L’AQUILA – “Pescara capoluogo d’Abruzzo”. Sembra un ritornello degli anni Settanta, quando la Regione muoveva i suoi primi passi e le due città principali, la storica L’Aquila e l’arrembante Pescara, venivano messe a ferro e fuoco dalla popolazione inferocita che voleva mantenere o strappare l’ambìto titolo.

Invece anche dopo i moti del 1971, anche dopo il compromesso storico deciso dalla politica, con il capoluogo all’Aquila e gli assessorati di peso e alcune riunioni di Consiglio a Pescara, anche dopo il terremoto del 6 aprile 2009, in cui una delle prime decisioni fu di non mettere mai in discussione il titolo aquilano, anche dopo tutto questo ha fatto capolino all’improvviso su Internet (www.pescaracapoluogo.com) un movimento di rivoluzionari che, invece, il capoluogo in riva all’Adriatico ce lo vogliono portare eccome.

A guidare l’associazione un manager pescarese, Roberto Santuccione, che, con un programma molto semplice e puntando molto sulla comunicazione web, tenta di dimostrare, a suo dire a livello oggettivo, che dallo spostamento ci sarebbe solo da guadagnare.

Santuccione dichiara di non volere usurpare nulla all’Aquila, “dove ho amici carissimi, però devo guardare alla realtà”, e quindi alle spicce è di fatto proprio uno scippo che propone.

Senza contatti con la politica, “anzi, devono essere loro a venirci dietro” e, soprattutto, senza diffondere le cifre sulle adesioni a un movimento che, per ora, ha come unico riscontro oggettivo una pagina sulla rete sociale di Facebook con poco più di 200 sostenitori.

Come è nato questo movimento?

Faccio comunicazione su Internet, sono abituato a stare online e ad ascoltare molto la gente, le sue esigenze e aspirazioni. Ho intercettato il desiderio di tanti pescaresi di crescere, ma la crescita è impossibile là dove mancano i requisiti anche politici e, in questo caso, anche le risorse economiche, gestite interamente all’Aquila. Pescara è rimasta per quarant’anni succube di politiche decise fuori e di nessun soldo arrivato in città.

Eppure gli assessorati più pesanti della Regione Abruzzo si trovano da decenni a Pescara.

Gli assessorati sono un conto, ma io interpreto la realtà con i numeri. Abbiamo una città con oltre 120 mila abitanti, che possiede le infrastrutture che altre grandi città italiane non hanno: quattro uscite autostradali, due porti, turistico e commerciale, un aeroporto di alto livello, due stazioni ferroviarie, civile e merci. Forse l’unica che ce l’ha è Napoli.

E non è già abbastanza per far continuare lo sviluppo della città adriatica?

La città è in forte crescita, ma è sempre penalizzata dal fatto che i pescaresi non hanno identità. Una crescita che non è stata decisa, anche per carenze politiche interne, da Pescara, ma è stata decisa a livello regionale.

La mancanza d’identità è però dovuta anche alla carenza di storia, un passaggio in cui vince L’Aquila. Secondo lei la lacuna si può colmare semplicemente cambiando il titolo di capoluogo?

In Italia Roma è la Capitale perché la città più storica, ma la vera Capitale d’Italia se vediamo il Pil è Milano. Hanno già proposto di spostarci alcuni ministeri-chiave, così dovrebbe essere fatto in Abruzzo. Un episodio che mi fece scattare è stato parlare una sera, verso mezzanotte, con un avvocato di Vasto, che doveva scappare perché la mattina si sarebbe dovuto alzare alle 5 per raggiungere la Corte d’Appello all’Aquila alle 7. Due ore e mezzo per andare, altrettante per tornare.

Le comunicazioni tra l’interno e la costa sono pietose, ma questo che c’entra con il capoluogo?

L’Aquila ha 70 mila abitanti, l’Abruzzo 1,3 milioni. Quindi un milione 230 mila abitanti sono costretti a spostarsi verso L’Aquila. Forse sarebbe più comodo se tutto fosse a Pescara, ma si sa che la Corte d’Appello deve stare nel capoluogo. Allora è il caso di spostare il capoluogo. Il vostro Comune è di 468 chilometri quadrati, il nostro di 43 (i dati esatti sono rispettivamente 466 e 33, ndr) e siamo riusciti a far uscire tutte quelle cose e una città moderna.

Ma al di là delle cifre la conformazione del territorio è diametralmente opposta, non crede?

Certo, ma morfologicamente quello di Pescara è il territorio più adatto per la logistica. Su questo mi baso, ma ci sono anche altri motivi. Quando c’è una grande nevicata, qualcuno costretto ad avventurarsi in pieno inverno per accompagnare la fidanzata che studia all’Aquila rischia la pelle.

Proprio quest’anno, però, una nevicata a Pescara ha mandato in tilt la città.

Pescara non è pronta per queste emergenze, non dico che neanche L’Aquila sia pronta, però già da Bussi tante volte…

Può immaginare quale può essere stata la reazione all’Aquila per una proposta del genere a quarant’anni dai moti per il capoluogo e dopo il terremoto del 2009. Che ne pensa dell’accusa di sciacallaggio che le stanno rivolgendo gli aquilani in subbuglio?

Abbiamo ripreso un discorso terminato quarant’anni fa. Oggi siamo sciacalli, ieri eravamo pesciaroli, l’altro ieri zingari. Dall’Aquila questi sono i tre aggettivi che arrivano. L’ultimo, quello di sciacallo, coniato dopo l’uscita del nostro movimento. Lo sciacallaggio ci sarebbe se qualcuno, il giorno dopo il terremoto, avesse fatto una proposta del genere, ma visto come si è comportata Pescara nell’emergenza…

Quanto a questo, c’è ancora il dubbio su quello che disse o non disse a poche ore dal sisma il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone.

Si è subito corretto. Noi come movimento siamo usciti oggi ufficialmente, ma l’ho dovuto studiare prima di mettere su questa cosa, prima di controllare la base, di cui sono “primus inter pares”. Cerco di concretizzare il desiderio dei cittadini. Non devo usurpare L’Aquila, tirare coltellate all’Aquila, ma cerco di fare del bene alla mia città. Ho tanti personaggi aquilani che mi sono nel cuore, ma devo pensare ai miei concittadini.

Avete già sondato gli umori della politica su questa proposta?

Andiamo per i fatti nostri. Chi vuole stare con noi, starà con noi.

Quali saranno i prossimi passi concreti della sua organizzazione?

Abbiamo indicato la strada, ora aspettiamo gli eventi. Dev’essere la politica a seguire noi, non il contrario, perché nessun politico ha avuto il coraggio che abbiamo avuto noi, che è stato molto, quello di lanciare una provocazione del genere.

Pensa che il sindaco, Luigi Albore Mascia, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, o altri amministratori pescaresi e regionali le verranno dietro?

Quello che fanno loro non m’interessa più di tanto: conto sulla mia base che è popolare.

Ha già fatto una conta?

È impossibile fare una conta, si tratta di migliaia e migliaia di persone. Abbiamo un indicatore sui server sugli accessi al sito, ma quello resta top secret.