L’AQUILA – “I fondi che la Regione Abruzzo impiega per la promozione, e che hanno anche lo scopo di favorire il ritiro del Napoli a Castel di Sangro, sono pagati da noi e rappresentano, di fatto, un ristoro rispetto a quanto l’Alto Sangro produce e versa alla finanza pubblica: circa cinque milioni di euro l’anno, e ce ne torna sostanzialmente uno”.

A dar di conto, e a replicare alle polemiche oramai annose, in una intervista a tutto campo, è il sindaco di Castel di Sangro e presidente della Provincia dell’Aquila, l’avvocato Angelo Caruso, esponente di Fdi, all’indomani dalla presentazione, davanti a migliaia di persone in piazza del Plebiscito del Napoli Calcio, che è in questi giorni in ritiro precampionato nella sua città, con tanto di fuochi di artificio con colonna sonora ‘O surdato ‘nnammurato.

Questo dal 2019, e con accordo appena rinnovato fino al 2031, al costo complessivo di 12 milioni di euro. Spesa stigmatizzata a spron battuto dalle opposizioni, alla luce del debito della sanità e di “ben altre priorità”. Con lo stesso Caruso, al fianco del presidente Marco Marsilio anche lui di Fdi che hanno invece evidenziato che grazie alla presenza del Napoli calcio, “l’Alto Sangro ha fatto registrare una crescita delle presenze turistiche del 33,53% di tutto il comprensorio, con un picco del +52,13% proprio a Castel di Sangro, nel periodo 2019-2023, anni in cui  sede del ritiro del Napoli calcio”.

Conferma dunque Caruso: “Abbiamo elaborato un calendario di eventi estivi che stanno riscuotendo un grande successo. Lo vediamo dalle presenze, ma soprattutto dalle reazioni, dalla soddisfazione e dal compiacimento del pubblico, che partecipa in maniera consistente, qui in piazza del Plebiscito. Certamente, il tutto è favorito anche dal grande flusso di visitatori da più regioni, non solo dalla Campania, che arriva per il Napoli Calcio”.

Tornando dunque sul finanziamento pubblico per il ritiro del Napoli ribadisce: “Pesiamo, in termini di costi, meno di quanto produciamo. Abbiamo dunque valide ragioni per sostenere che il contributo regionale destinato al Napoli Calcio sia una piccola parte rispetto a ciò che apportiamo complessivamente”.

Nell’agenda di Caruso non c’è ovviamente solo il turismo, nel suo ruolo di presidente della Provincia e di vice presidente nazionale dell’Unione province italiane (Upi), è in prima fila nella battaglia per sanare le conseguenze della  ben oltre la riforma Delrio, che ha demansionato pesantemente le Province, restituendogli deleghe sottratte, soprattutto ora che con la riforma dell’autonomia differenziata le Regioni  si candidano a esercitare numerose funzioni statali. Proprio su questo tema a Castel di Sangro il 24 giugno si è tenuta una importante assemblea nazionale.

“Le Province sono enti territoriali di area vasta per definizione, organi costituzionali, e sono quegli enti che, se si ricreassero le condizioni di piena agibilità, potrebbero armonizzare le attività, sollecitare, trasferire esperienze e soccorrere — come spesso è necessario — quelle realtà municipali che accusano disagi o difficoltà organizzative. Ciò è ancora più vero in una Provincia come quella dell’Aquila, che copre metà della regione: qui il ruolo diventa ancora più incisivo. In particolare, nelle aree interne, le Province sono decisive per fronteggiare fenomeni come il calo demografico”, spiega Caruso, ma aggiunge: “occorre un gesto importante, che esprima la volontà di rimuovere ciò che di anomalo è stato realizzato in maniera frettolosa, approssimativa e sicuramente improvvida. Basti considerare che si è data attuazione a una riforma prima ancora che i cittadini si pronunciassero attraverso il referendum”.

Infine una riflessione sulla situazione politica in Abruzzo, e sull’agenda del centrodestra alla giuda della Regione.

“Ci sono scelte che non possono tardare. Occorre una ristrutturazione di modelli organizzativi ormai obsoleti. Il tema centrale rimane la sanità, che ha bisogno di una modernizzazione finalizzata all’efficientamento del servizio sanitario. Ritengo che questa debba essere una priorità non solo emergenziale, ma anche programmatica. Solo così si potrà passare da modelli superati a un sistema allineato a quello europeo a cui la normativa si ispira — ma solo sulla carta. In Europa, infatti, gli standard e i modelli dei servizi sanitari sono già una realtà, mentre in Italia e in Abruzzo l’adeguamento procede ancora a fatica”. Roberto Santilli