L’AQUILA – Il poliedrico artista fiorentino David Riondino torna all’Aquila dopo qualche anno di assenza e porta sul palco del Ridotto del teatro Comunale “Il poema di Garibaldi”, adattamento teatrale del poema autobiografico in endecasillabi sciolti che l’eroe dei Due Mondi scrisse nel periodo di convalescenza, in seguito al ferimento sull’Aspromonte.
“L’idea – spiega – è nata cinque anni fa durante un festival estivo a Cesenatico, sul porto-canale dove c’è un museo delle imbarcazioni, tra cui quelle che Giuseppe Garibaldi sequestrò e con cui salpò per Venezia, così abbiamo scelto l’aspetto ‘laterale’ dell’eroe ed estratto alcune parti da un poema piuttosto vasto”.
“Trovo curioso – aggiunge – che, oltre a guerreggiare, Garibaldi scrivesse poesie. Al suo tempo i guerrieri tendevano a scrivere poesie mentre i poeti andavano in guerra, a combattere in prima linea. Credo che il fascino di Garibaldi dipendesse molto dal fatto che lui pensava alla sua vita come un poema epico”.
Inevitabile il confronto con la Repubblica italiana di oggi, figlia del Risorgimento, con i suoi centocinquant’anni sulle spalle e una storia travagliata che ancora oggi divide gli italiani.
“Certo – commenta Riondino – la nostra Repubblica non ha la stessa epica garibaldina però per certi versi la festa nazionale, nella mancanza generale di idee, ha prodotto un movimento di neuroni. L’italianità è sempre stata un patrimonio della destra, anche quella più estrema, quindi spesso confusa con la patria fascista; quest’ombra ha tenuto sempre lontana la gente dal patriottismo, dall’idea stessa di italianità”.
“Adesso – sostiene – siamo in una dimensione diversa, si è visto nelle celebrazioni dei centocinquant’anni della Repubblica. È stata una festa condivisa con generosità, allegria, serenità una festa ‘giovane’, proprio perché lo stato italiano è nato da ideali giovani, epici”.
E la vecchia L’Aquila come sta? Riondino non ha dubbi.
“Pensavo meglio. Le città e i monumenti o si ricostruiscono, oppure rimane una scenografia piuttosto inquietante. Trovo molto lenta la messa a punto dell’Aquila e mi sembra strano che in un Paese ricco come il nostro una ricostruzione così importante vada a rilento. Anche l’aspetto culturale va tenuto in considerazione, perché l’arte e la musica sono la sostanza di una città”.
Sul palco, insieme a Riondino, vanno l’attore Paolo Bessegato e il clarinettista Fabio Battistelli, insieme ai Solisti Aquilani e all’Orchestra di Fiati Accademia diretti da Simone Genuini.
Le musiche sono del compositore Enrico Blatti.






