L’AQUILA – Un Sud che si spopola, una ripresa di flussi migratori è la vera emergenza del meridione che vive a fatica una ripresa debolissima con una crescita del Pil dell’appena +0,6% nel 2018, mentre in previsione, per il 2019, si attende una recessione del -0,3%.

La drammatica previsione arriva dal Rapporto Svimez 2019, sulla base dei dati 2018.

L’Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno disegna un Paese spaccato, nel quale procede spedito e senza sosta l’abisso del divario tra Nord e un Sud sempre più abbandonato, nella preoccupante mancanza di adeguati investimenti, con la cornice dello spettro recessione: oltre 2 milioni gli emigrati dal Sud tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017.

Di questi ultimi “66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33% laureati)”. 

E le proiezioni disegnano con maggiori dettagli le cifre dello spopolamento. 

In Abruzzo la popolazione ad inizio 2017 era a quota 1.322.247, e con un saldo naturale -411.908 e saldo migratorio 178.190, si arriva a un totale di 233.718 abitanti in meno nel 2065 quando, secondo le previsioni, la popolazione arriverà appena a quota 1.088.529.

Il deputato abruzzese del Pd Camillo D’Alessandro nel commentare i dati ha detto che “Siamo in guerra e manca il generale e la strategia”.

 

er quanto riguarda il dato del saldo migratorio verso le università del Centro-Nord in Abruzzo si assesta intorno al 36 per cento, in valori assoluti 16.223 studenti, secondo le elaborazioni Svimez sui numeri forniti dall’anagrafe nazionale studenti del Miur.

Il tasso di disoccupazione, secondo i dati 2017, si attesta all’11,7 per cento, di cui maschi 9,2 % e femmine 15,3%

“I dati Svimez sono implacabili, il sud è in recessione, il Paese è a crescita zero, l’Abruzzo che abbiamo lasciato, dato 2018, in questo contesto è con un Pil a +1,7%. Siamo passati dal -7,2 del periodo 2008-2014 (epoca Chiodi), a +2,2 del periodo 2015-2018 ( egislatura D’Alfonso)”, commenta il deputatato Pd Camillo D’Alessandro.

“In questo contesto il sud sprofonda con divari incolmabili laddove passasse l’autonomia richiesta dalle Regioni Lombardia e Veneto. Nel Nord vengono investiti in opere pubbliche 278 euro procapite a fronte dei 102 euro nel Sud. Basta immaginare come saremmo ulteriormente sprofondati senza il Piano del Sud ed il Masterplan varato dal precedente governo nazionale e regionale 

“Alcuni esempi del divario Nord-Sud.  “Il divario occupazionale tra Nord e Sud è di quasi 3 milioni di posti di lavoro, i comuni del Sud con meno di 5 mila abitanti hanno perso in 15 anni 250 mila abitanti.  Nel Centro-Nord ogni 10 mila residenti hanno 73,47 posti letto residenziali e semi residenziali, al sud 55,39. Nel Centro-Nord il 54,8% delle scuole non ha il certificato di agibilità, a fronte del 71,6 nel Sud, con divari di venti punti a favore del Nord per le scuole con spazi mensa”.

La dinamica dell’occupazione al Sud presenta dalla metà del 2018 “una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord”. 

Gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 “sono calati di 107 mila unità (-1,7%)”, nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, “sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%)”. Inoltre i segnali di rallentamento apparsi in Europa nella prima metà del 2018 “hanno ridotto le prospettive di crescita dell’intera area, tuttavia l’Italia subisce un rallentamento che riallarga la forbice rispetto alla media europe”. In sostanza, “se l’Italia rallenta, il Sud subisce una brusca frenata. Si sta consolidando il ‘doppio divario’: dell’Italia rispetto all’Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord”.