune è stato legalmente messo in mora…”. L’incompatibilità sarebbe, in altri termini, dovuta scattare per tutti. O per nessuno.
Il Pd però sembra voler insistere respingendo l’accusa di manovra pre-elettorale.
“Norante dice il falso mistificando la realtà – ricorda De Vincentiis – Ad avviare il procedimento è stata una sentenza della Corte dei Conti e le circolari del ministero dell’Interno”.
“Norante – hanno tuonato gli esponenti Pd nell’ultimo Consiglio comunale – è un consigliere che non paga le tasse comunali dal 2002 e che, oltre a non rispettare la legge, è uomo a cui viene meno l’etica di un politico”. Filippo Tronca






