ROSETO DEGLI ABRUZZI – “Per effetto della sentenza del Tar decadono solo le modifiche al regolamento consiliare introdotti con gli emendamenti, valutiamo comunque il ricorso al Consiglio di Stato”. Così l’amministrazione comunale di Roseto (Teramo), con una nota prova a chiarire il caso scoppiato dopo il pronunciamento dei giudici amministrativi e che ha visto l’opposizione chiedere le dimissioni della presidente consiglio comunale Gabriella Recchiuti.

“La sentenza nasce da un ricorso di tre consiglieri di minoranza (Petrini, Ginoble e Di Giuseppe) contro una delibera che loro stessi avevano voluto portare in consiglio comunale e che a loro avviso non poteva essere emendata”, afferma il sindaco Mario Nugnes a nome di tutta l’amministrazione. “In questo senso è importante sottolineare che, secondo quanto stabilito dai giudici, la delibera poteva essere emendata e che l’unica censura che i giudici hanno ravveduto è relativa ai termini di deposito che a loro parere dovevano essere di 10 giorni anziché di 8 come è stato”.

Continua la nota del Comune: “I giudici, ad ogni modo, confermano che il Comune dispone attualmente di un regolamento in vigore, il che rende superflua qualsiasi operazione di ripristino voluta invece a gran voce dalla minoranza. Il Tar invece ha implicitamente confermato che le norme esistenti continuano a essere valide e applicabili. Ad essere decadute sono le modifiche introdotte tramite emendamenti dalla maggioranza e che a nostro avviso erano finalizzate a migliorare la funzionalità e l’efficacia del consiglio comunale. Sono decadute, è bene specificare, non per una censura di merito ma per un errore formale in quanto secondo i giudici i termini di deposito degli atti dovevano essere più ampi”.

“La decisione del Tar non mette comunque in discussione la validità degli atti adottati sino ad oggi dal consiglio: ciò significa che il regolamento esistente continua a rimanere in vigore, garantendo così la continuità delle attività consiliari”.

“Ovviamente rispettiamo la sentenza ma non la condividiamo perché essa presenta una possibile errata interpretazione delle norme. Pertanto, abbiamo deciso di approfondire la situazione con il nostro avvocato per valutare la possibilità di presentare appello in Consiglio di Stato contro questa decisione. Come detto, è una sentenza che non condividiamo, non ne condividiamo le basi giuridiche e vedremo se ci sono i margini per impugnarla. Ribadiamo il nostro impegno a lavorare per il bene della comunità, mantenendo un dialogo aperto con tutte le forze politiche e i cittadini. Come già detto in altre circostanze, crediamo che i termini di deposito siano cosa di poco interesse per la maggioranza dei cittadini e che siano altri invece gli aspetti decisivi su cui misurarsi come amministrazione comunale. I formalismi li lasciamo alla minoranza che si diletta con questi aspetti e spesso trova ragione del suo fare politica attraverso i ricorsi al Tar”.