PESCARA – “Tanto più convinta è l’adesione dei sottoscritti difensori all’astensione, alla luce dei concreti comportamenti posti in essere dalla procura di Pescara nei confronti dei nostri assistiti, oggi indagati, ma già sentiti come persone informate e senza alcuna garanzia difensiva, nonostante la presenza negli uffici del difensore nominato, tenuto fuori dalla stanza dell’audizione a onta della palese e reiterata proposizione di domande schiettamente accusatorie”.

Con queste parole gli avvocati del sindaco di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta, e del tecnico comunale Enrico Colangeli, indagati nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano, lanciano un duro affondo contro la procura pescarese, annunciando la propria adesione allo sciopero dei penalisti.

“Per la medesima ragione – proseguono i legali Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi – i sottoscritti difensori ritengono del tutto inopportuno che i propri assistiti si sottopongano alla ripetizione dell’atto e anzi, hanno consigliato loro di avvalersi della facoltà di non rispondere e, dunque, di abbandonare la piena collaborazione alle indagini sin qui inutilmente dimostrata”.

I legali riservano a breve “comunicazioni in ordine alle ulteriori attività di accertamento delle reali responsabilità del disastro apparentemente abbandonate almeno stando a quanto comunicato ai media dagli inquirenti”.

L’inchiesta sul disastro che ha causato 29 vittime è coordinata dai procuratori Cristina Tedeschini e Andrea Papalia.