PESCARA – In Abruzzo continuano a rappresentare una minaccia oltre 221 mila metri quadrati contaminati da amianto. I dati però non sono aggiornati, e risalgono al 2015, come pure quelli relativi alle opere di bonifica.

Sono questi i dati salienti, relativi all’Abruzzo, contenuti nel rapporto Liberi dell’amianto? I ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche, redatto da Legambiente, in occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto che proprio oggi, 28 aprile, si commemora.

Ad oltre venti anni dalla legge 257 del 1992, che ha previsto la cessazione dell’impiego dell’amianto sull’intero territorio nazionale, l’emergenza non può essere certo considerata superata: stando agli ultimi dati diffusi dall’Inail ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4mila persone colpite dal cancro provocato dall’esposizione delle polveri di amianto rappresenta un’epidemia che nei prossimi anni probabilmente continuerà ad aumentare, con oltre 21mila casi diagnosticati dal 1993 al 2012.

Sul territorio nazionale, viene calcolato nel rapporto di Legambiente, sono 370 mila le strutture dove è presente amianto, censite al 2018 dalle Regioni, per un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture.

Di queste 370 mila strutture, 20.296 sono siti industriali, 50.744 sono edifici pubblici, 214.469 sono edifici privati, 65.593 le coperture in cemento amianto e 18.945 altra tipologia di siti.

Qualcosa si sta facendo, ma molto poco rispetto al necessario: sono 6.869 gli edifici pubblici e privati bonificati ad oggi, su un totale di 370.000.

L’Abruzzo, e questa è una nota di merito, ha approvato dopo anni di ritardi, una normativa specifica e aggiornata nel marzo del 2017, contenuta nella legge Norme perla protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

Nel rapporto, lamenta però Legambiente, la Regione Abruzzo non ha fornito dati sulla mappatura dei siti contaminati da amianto, previsto dalla legge 257 del 1992.

In altre regioni come Campania, Emilia Romagna, Marche, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento la mappatura è stata invece realizzata; è in corso invece in Basilicata, provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia e Veneto. Stando ai dati forniti nel 2015, la mappatura risulterebbe completata anche in Liguria, Lombardia, Molise Toscana e Umbria mentre era in ancora in corso in Calabria. Invece “non risultano dati per l’Abruzzo”, si legge nel rapporto.

Bisogna dunque accontentarsi ai dati risalenti quelli del 2015, si suppone incompleti, secondo i quali in Abruzzo ci sono 614 siti industriali, 4.369 edifici pubblici, 5.544 edifici privati, contaminati da amianto, per un totale di 221 mila metri quadri censiti.

Situazione comunque relativamente migliore rispetto ad altre regioni, basti pensare agli oltre 24 milioni e 900 mila metri metri quadri da bonificare del Piemonte, ai 13 milioni delle Marche, agli 8 milioni della Sardegna,
ai quasi 5 milioni della Lombardia, ai 3 milioni di metri quadri della Campania.

Per L’Abruzzo, si legge nel rapporto, non è nemmeno disponibile un dato sull’avanzamento degli interventi di bonifica dell’amianto.

Qualcosa comunque si sta muovendo nella giusta direzione: è di poche settimane fa l’annuncio da parte del sottosegretario regionale con delega all’Ambiente Mario Mazzocca, che a Lanciano sarà realizzato  un progetto sperimentale per la realizzazione di tecnologie innovative per il trattamento e recupero di materiali contenenti amianto.

Questo grazie ad un programma siglato a Pescara dalla Regione Abruzzo con ResGea srl, spin-off dell’università Gabriele d’Annunzio di Chieti, Veram srl ed Ecolan spa a Lanciano. Ad essere sperimentata la “denaturazione” dell’amianto: il processo avverrà attraverso una reazione chimica determinata dal contatto con il siero di latte che consentirà non solo di liberarsi di due rifiuti pericolosi ma anche di recuperare altri minerali e avviarli verso il recupero.

L’accordo prevede la costituzione di uno specifico gruppo di lavoro con l’obiettivo di realizzare finalmente un’aggiornata mappatura e censimento delle coperture contenenti amianto attraverso il telerilevamento e la conseguente gestione del rischio amianto.